22 Dicembre Dic 2017 1813 22 dicembre 2017

Fantaghirò, dalla maratona Mediaset Extra a Netflix: perché lo amiamo

Ingenuo, povero di mezzi, mal recitato: eppure non possiamo fare a meno di continuare ad amare la serie tv che ha portato il fantasy in Italia.

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Fantaghiro Netflix Maratona Mediaset Extra

C'era una volta, tanto tanto tempo fa, un film per la tv. Ma non era il solito film per la tv. La storia di Fantaghirò, cominciata il 22 dicembre 1991, va avanti da 26 anni e non sembra volersi fermare. Cinque capitoli, uno per anno, poi una lunga serie di repliche l'hanno reso un autentico classico del Natale italiano, capace quest'anno di sbarcare su Netflix e Amazon Video, prima di tornare in chiaro su Mediaset Extra per una lunga maratona dal 24 al 26 dicembre.

UN CARO VECCHIO AMICO

Fantaghirò è un fantasy sgangherato, pieno di difetti, invecchiato male negli effetti speciali ma benissimo nello spirito. È buffo e tenero come quell'amico d'infanzia che rivediamo solo una volta all'anno, che magari comincia a metter su qualche capello bianco, ma in fondo anche a noi hanno iniziato a spuntare le rughe. Dietro al successo eterno di Fantaghirò c'è sicuramente l'animo nostalgico della generazione '80-'90, ma anche qualcosa in più.

LA VIA ITALIANA AL FANTASTICO

Ispirato alla fiaba popolare Fanta-Ghirò persona bella, il film di Lamberto Bava ebbe una straordinaria potenza innovatrice quando uscì e fu subito un successo straordinario (6,5 milioni di spettatori e 27,5% di share). Il genere fantasy aveva iniziato a proliferare nel decennio precedente, con pellicole come Legend, La Storia Infinita, La Storia Fantastica, Willow.

COME BELLE, MA CON LA SPADA

Fantaghirò arrivò di fatto con un decennio di ritardo, ma portò comunque in Italia un genere che ancora oggi fa fatica a trovare cittadinanza nelle produzioni nostrane. Lo fece con una storia semplice, effetti speciali di bassissimo livello, un livello medio della recitazione decisamente basso, ma con una protagonista femminile che metteva in discussione gli stereotipi di genere tipici delle fiabe. Non più una damigella in pericolo da salvare, ma una guerriera che si ribella alle costruzioni sociali e insegue il suo modello di vita. Un po' come Belle (la versione animata de La Bella e la Bestia uscì lo stesso anno di Fantaghirò) ma con in mano una spada. Una Arya Stark ante litteram, ma senza nessuna lista di nemici da uccidere.

LA FORZA DELL'ARMONIA

Fantaghirò usa la spada per portare giustizia e pace, giura addirittura di non combattere più ma si ritrova costretta dal destino a rompere la sua promessa, persegue l'armonia tra tutti gli elementi che fanno parte della terra. Parla con animali, piante e rocce, impara a conoscere e rispettare la natura. Non c'è violenza negli occhi di Fantaghirò, capace di far innamorare Romualdo con un solo sguardo, fino al punto da spingerlo a cercare quegli occhi dappertutto, per trovarli in un giovane cavaliere, il Conte di Valdoca, che mette in crisi le sue certezze.

SPERIAMO CHE SIA FEMMINA

Romualdo sospetta che si tratti di una donna, e fa di tutto per scoprirlo e sposarla, e quando l'amico Cataldo gli chiede cosa farà se invece scoprirà che è un uomo risponde: «Lo sfiderò a duello, un duello all'ultimo sangue, senza esclusione di colpi. Lo ucciderò, senza alcuna pietà. E poi ucciderò me stesso». «Non potresti sopravvivere alla vergogna di amarlo?», gli chiede Cataldo, e lui: «Non potrei sopravvivere al dolore di perderlo».

A CACCIA DI RICORDI

Quella storia, col tempo, ha segnato il passo, perdendo slancio e un pezzo importantissimo di cast con l'addio di Kim Rossi Stuart dopo il terzo capitolo. Ma ha continuato a offrire spunti sempre più cult, come la meteora Nicholas Rogers (Tarabas), idolo delle adolescenti a metà Anni '90 per poi sparire nel dimenticatoio, o clamorose guest star internazionali come Brigitte Nielsen e Ursula Andress. Materiale prezioso per i collezionisti di ricordi, quello che – sotto sotto – un po' tutti siamo.

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