Giudici X Factor

X Factor

9 Novembre Nov 2017 1819 09 novembre 2017

X Factor, Les Enfants: «Con Alvaro Soler siamo stati sfortunati»

Sono stati eliminati all'inizio della decima edizione, dicono, per colpa di qualche assegnazione sbagliata. «Nel loft? È stato molto difficile per noi reggere anche le più semplici condizioni di vita».

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Les Enfants

Un’amicizia nata tra i banchi di scuola e i campi scout, e un garage sotterraneo della Milano Ovest dove insieme hanno imparato a coltivare la passione comune per la musica. Nella vita di tutti i giorni sono un fonico, un ingegnere, un educatore e un formatore. Per la scena indie italiana e per il pubblico di X Factor, il talent show musicale che tiene incollati su Sky Uno milioni di telespettatori, sono i Les Enfants, la band fondata nel 2009 il cui nome richiama al loro approccio giocoso nei confronti del suono. La loro partecipazione alla decima edizione del talent musicale è durata poco: giusto il tempo di esibirsi in due brani durante i primi live. «Probabilmente qualche assegnazione sbagliata ci ha penalizzati», racconta Marco Marini, voce e batteria del gruppo. Complice un giudice, Alvaro Soler, che a loro dire non ha saputo assecondare le inclinazioni musicali dei suoi ragazzi, e delle regole imposte dallo show televisivo, che probabilmente non avrebbero comunque sopportato più a lungo. A un anno dal loro ingresso al talent, i Les Enfants continuano a portare in giro la loro musica tra i i locali di Milano, e non solo, e ad unire le loro menti per dare vita a nuovi progetti. Anche se per il momento preferiscono non svelarne i dettagli.

D: Marco, dal garage al palco di X Factor. A un anno dalla vostra partecipazione che voto dareste all’esperienza?
R:
Da 1 a 10 direi 7. È stata una parentesi inaspettata, che ci ha dato tanta visibilità, ma il voto resta un 7 e non un 9, perché all’interno del talent è stato molto difficile per noi reggere anche le più semplici condizioni di vita.

D: Ovvero?
R:
Il fatto di non avere contatti con l’esterno, di non poter sentire nessuno, di avere tutto il calendario delle giornate prestabilito, non poter mai chiedere niente, obbedire a tutte le loro regole: erano cose che ci infastidivano. Anche la qualità dei servizi igienici lasciava a desiderare: c’era questo grande salone dove si dormiva tutti insieme, non c’era neanche un armadio, e poi abbiamo avuto problemi perché capitava che non passassero a fare le pulizie. Ti rinchiudono in un altro mondo che per gli artisti, o almeno per noi, è stato duro da affrontare, però il programma ci ha anche permesso di farci conoscere ancora di più e di questo siamo molto contenti.

D: Siete stati eliminati al secondo live. Rimpiangete di non essere riusciti ad andare avanti nella gara?
R:
Un pochino sì, ma in realtà ci dicevamo già da tempo che l’esperienza, per come la sentivamo, e per come andavano le cose dentro, per noi era già abbastanza. Ci eravamo già sforzati per stare nel programma. Anche i Daiana Lou a un certo punto sono usciti perché non ce la facevano più a reggere certe dinamiche e una specifica mentalità di approccio. Per una band come la nostra, che si è costruita dal basso, facendo concerti in tutta Italia con il furgone, creando la propria musica, anche il fatto di eseguire cover di canzoni non era soddisfacente. Come l’ultima assegnazione, il brano The Rythm of the Night, che non faceva proprio parte del nostro percorso musicale. Dopo avrebbero voluto assegnarci Justin Bieber. Forse siamo stati un po’ sfortunati con Alvaro, che pur essendo un bravissimo musicista non aveva per niente gusti simili ai nostri, quindi non ci siamo trovati.

D: Al posto di Alvaro avreste preferito un giudice come Manuel?
R:
Agnelli rappresenta di più il nostro approccio alla musica. Noi abbiamo iniziato dal basso, andando in giro, suonando nei localini, e facendoci conoscere nell’ambiente underground, cosa che ad esempio ha fatto anche lui per quanto riguarda la musica rock. Quindi è più vicino al nostro tipo di pubblico e alla nostra mentalità.

D: State guardando questa edizione?
R:
Sinceramente io non avevo mai visto X Factor prima di partecipare e non lo guardo tuttora. Non ho neanche la televisione.

D: Come ci siete capitati?
R:
Siamo stati contattati dalla produzione. Noi abbiamo rifiutato una volta, poi ci hanno richiamati e sono venuti a sentirci ai concerti. Alla fine ci hanno convinti a provare e poi è stata tutta una cosa in discesa fino ai live. All’inizio, nella fase della selezione, avevamo avuto la possibilità di scegliere i brani ed eravamo piaciuti un sacco. Poi è cambiato tutto: lì sul palco ci sei sempre tu, ma sono loro che ti dicono cosa fare e cosa dire.

D: E con i compagni di avventura, siete rimasti in contatto?
R:
Con alcuni ci sentiamo spessissimo perché si era creato un rapporto molto giocoso e scherzoso. Vediamo molto di frequente i Soul System, loro vengono ai nostri concerti e noi andiamo ai loro. Con Eva, Andrea, Fem scambiamo opinioni e gusti musicali. La cosa più bella del programma è stata forse conoscere altri musicisti di grande valore.

D: Il vostro ultimo disco Isole era già pronto prima della partecipazione ad X Factor, avete in cantiere qualche altro progetto musicale?
R:
Proprio in questo periodo andiamo in studio di registrazione per incidere il nuovo album. Non posso svelare molto, ma siamo contenti sia della persona con cui andremo a collaborare, che è un bravissimo produttore, sia dei brani, alcuni dei quali sono stati scritti durante la nostra esperienza all’interno di X Factor.

D: Credete che il programma vi abbia aperto qualche porta che altrimenti sarebbe rimasta chiusa?
R: Sì, ci ha fatto sicuramente da vetrina a livello nazionale. Ad esempio abbiamo trovato un’agenzia di concerti molto buona, che ci ha permesso di suonare in giro per l’Italia. In più abbiamo guadagnato tanti contatti e tanta stima da parte delle persone che ci hanno ascoltato.

D: Bazzicate da un po’ nel panorama indie del capoluogo lombardo. A Milano avete anche intitolato una canzone. Cosa pensate della sua scena musicale?
R:
A Milano c’è tanta musica, stanno venendo fuori tanti progetti interessanti, nell’ambito cantautorale indie, rock, e pop. Ci sono molte realtà e tanti locali che danno spazio a musica giovanile. Forse la nostra partecipazione a X Factor ha sdoganato l’ingresso al talent di gruppi ‘underground’, come i Belise, che hanno partecipato alle selezioni di quest’anno e adesso sono usciti con il loro Ep che sta avendo un grande successo. Siamo contentissimi per loro e chissà che ci saranno altre band di nostri amici sul palco di X Factor.

D: Chi è nel panorama italiano il vostro autore di riferimento?
R: Ascoltiamo tantissimo tutte le nuove uscite, ma cerchiamo di restare sempre un po’ distanti dall’onda cantautoriale indie italiana. Noi facciamo un genere più indie rock, cerchiamo di portare qualcosa di diverso nel panorama nostrano rispetto a questa tendenza generale del momento. Forse la strada sarà un po’ più complicata ma almeno è diversa e unica.

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