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X Factor

24 Novembre Nov 2017 1550 24 novembre 2017

X Factor, Gabriele Esposito: «Fedez come un fratello»

Il cantautore 19enne racconta a LetteraDonna come ha vissuto l'eliminazione. E critica i giudici: «Se non ascoltano gli inediti, è tutto sprecato».

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X Factor Gabriele Esposito Fedez

Galeotta fu quella chitarra abbandonata a casa di sua zia a Brusciano, vicino Napoli. «Era lì a prendere polvere in una camera, come se fosse un mobile. Così l’ho presa in mano e… Ho iniziato così». Primo pezzo suonato: Wonderwall, degli Oasis. Gabriele Esposito aveva 12 anni. I capelli di Zac Efron e una passione smodata per la musica. «Facevo già le mie cover su Youtube, ma era molto amatoriale come approccio». Tutto è iniziato con quella chitarra, che ora custodisce nella sua stanza a casa sua, e pazienza se quel giorno era totalmente scordata. Per lui aveva un suono meraviglioso. Sul palco di X Factor Gabriele, oggi 19enne, ha portato con sé tutti quei momenti, lo ha fatto anche quando si è esibito con il suo inedito, Limits. L’ultimo eliminato del talent show canoro è lui. Il giorno dopo, il suo tono di voce appare timido, le due ore di sonno in qualche modo si fanno sentire, ma in realtà è a suo agio. Parla e scherza sulle sue due serie tv preferite, How I Met Your Mother e Gomorra. «A proposito, quante puntate sono già andate in onda? Devo ancora iniziare con la terza stagione, comincio stasera. Streaming piratato ovviamente. Ah scusate, qui siamo a Sky». Poi si comincia a parlare della sua eliminazione e diventa serissimo. O meglio: le idee sono chiare. E parla in modo molto, molto diretto. Senza peli sulla lingua. Sia quando si parla dei giudici (spendendo parole di lode per Fedez), sia quando si parla degli altri concorrenti. Insomma, ne ha per tutti.

DOMANDA: Gabriele, cosa ti è rimasto di questa tua ultima esibizione?
RISPOSTA:
L’inedito, ovviamente. Cantarlo sul palco come prodotto finito e non in versione acustica è stata un’emozione stranissima. Forte. Ero me stesso al 100% davanti al pubblico. Direi elettrizzante.

D: I giudici se le sono date di santa ragione, per colpa tua.
R:
Sì, l’ho saputo. Fedez era parecchio incazzato con Manuel. Di certo non mi aspettavo nulla del genere. Avrei preferito il Tilt al ballottaggio con Rita. Ero d’accordo con Fedez. In fondo sarebbe stato più giusto. Credo che nella puntata degli inediti debba essere decisa dal pubblico, non dai giudici. Non dico che Manuel sia stato presuntuoso con la sua scelta, ma credo sarebbe stato meglio per tutti.

D: Manuel ha fatto una sorta di scaricabarile su Mara, che ha sempre avuto un debole per Rita Bellanza.
R: Nel momento in cui Manuel ha eliminato me, ho capito che quasi sicuramente anche Mara lo avrebbe fatto. Rita è un po’ calata. Credo che le sue quotazioni siano un po’ in discesa ma ciò nonostante i giudici continuano a mantenerla in alto. La verità è che quando ho visto che il ballottaggio era con lei, è come se avessi messo la mia anima in pace. Mi spiace perché Manuel sembrava volesse andare in tilt. Ha cambiato idea. Pazienza. Anzi, sticazzi.

D: La responsabilità della tua eliminazione quindi è più dei giudici del tuo inedito?
R: Io credo molto nel mio pezzo. Sicuramente i giudici un po’ mi hanno penalizzato. È un gioco, ci sta. Se non sei criticato rimani anonimo, come si suol dire: l’importante è che se ne parli. Ma credo che, se mi hanno attaccato, significa che in qualche modo mi hanno temuto.

D: Fedez ha creduto in te fino alla fine. Aveva chiesto il tilt sicuro che il pubblico ti avrebbe premiato e a quanto pare avrebbe avuto ragione.
R: Come un fratello maggiore. Mi sono sempre divertito un sacco assieme a lui. Mi ha sorpreso perché guardandolo alla tv, con i suoi tatuaggi, famoso, pieno di soldi, credevo fosse inarrivabile. E invece l’ho conosciuto ed è stato davvero un fratello maggiore per me. Non sentivo neanche un po’ il distacco che inevitabilmente c’è tra noi. Anzi, lo percepivo quasi come un altro concorrente. Se mi invitasse al suo matrimonio ne sarei davvero felice.

