8 Gennaio Gen 2018 1753 08 gennaio 2018

Golden Globes, dov'erano Asia Argento e Rose McGowan?

Viva la protesta in nero, i discorsi femministi, l'impegno di Time's up: ma «unite» non può essere solo uno slogan. Perché Meryl Streep e colleghe hanno escluso chi ci ha messo la faccia?

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Golden Globes 2018

«Attrici come Meryl Streep che hanno lavorato senza problemi con il Mostro Porco, ora decidono di vestirsi di nero ai Golden Globes in una protesta silenziosa. Il vostro silenzio è il problema. Accettate un finto premio senza pensarci due volte e non favorite il cambiamento. Sono disgustata dalla vostra ipocrisia». Erano queste le dure parole dell'attrice Rose McGowan scritte su Twitter un paio di settimane prima della 75esima cerimonia dei Golden Globes.
Ora sappiamo come è andata: sul red carpet ha trionfato igli abiti in nero sia al maschile che al femminile, per protestare contro il maschilismo e le molestie sessuali che vanno ben oltre Hollywood, mentre gli speech, da Oprah Winfrey a Reese Whiterspoon, celebravano il coraggio di rompere il silenzio e la parità salariale. Ma McGowan, una delle prime attrici a far scoppiare insieme ad Asia Argento lo scandalo Weinstein, non ha cambiato idea e ha bollato lo spettacolo come pura ipocrisia.

Anche Asia Argento the day after ha sottolineato su Twitter, insieme a McGowan e Rosanna Arquette, di non essere stata invitata ai Golden Globes, né di essere stata coinvolta nel movimento Time's up: «Nessuno ha chiesto la mia opinione o di firmare la lettera aperta. Supporto il movimento anche se ne sono stata esclusa».

ESCLUSA CHI HA PARLATO

Di tutto avremmo bisogno in un momento difficile e decisivo come questo, tranne di una gara tra donne fatta di scontri, ripicche e insinuazioni. La domanda però è inevitabile: tutte unite a sfilare sul red carpet negli abiti neri di Dolce & Gabbana o Versace, ma dov'erano la notte del 7 gennaio Rose McGowan, Rosanna Arquette e Asia Argento, coloro che hanno messo la faccia sui giornali, sui social e in tv per raccontare chi era davvero Weinstein, raccontando faticosamente i loro stupri, le stesse che peraltro sono state insultate e apostrofate come puttane in questi mesi? Qualcuno se lo sarà chiesto?
Non sappiamo se fossero o no davanti alla tv, ma una cosa è certa: non hanno messo piede alla cerimonia. E dalle dichiarazioni di Asia Argento diventa chiaro che la loro non è stata una scelta, ma un'esclusione. Perché non sono state invitate? Perché non è nemmeno stato fatto il loro nome?

SE «UNITE» È SOLO UNO SLOGAN

Non mi accanirei con la scelta di vestirsi di nero - come ha fatto McGowan - né contro i discorsi femministi, perché anche i gesti simbolici possono diventare messaggi prorompenti. E non direi nemmeno che quella dei Golden Globes è stata solo apparenza e iposcrisia, innanzitutto perché sempre di uno show si parla, e poi perché Time'up sta facendo qualcosa di molto concreto: sta costruendo un fondo di decine di milioni di dollari per combattere le molestie sui posti di lavoro. E non parliamo di set hollywoodiani. Quindi sia lodato Time'up insieme a tutte le donne che lo stanno sostenendo e incoraggiando con una campagna social quasi martellante.
Care Meryl Streep, Reese Whiterspoon e colleghe, però poteva venirvi in mente di coinvolgere chi ci ha messo la faccia molto prima di voi, chi con più fatica della vostra ha riaperto ferite che sono servite a migliaia di noi per rompere quel silenzio glaciale costruito con la paura. Paura di non essere credute, di essere insultate, minacciate, licenziate. Vi sarà venuto in mente, certo, ma avete scelto di non farlo, rinunciando a una delle parole che negli ultimi giorni avete pronunciato più spesso: «unite». Il motivo speriamo vorrete spiegarcelo.

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