24 Novembre Nov 2017 1505 24 novembre 2017

Gomorra 3, Ivana Lotito: «Ho detto di no e ho perso la parte»

Nella serie tv interpreta Azzurra Avitabile, la moglie di Genny Savastano. Ci ha racontato della vita da neo mamma e anche di un 'incidente' per ottenere un ruolo.

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Probabilmente è il personaggio 'meno gomorriano' dell'intera serie tv ma riesce comunque a ritagliarsi una parte piuttosto importante nella terza stagione di Gomorra. Parliamo di Azzurra Avitabile, moglie di Genny Savastano e figlia del boss Giuseppe Avitabile, interpretata dall'attrice pugliese Ivana Lotito, la Angela di Cado dalle nubi di Checco Zalone. Nonostante nella vita fuori dal set abbia modi dolci e pacati, davanti alla telecamera deve interpretare una donna pronta a tutto e che conosce bene i giochi di potere: la compagna del boss di una delle famiglie camorriste più potenti di Napoli (e non solo). Due persone apparentemente diverse ma con un grande punto in comune: entrambe sono neomamme.

DOMANDA: Com’è stato scoprire di essere mamma subito dopo aver dato alla luce Pietro Savastano (il figlio di Azzurra e Genny, ndr) in Gomorra?
RISPOSTA:
Il momento in cui ho girato la scena del parto è stata toccante e verosimile. Sul set tenevo in braccio il neonato che d’istinto si aggrappava a me e ho sentito un’emozione fortissima. Ho pensato fosse davvero la cosa più bella del mondo. A volte nella vita si creano delle sinergie particolari e incontrollabili. Probabilmente avrò trasmesso a me stessa questo forte desiderio di maternità.

D: Cosa hai provato quando sei diventata mamma?
R:
È inspiegabile perché davvero era tutto molto più grande di me. All’inizio ero spaventata. Mi chiedevo di continuo se sarei stata in grado di fare felice mio figlio. In questi casi la paura di non essere abbastanza è sempre forte. Allo stesso tempo, grazie all’amore, tiri fuori una serie di risorse e doti che non pensi di avere. Da quando Diego è nato sono successe un sacco di cose tutte insieme.

D: Ma come riesci a incastrare la vita da genitore con il lavoro?
R:
Per fortuna posso contare sull’aiuto della mia famiglia e di quella di mio marito. Quando ci sono giornate piene, oppure quando manco la notte, porto mio figlio in Puglia dai nonni. Ad esempio ora sto lavorando a Taranto sul set del nuovo film di Sergio Rubini e preferisco lasciarlo dai miei genitori. Diego per fortuna è un bambino che sta volentieri con tutti. Non è un mammone.

D: Cosa diresti a chi sceglie di abbandonare la famiglia per fare carriera?
R:
Dalla mia esperienza da mamma, un figlio, così come la famiglia, non è un limite. Nel momento in cui ti si presentano le possibilità di lavoro, si palesano le situazioni per poter affrontare tutto. Questo non avviene mai a discapito di nessuno. Il figlio ha bisogno di una mamma che sia soddisfatta, serena, felice e che non abbia frustrazioni personali.

D: Da madre, il tuo personaggio come cambia?
R:
Ha fatto un percorso simile a quello che ho fatto io nella vita reale. Azzurra diventa una donna adulta con tutto il carico di responsabilità che l’essere mamma si porta dietro. Da un lato è complice di suo marito, dall’altro si prende la libertà di impossessarsi di poteri decisionali. Bisogna ricordare che per lei, nella serie, c’è un forte riferimento autoritario: il padre.

D: Come hai lavorato quindi sul tuo ruolo?
R:
In questa stagione, molto sull'emotività, scoprendo parti più sensibili di me. Ho interpellato zone profondissime del mio inconscio lasciandomi andare.

D: E, quindi, Azzurra com'è nella terza stagione?
R:
È donna, moglie e madre. Anche se io continuo a definirla 'poco gomorriana'. Se da un lato è meno legata alle dinamiche della violenza come Patrizia e Scianel, dall’altro è più libera di esprimersi nella sua intimità. Non ha paura di mostrare le sue forza e le sue debolezze.

D: Genny, il marito di Azzurra, è un uomo spietato. Da donna e madre, il tuo personaggio è infastidito dal fattod di condividere lo stesso ambiente con lui o lo accetta?
R:
Lei è consapevole di quale sia la provenienza del marito, il quale la tiene al corrente di tutto. Si può dire che lei è mente di Genny. Non è succube di lui e conosce il sistema alla perfezione. Comunque sia, nel corso del tempo si è emancipata, creandosi un piccolo impero economico autonomo. È anche lei una donna d’affari.

