15 Novembre Nov 2017 1750 15 novembre 2017

Baby: la serie tv Netflix sulle giovani escort dei Parioli

L'inizio delle riprese è previsto per il 2018. Dopo Suburra, l'azienda americana continua a raccontare il marcio di Roma. 

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Baby Squillo Netflix

Dopo Suburra, la prima produzione italiana firmata Netflix, la piattaforma mondiale di streaming ci riprova e tiene i riflettori accesi su Roma. È stata annunciata, infatti, una seconda serie di finzione (in lavorazione c'è anche un documentario dedicato alla Juventus) ispirata alla cronaca della Capitale: Baby. Il richiamo, come si capisce già dal titolo, è al giro di prostituzione minorile che fu scoperto nell'estate 2014, quando il quartiere Parioli, noto per essere una delle zone ricche della città, fu messo sotto accusa. Si scoprì che due ragazzine di 14 anni erano al centro di un fitta rete di incontri e clienti 'bene': fece molto scalpore, per esempio, il coinvolgimento del marito di Alessandra Mussolini, Mauro Floriani, poi condannato a un anno di reclusione. Al tempo, furono inserite nella lista degli indagati fra le 60 e le 70 persone. Tre anni dopo, è già materiale da serie tv. Le riprese di Baby dovrebbero iniziare nel 2018, mentre i portavoce di Netflix hanno dichiarato: «Siamo orgogliosi di continuare ad investire in contenuti originali in Italia e Baby è rappresentativa dei nuovi e avvincenti programmi dei produttori di talento che amiamo. Non potremmo essere più emozionati di iniziare a lavorare a questa serie».

OK, MA STIAMO ATTENTI

Se Netflix sembra felice di attingere a pieni mani da quella gallina dalle uova d'oro che è la malavita romana, dove la realtà, in quanto fantasia criminale, sembra superare a volte la finzione, il rischio di indorare la pillola su una vicenda molto triste, e grave, non è da sottovalutare. Il Colletivo Grams, chiamato a curare la sceneggiatura, avrà certo evitato di cadere in macchiettistici ritratti e stereotipi nel raccontare «le più diverse esperienze dei teenager italiani». Le discussioni sulla mitizzazione di criminali e vicende di cronava nera non sono certo cosa nuova per il mondo del cinema e della televisione, e la stessa piattaforma americana aveva dovuto affrontare non poche critiche all'uscita della prima stagione di Narcos, serie ispirata alla storia del narcotrafficante di Pablo Escobar.

PARTIAMO MALE?

A voler essere precisi, il titolo scelto da Netflix è già con un piede nel fosso. Nel maggio 2016 l'espressione 'baby squillo' fu bandita dall’Ordine dei Giornalisti perché violava la Carta di Treviso, il documento che tutela i minori e che è parte integrante del testo unico dei doveri del giornalista. Un monito arrivato dopo che buona parte della stampa nazionale aveva usato per diverso tempo espressioni poco consone nel raccontare le storie delle due ragazze romane. 'Lolite' e 'baby squillo' erano appellativi che contribuivano a sminuire la gravità della vicenda e a dipingere le vittime come complici. Vero, Netflix non è una testata giornalistica e le licenze concesse alla finzione sono diverse da quelle date alla cronaca, ma, attenzione.

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