Sessismo

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15 Dicembre Dic 2017 2012 15 dicembre 2017

MeToo: ai Golden Globe nessuna donna candidata come miglior regista

Una strana assenza nell'anno del caso Weinstein e di grandi film al femminile. E il gender gap al cinema non basta a spiegarla.

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Me Too Golden Globe 2018 Nomination Miglior Regista Donna

Se c'è una cosa per cui il cinema del 2017 verrà ricordato, è il vento femminista che lo ha attraversato. La definitiva battaglia contro il gender gap sul set e dietro la macchina da presa, il #metoo e le confessioni che hanno fatto esplodere il caso Weinstein, le polemiche sul mansplaining (il fenomeno secondo cui un uomo spiega con paternalismo qualcosa a una donna, in questo caso un film), il primo cinecomic diretto da una donna (Patty Jenkins con Wonder Woman, ça va sans dire), Sofia Coppola che con L'inganno è la seconda donna a vincere il premio per la miglior regia a Cannes. Suscitano non poche perplessità, quindi, le nomination ai Golden Globe 2018 annunciate lunedì 11 dicembre.

È TUTTA UNA QUESTIONE DI DIVARIO?

Come sottolinea il Guardian, infatti, nessuna donna è stata candidata al premio come miglior regista. I componenti della Hollywood Foreign Press Association hanno selezionato solo cinque maschi (tutti bianchi): Christopher Nolan, Guillermo del Toro, Steven Spielberg, Martin McDonagh e Ridley Scott. Secondo Cath Clarke, una scelta che conferma l'inflazionata motivazione secondo cui le nomination riflettono semplicemente il divario presente a Hollywood. Un recente studio della University of South California, Gender bias without borders, ha rivelato che a livello globale solo il 7% di chi dirige un film è di sesso femminile (altre ricerche vedono l'Italia posizionarsi sul 20%, ma solo al 9,2% per gli arrivi in sala). Inoltre, nel 70% dei lungometraggi analizzati sono gli uomini che parlano, mentre si attesta a un misero 23% la quota di pellicole che hanno delle protagoniste.

ASPETTATIVE TRADITE

Peccato che stavolta il gender gap non basti. Il 2017, infatti, è stato un anno dal female power diffuso, anche in ottica qualitativa. Il già citato Wonder Woman della Jenkins è il caso che fa più scalpore, dall'alto di un prodotto cinematografico che raccoglie diversi traguardi, fra cui quello di aver dimostrato come fare dei blockbuster non sia esclusivamente un lavoro da uomini (parliamo di oltre 800 milioni di dollari al botteghino). Ma non è l'unico. Ci si aspettava molto di più anche per Lady Bird, il debutto in solitaria alla macchina da presa di Greta Gerwig (compagna di Noah Baumbach, con cui costituisce la coppia più indie del cinema americano). Il sogno di fuga dalla provincia di Saoirse Ronan ha fatto il giro delle testate di tutto il mondo per esser diventato il primo titolo perfetto su Rotten Tomatoes (100% di recensione positive, primato perso per colpa di un singolo bastian contrario un paio di giorni fa): che poi uno può pensare quel che vuole della 'ggente' che esprime opinioni, ma i record sono record e qualcosa vorranno dire ogni tanto. Nonostante tutto questo, Lady Bird ai prossimi Golden Globe è in gara solo per il miglior film commedia o musicale.

LE GRANDI ASSENZE

E i titoli forti di registe forti, che vendicano il ruolo subalterno della donna dietro e davanti la telecamera, non si fermano qui. Uno di questi è Detroit, il nuovo film di Kathryn Bigelow che ripercorre i drammatici scontri razziali del 1967 fra la polizia e la comunità nera nel ghetto black della città del Michigan. Come sostiene Roberto Silvestri in una notevole recensione di Detroit, «la democrazia non sempre riesce a nascondere la sua ipocrisia e la sua ferocia vendicativa contro chi vorrebbe renderla sostanziale e non formale. Ma ci vuole qualcuno che abbia il coraggio di sfidarla. Per esempio ritornando al 1967». E Kathryn Bigelow si è dimostrata molto più coraggiosa della maggior parte dei suoi virili colleghi. Eppure l'unica regista capace di vincere un Oscar (nel 2010 con The Hurt Locker) a Beverly Hills non ci sarà proprio. Altra assenza abbastanza sconcertante è quella di Sofia Coppola e del suo L'inganno, dove un gruppo di donne accoglie in un collegio femminile, durante la Guerra di Secessione, un Colin Farrell ferito ma non nel suo appetito sessuale: l'uomo predatore si trasformerà presto nella preda. La Coppola è stata la seconda donna della storia a portarsi a casa il Premio per la miglior regia di Cannes, ma quelli dei Globes forse hanno ritenuto fosse abbastanza.

LE DONNE E I FESTIVAL

E se proprio Cannes ha costituito un'eccezione all'interno dei grandi concorsi cinematografici premiando Sofia Coppola, i Golden Globe continuano a misconoscere la produzione di film al femminile esattamente come altre grandi kermesse. Lasciando perdere un momento il discorso su chi poi abbia effettivamente sollevato premi o statuette dorate, anche i parterre degli Oscar o di Venezia sembrano ignorare donne. Nel 2017 l'Academy non aveva in nomination nessuna regista, un'assenza comunque replicata anche nella categoria regina best picture. Le previsioni per il 2018 sono notevolmente migliori (c'è anche chi punta su Mudbound di Dee Rees ­ targato Netflix ­ e La battaglia dei sessi, codiretto da Valerie Faris, ricordate Little Miss Sunshine?) e si spera ispiratrici. L'ultima edizione della mostra cinematografica lagunare, da parte sua, non aveva alcun film di donna in concorso (se si esclude Jin Nian Hua di Vivian Qu, che non ha strappato più di qualche applauso), anche se per la sezione Orizzonti è passata, vincendo anche come miglior film, quella perla che è Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli. Un discorso a parte va fatto a proposito del Sundance e del Festival di Berlino, dove le registe sono sempre abbastanza presenti. Sarà perché le due manifestazioni chiamano a raccolta progetti indipendenti e più sperimentali, oasi creative in cui molte donne hanno proliferato negli ultimi anni, dando prova di una capacità espressiva senza pari (vanno ricordate almeno Ana Lily Amirpour e la nostra Alice Rohrwacher).

I GOLDEN GLOBE DEI PREGIUDIZI

Insomma, quest'anno di carne di donna al sacro fuoco del cinema ce ne è stata tanta. Ecco perché i risultati delle nomination ai Golden Globe suonano l'ennesimo campanello d'allarme sui pregiudizi che ancora guidano il mondo del grande schermo. E l'idea delle donne invitate a Beverly Hills il 7 gennaio di vestirsi tutte di nero per protestare contro le molestie sessuali sembra l'ennesimo imbellettamento che rende il potere tollerabile, senza scardinarlo neanche un po'.

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