31 Ottobre Ott 2017 1511 31 ottobre 2017

Le cinque femministe famose che meritano un film

Hanno avuto vite avventurose e segnate dalla lotta per i diritti delle donne. E sarebbero da raccontare.

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Josephine Baker

Negli ultimi 20 anni sono apparsi al cinema e in televisione personaggi femminili sempre più interessanti e lontani da stereotipi e narrazioni di genere. Donne lavoratrici, indipendenti, bianche, nere, asiatiche. Omosessuali, single, madri (felici e non). Ma anche donne semplicemente insoddisfatte, senza la pretesa di simulare una vita perfetta. A ottobre 2017 è uscito, per esempio, La Battaglia dei Sessi, ispirato alla vita di Billie Jean King. Tennista e femminista che contribuì a porre fine al sessismo sportivo. Sempre il 2017, poi, ha visto il successo de Il Racconto dell'Ancella, storia scritta da una donna, Margaret Atwood, e pensata per le donne, e di moltissime altre serie con personaggi in rosa. Vista la tendenza, che non sembra destinata a finire tanto presto, a portare messaggi femministi sullo schermo, Dazed ha raccolto alcune attiviste che contribuirono per davvero a cambiare la Storia e che sarebbe bello vedere al cinema.

MITSU TANAKA

Mitsu Tanaka, classe 1943, è considerata una delle più potenti voci del femminismo giapponese. Nei primi Anni '70 fu grazie alla sua militanza che vide la luce il gruppo iniziale del movimento (Garuppu Tatakau Onnatachi), che lottava per ribaltare la cultura tradizionale, a forte impronta patriarcale. Andando contro il classico ruolo domestico previsto per le donne, la Tanaku iniziò ad aumentare la consapevolezza delle giapponesi in fatto di diritti, lotta a violenza e abusi e sessualità femminile. Nel 1972 fondò il Lib Shinjuku Center a Tokyo, cioè il primo rifugio e centro d'ascolto per donne. Una casa sicura che forniva anche servizi medici, in particolare anticoncezionali, e legali, dando supporto durante cause di divorzio. Per il Giappone del tempo fu considerata una figura profondamente radicale e sovversiva, decisa a scardinare un sistema culturale oppressivo per entrambi i sessi. Si ritirò dall'attivismo pubblico nel 1975, ma il suo apporto alla causa è considerato anche fondamentale e primario.

NAZIK AL-ABID

Nazik Al-Abid (1887-1960) è passata alla Storia come la Giovanna d'Arco araba. Fu femminista e difese l'indipendenza della Siria in un periodo in cui le donne valevano ancora pochissimo, e il colonialismo europeo regnava su mezzo mondo. Per le sue lotte, tra le altre cose, fu condannata due volte all'esilio. A difesa del suo Paese e delle sue connazionali sfidò sia le autorità ottomane sia quelle francesi, che avevano il controllo su Damasco e il resto della regione. Durante le prime manifestazini femministe siriane del 1919 scrisse diversi articoli per i quotidiani locali, dovendosi però firmare con uno pseudonimo. Nel corso della sua militanza, poi, fondò diversi gruppi di sostegno e di sensibilizzazione su diverse tematiche. Nel 1933, per esempio, diede vita al The Working Women's Society, che intendeva far passare l'emancipazione femminile attraverso l'acquisizione dell'indipendenza economica.

SYLVIA RIVERA

Se non fosse realmente esistita, la vita di Sylvia Rae Rivera sembrerebbe uscita davvero da un film. Nata nel 1951 in un taxi di New York, fu abbandonata dal padre venezuelano poco dopo, e perse la madre a soli tre anni. La donna si suicidò lasciandola alle cure della nonna, che però la cacciò di casa poco più che bambina, quando si rese conto della sua natura transgender. Trovandosi a vivere per strada, a New York, Sylvia venne presto a contatto con realtà di difficili: la droga, la violenza, la prostituzione. Trovò un punto di riferimento nella comunità di Drag Queen della città, iniziando ad avvicinarsi ai movimenti di rivendicazione di diritti per omosessuali e trans. Fu tra i protagonisti dei Moti di Stonewall del 1969, conosciuti per essere stati la prima forma di gay pride del tempo. Portò avanti le lotte di travestiti, drag e trans quando ancora erano figure emarginate anche dal resto della comunità LGBT. Per questo non ebbe certo vita facile. Morì a 50 anni per un tumore al fegato, da paladina dimentica dell'uguaglianza.

EMMA GOLDMAN

Emma Goldman (1869-1940) è considerata una femminista ante-litteram, precorritrice dei movimenti e delle lotte che avrebbero poi infiammato la seconda metà del Novecento. Nata nell'attuale Lituania, ma cresciuta a San Pietroburgo, si trasferì a 15 anni negli Stati Uniti. Dopo un'infanzia e un'adolescenza passate nel sospetto e nella discriminazione per via delle sue origini ebraiche, vide il Nuovo Mondo come una vera e propria Terra Promessa. Qui si avvicinò sin da subito a gruppi anarchici, diventando una delle conferenziere e oratrici più capaci del movimento. Viene però ricordata anche per la propaganda femminista, che incentrò soprattutto sulla ricerca dell'emancipazione sessuale. Cercò di aumentare la consapevolezza del tempo su corpo, anticoncenzionali e autoaffermazione, volendo svincolare la donna dall'obbligo dell'istituzione matrimoniale. Divenne ben presto bersaglio della polizia, che per le sue idee iniziò a perseguitarla in modo vessatorio (le condanne a morte per motivi politici erano all'ordine del giorno). Per evitare l'arresto e la deportazione visse diversi periodi in Francia e Canada, dove poi morì.

JOSEPHINE BAKER

Un'altra donna da ricordare per la sua vita avventurosa e fuori dagli schemi è Josephine Baker, salita alla ribalta come star del varietà, poi diventata spia e infine attivista femminista a difesa delle donne e della popolazione afroamericana. Nacque a St. Louis, ma fece fortuna in Francia. Cantante, ballerina, attrice: Ernest Hemingway la descrisse come la donna più sensazionale che avesse mai visto. In Europa iniziò anche la sua carriera di spionaggio: lavorò con l'intelligence francese per raccogliere informazioni segrete sulle truppe tedesche. Una volta termina la Guerra e fatto ritorno negli Stati Uniti, divenne uno dei principali esponenti delle lotte alle discrimazioni razziali. Rifiutò di esibirsi in spettacoli separati, volendo eliminare la segregazione, e affiancò Martin Luther King nelle sue campagne. Durante la Marcia di Washington fu lei l'unica speaker donna dell'evento.

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