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16 Novembre Nov 2017 1307 16 novembre 2017

X Factor, intervista a Fem: «Da Arisa neanche un consiglio»

A tu per tu con Marco Ferreri, che a un anno dal talent si toglie qualche sassolino dalle scarpe, non solo sulla sua giudice. «La realtà fuori è difficile. Porte non se ne sono aperte: sto facendo tutto da solo».

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Fem

Se qualcuno tempo fa lo avesse bollato con l’etichetta di performer, la parola gli avrebbe fatto storcere il naso, e non poco. Ma oggi, a un anno dalla sua partecipazione a X Factor, Marco Ferreri, in arte Fem, sembra aver cambiato idea: «Ero io stesso a sminuire il termine. Non so perché ci vedevo qualcosa di male. Oggi senza presunzione posso dire di esserlo», confessa a LetteraDonna.
Istrionico e ambizioso, una delle personalità più forti della decima edizione del talent, dopo il programma Marco è riuscito nell’obiettivo di vivere di musica. Merito del format di SkyUno, vi starete dicendo. Vero, ma solo in parte. Perché una volta scesi da quel palco «bisogna rimboccarsi le maniche». E lui lo fa, andando in giro ad accaparrarsi serate nei locali per portare a casa uno stipendio dignitoso a fine mese. Forse qualche «no» di troppo e l’impulsività non hanno fatto molto gioco al suo percorso all’interno dello show. Ma il sogno di diventare una star è ancora vivo, insieme alla consapevolezza che la chiave per il successo è mantenere i piedi per terra e allargare gli orizzonti.

DOMANDA: A un anno dalla tua partecipazione al programma è tempo di bilanci. Chi è Fem oggi?
RISPOSTA:
Quella di X Factor è indubbiamente un’esperienza che ti cambia la vita, ha i suoi lati positivi e negativi. I positivi sono quelli che oggi fanno restare Fem nel mondo della musica, nonostante tutte le difficoltà che si incontrano. Tra serate e concerti in giro, l’obiettivo di vivere solo di musica è stato raggiunto. L’altra faccia della medaglia è che quando cerchi di indirizzare tutta la tua vita su un percorso artistico a volte è molto dura a livello personale. La realtà fuori non è così semplice come quella che invece c’è all’interno del talent.

D: Quali sono le difficoltà che incontra un ragazzo che esce da lì e vuole fare della musica il suo lavoro?
R:
X Factor ti fa toccare per mano l’apice della carriera di un’artista, però in una fase troppo immatura della vita. Quando si entra a far parte del programma si è comunque dei ragazzi. Lavori con dei professionisti, sei seguito da uno staff eccellente, i vocal coach sono grandi artisti del panorama italiano, però poi quando esci fuori, la realtà è molto più scarna. Non c’è più il pubblico del talent ad ascoltarti e soprattutto il Nord Italia, a proposito di live music, non offre una grande possibilità di fare serate. Bisogna rimboccarsi le maniche per fare da soli un po’ di booking. Il talent in quei mesi ti fa sentire un’artista fatto e finito, invece spente le luci capisci che non è affatto così. Si riparte da dove eri rimasto, ma con un pizzico di notorietà in più che la tivù ti dà e un po’di contatti che ti permettono di lavorare.

D: Ti aspettavi qualche porta aperta in più?
R:
Porte non se ne sono aperte. Indubbiamente la partecipazione è un ottimo biglietto da visita, ma il lavoro te lo devi comunque creare. Quando sono uscito ho dovuto sbattermi come fa una persona normale in qualsiasi professione.