D: Questo legame di parentela deve averlo sentito anche lui. Perché per te ha scelto una canzone che per molti era una sorta di auto dedica per la figlia che gli sta per nascere.
R: Sono contentissimo di averla cantata. L’ho sentita molto anch’io perché ho avuto un padre molto assente. I miei genitori sono separati da anni. Non lo sento spesso. Quando vedo gli altri papà mi vien da dire: ecco loro sono veri, non come il mio.

D: Parlaci del tuo inedito, Limits.
R:
Ne vado molto fiero. L’ho scritto l’anno scorso, dopo la mia prima eliminazione a X Factor quando fui scartato da Arisa. Ricordo ancora quando mi è venuto in mente il titolo. Un giorno mi sveglio e, boom!, ce l’avevo. Limits. Manuel mi ha sempre detto: «Non ho ancora capito bene la tua direzione musicale». In realtà io credo di averne una molto chiara e l’ho dimostrato proprio con il mio inedito. In realtà ritengo che questo commento del giudice sia da applicare ad altri concorrenti. Quelli che ad esempio si sono fatti scrivere il brano da altri.

D: Con chi ce l’hai?
R: Prendiamo ad esempio Lorenzo Licitra. Lui è un mostro, sia chiaro. Ma sta avendo un percorso diverso dal mio. Si è presentato come interprete. Agli inediti gli hanno scritto un brano in inglese, un pezzo poppissimo che peraltro lui veste molto bene. Però poi pensandoci bene c'è qualcosa che non mi convince. Credo che in una competizione come X Factor meriti più spazio chi scrive musica. Diciamo che avrei meritato una visibilità maggiore. Va bene suonare dieci cover, ma se poi non si dà l'importanza giusta agli inediti e a chi li scrive, diventa tutto tempo sprecato.

D: L’inedito che ti è piaciuto di più?
R: Quello dei Maneskin. Li stimo tantissimo, sanno suonare, sanno scrivere, hanno la loro musica che li caratterizza molto. Hanno personalità sul palco.

D: Chi lo vince X Factor?
R:
Faccio il tifo per i Maneskin. E anche per Samuel, così vince anche il mio amico Fedez.

D: Qualche rimpianto? Sul tuo percorso a X Factor, magari. Avresti preferito altre direzioni?
R: Sono sempre stato a mio agio, in realtà. Anche quando ho sperimentato cantando e raspando in diverse puntate. Forse avrei preferito magari fare più chitarra e voce. Per la prossima settimana era prevista una prova in cui mi sarei esibito con Dancing On My Own di Calum Scott, un pezzo che sento cucito sulla mia pelle. C’entra molto anche la fortuna, perché se ti capita la puntata in cui puoi esibirti con un tuo cavallo di battaglia sei al sicuro. Sperimentare è bello, ma anche rischioso.

D: Adesso cosa farà Gabriele Esposito?
R:
Vorrei vivere di musica, questo è chiaro. Ho già altri brani e ne sto scrivendo altri. Ho un EP che ho dovuto congelare almeno per il momento. Ho realizzato quattro brani nell’ultimo anno, prodotti attraverso un crowfunding con cui ho raccolto quattromila euro e li ho fatti conoscere in giro per l’Italia incontrando tutti quelli che mi hanno sostenuto dopo la prima eliminazione. Ho una band che mi segue, ho una mia etichetta. Ora devo capire come continuare a lavorare con loro, chiarirmi di più le idee.

D: Facciamo un passo indietro. Come hai iniziato?
R: DI una cosa sono debitore di mio padre. Nel senso che mi ha trasmesso in qualche modo l’amore per la musica. Anche lui è un musicista autodidatta. Come me. Io l’ho usata come medicina e si è rivelata la mia unica compagna per la vita. Il mio è un bisogno primordiale. Se mi avete visto nei Daily stavo sempre nel loft a suonare. Non esiste un universo in cui Gabriele non faccia musica.

D: Cosa ascolta Gabriele Esposito?
R: Ritengo che delle basi mi manchino. Ascolto tantissima musica, di ogni genere. Ma ho notato che molti altri concorrenti portano con sé figure di riferimento che a me invece mancano. Io conosco molti artisti indipendenti ma ho delle lacune sui pezzi più classici. Ad esempio adoro la colonna sonora della serie tv How I Met Your Mother. È pazzesco perché si tratta di canzoni che su YouTube hanno pochissime visualizzazioni, eppure io le trovo meravigliose.

D: Come dev’essere il tuo concerto ideale?
R:
Dev’essere 'suonato tanto'. Io devo avere almeno uno strumento in mano. Sempre, si è capito ormai che io apprezzo di più gli artisti che scrivono e che suonano. Devono esserci musicisti davvero bravi e il pubblico che deve muoversi, seguendo i nostri riff. Ballerini? No, grazie.

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