D: Ninetta Bagarella è stata la moglie di Totò Riina, il capo dei capi. E, dentro Cosa nostra, aveva un ruolo fondamentale: era tesoriera e rappresentava il clan quando il marito era in carcere. Quanto c’è di lei nel tuo personaggio?
R: Mi sembra un paragone troppo grande. Credo che Azzurra sia una moglie del boss atipica. In lei manca l’aspetto affaristico marcato e l’interesse economico legato al sistema mafioso. In questo è molto più adatto un parallelo con Scianel o donna Imma.

D: Cosa contraddistingue il tuo ruolo dagli altri personaggi femminili di Gomorra?
R:
Azzurra regala un altro punto di vista nella serie, diverso dalla rivendicazione, dalla vendetta e dalla mentalità criminale. Ha una semplicità in più delle altre e delle ambizioni normali: avere una famiglia, una vita sicura, una casa e l’amore.

D: Le donne in Gomorra sono essenziali. Purtroppo non capita sempre così. Ci sono ancora film in cui i ruoli di peso sono assegnati agli uomini. Cosa ne pensi?
R:
È vero. I poteri principali si assegnano per lo più ai protagonisti maschili. Credo che però le storie femminili siano molto più entusiasmanti perché non sono mai unilaterali. La vita e la mente di una donna, così come la sua sensibilità, sono molto più complesse.

D: Nella serie sei la compagna di un boss della Camorra. In Puglia, la tua terra, la criminalità organizzata si chiama Sacra Corona Unita. Che differenze e somiglianze ci sono?
R:
A grandi linee si somigliano molto. Credo che il sistema sia sempre quello, cambia solo il nome. L’organizzazione mafiosa ha un suo schema preciso che poi si stagna in luoghi diversi.

D: Oltre ad aver sempre coltivato la passione per la recitazione ti sei anche laureata in lettere e filosofia.
R:
Sono sempre stata brava a scuola. È stata però una scelta obbligata. Non ero passata al Centro sperimentale di cinematografia e quindi avevo bisogno di una scusa per stare a Roma. In parte è stata una decisione di istinto personale, perché erano gli studi che avrei voluto fare. Ci sono materie che ho sempre approfondito e che mi hanno sempre appassionata come storia del cinema e drammaturgia.

D: Ricordi il primo provino della tua vita?
R:
Ero terrorizzata, non capivo bene quale fosse il meccanismo del cinema. Mi ricordo che con me c’era anche Riccardo Scamarcio, quando non era ancora noto. Avevamo fatto un scena insieme, poi però non son stata presa.

D: E invece è vero che per Gomorra ne hai fatti quattro?
R:
Anche cinque. Ero agitatissima. All’inizio pensavo che mai mi avrebbero preso perché non ero napoletana, pensavo «perché mai dovrebbero scegliere me?».

D: Ti senti più a tuo agio con le serie o con i lungometraggi?
R:
Entrambi. Nelle serie mi soffermo di più sul personaggio, in un film devo accelerare il percorso. Ci sono tempistiche diverse.

D: Cosa ne pensi degli scandali sulle molestie, dal caso Weinstein a quelli italiani?
R:
È una faccenda parecchio delicata. La vicenda ha a che fare con particolari privati e chi è estraneo non può conoscerne i dettagli. Penso che la violenza vada denunciata sempre e comunque ma che ci siano delle dovute distinzioni da fare.

D: In che senso?
R:
Non credo se ne possa fare un caso unico. Queste storie non hanno un loro comune denominatore e non si possono chiamare allo stesso modo. Non conosco le situazioni in cui si sono trovate queste persone, ma dal mio punto di vista non credo che siano state messe alle strette come chi, in un parco, viene presa e violentata.

D: Hai mai dovuto dire no a un uomo a discapito di una parte?
R:
Non sono mai stata molestata ma ho dovuto dire di no. E stato faticoso perché in quel momento sapevo che mi sarebbe costato un prezzo, cioè il lavoro. Di fronte a una scelta del genere però la mansione perdeva importanza. Preferivo che questa persona non mi mettesse le mani addosso. La misura del quanto è pericoloso lo decide il tuo istinto e il senso di fastidio che provi in quel momento. Per me quella sensazione era enorme ed incontrollabile.

D: Si può fare carriera senza essere vittima di molestie e violenze sessuali?
R:
Assolutamente. La carriera brillerà molto di più perché gli strumenti con i quali te la vai a guadagnare sono puri e hanno a che fare con il tuo talento. Prima ancora di poter contrastare le dinamiche uomo e donna attraverso gli scandali culturali si può agire con la volontà personale. Non c’è scritto da nessuna parte che per avere una possibilità di carriera bisogna dire di sì ad un uomo.

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