D: Arisa affermò che forse non eri ancora pronto ad affrontare la competizione. Se fossi stato tra i concorrenti del 2017 avresti fatto meglio?
R:
Quest’anno l’avrei sicuramente affrontato in maniera diversa e avrei detto qualche «no» in meno. Però le esperienze arrivano proprio perché devono insegnare qualcosa. Io da X Factor ho imparato tanto, e anche grazie al programma sono diventato la persona che sono. Forse è vero, mi sono dimostrato immaturo. Per me si trattava della prima occasione in campo artistico come cantante, e non ho saputo gestirla da persona pronta. Sono sempre stato un po’ restìo nei confronti dello show business televisivo, che avrebbe voluto in qualche modo incanalarmi in un percorso che io non ho accettato. Bastava che io dicessi «sì» e mi avrebbero fatto infilare una gonna con i tacchi: un’immagine che non voglio attribuire alla mia persona. Purtroppo i media televisivi oggi cercano quello. Sono stato immaturo sì, ma credo di aver fatto bene.

D: Sei ancora in contatto con Arisa, la tua giudice?
R:
Non l’ho mai più sentita. Non saprei, non ci sono stati attriti. Le loro figure non si vedono molto durante il programma. Quando fai un percorso con dei professionisti di quel livello magari un consiglio te lo aspetti. Ma niente, non è arrivato.

D: Levante, Manuel, Fedez e Mara Maionchi: una giuria vivace. Con chi ti piacerebbe lavorare?
R: Quando ho saputo che quest’anno c’era Mara mi ha pianto il cuore. Lei è una delle mie figure di riferimento nel panorama discografico italiano. Mi sarebbe piaciuto moltissimo lavorare con lei. Penso che anche Fedez sarebbe stato un buon giudice per me, secondo me è una bella testa, nonostante sia molto giovane. Poi a livello artistico può piacere o non piacere.

D: La sera della tua eliminazione è stata anche quella dell’autoesclusione dei Daiana Lou, a cui hai dimostrato molta empatia. Troppo dura la vita nel loft, come ci hanno detto i Les Enfants?
R: Io ho un carattere un po’ più forte rispetto agli altri concorrenti e ho sempre detto la mia. Questo è forse quello che mi ha tagliato un po’ le gambe all’interno del programma. È vero che la televisione funziona spesso come un’azienda che cerca di strumentalizzare un prodotto, però siamo sempre persone libere di poter scegliere. Laddove vieni privato di questa libertà, come in questo caso, e cerchi di esprimere la tua opinione vieni fatto fuori. Io ho preferito imporre la mie idee, rifiutando di vestirmi da pagliaccio e andare sul palco solo per fare audience. Ho prediletto il mio percorso artistico. Ma oggi affronterei tutto in maniera meno impulsiva, tenendo chiari gli obiettivi.

D: Prima del programma lavoravi come commesso nella moda. Una passione, quella per il fashion, che continui a coltivare?
R: La moda è un campo che non ho voglia di lasciare andare, proprio perché ad un anno da X Factor mi ritrovo a vivere dignitosamente di musica, però vista l’instabilità di questo ambiente, inizio a pensare anche ad altre prospettive lavorativi. Il mondo del fashion ha sempre fatto parte di me e magari prossimamente tornerò a farne parte. Questa volta, però, invece che lavorare nel backstage, mi piacerebbe proprio fare il modello: amo soprattutto il lato scenico del settore. La musica e la moda sono due mondi che si sposano perfettamente e rappresentano un binomio interessante. Un cantante può essere un’icona anche a livello stilistico.

D: Una carriera iniziata all’età di cinque anni. Qual è stato il primo approccio alla musica?
R: Ho iniziato come ballerino studiando danza fin da piccolo, mi sono appassionato subito e per 15 anni della mia vita non ho fatto altro. Poi mi sono diplomato all’estero per fare l’insegnante, e una volta tornato in Italia ho deciso di voler cambiare strada e mi sono avvicinato alla musica.

D: Progetti futuri?
R: Andrò un giro con un mini tour di live music nei club. Partiamo giovedì 16 novembre a Milano. Preferisco rimanere in quell’ambito piuttosto che cantare in un centro commerciale. I progetti discografici sono lontani, adesso devo rifarmi prima un po’ le ossa.

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