5 Ottobre Ott 2017 1620 05 ottobre 2017

Sesso sul palco e paganesimo: la storia delle Rockbitch

C'erano una volta un gruppo metal di donne che promuoveva la liberazione dell'eros femminile. Portando nei loro concerti riti ancestrali, penetrazioni e cunnilingus. Alla fine, le femministe le fermarono.

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Rockbitch

C'è stato un tempo in cui le «cagne del rock» scorrazzavano per l'Europa, un tempo in cui a suon di gothic metal e performance esplicite diffondevano il loro credo pagano, basato sul femminino sacro e sul sesso libero. Oggi quel tempo è finito, e le Rockbitch non esistono più; ma il sogno della loro utopia è rimasto, e vive ancora in una località segreta del cuore della Francia. Lì si è stabilita una comune molto piccola, molto elusiva, che non ha alcun interesse nel cercare nuovi adepti. Non è un'esperienza per tutti, in fondo: non è affatto scontato che chi vi entri poi decida di restarci, o si riveli adatto a una vita dove riti pagani e sessualità libera sono all'ordine del giorno.

IL LANCIO DEL CONDOM DORATO

Lo raccontano Lisa Wills e Suna Dasi, che di quella comune non solo fanno parte da un po' di tempo, ma ne sono anche fondatrici e, in un certo senso, madri spirituali. Le due ex Rockbitch non promuovono più pubblicamente la loro visione del mondo, come hanno fatto soprattutto tra il 1998 e il 2002, anno in cui la loro esperienza musicale si concluse. Ma, in quel periodo, i loro concerti scossero parecchio la nicchia musicale di cui facevano parte. Non solo; i loro show musicali, dove il sesso esplicito sul palco e i riti pagani erano parte integrante e fondamentale, finirono per scandalizzare una buona parte dell'opinione pubblica, al punto che in alcune occasioni venne loro impedito di esibirsi. Sul palco, le orge tra le componenti della band erano la regola. Non solo: anche qualcuno del pubblico poteva finire coinvolto, grazie al meccanismo del «preservativo dorato», una sorta di lotteria dove un condom, a mo' di lancio del bouquet, veniva gettato tra gli spettatori. Chi lo raccoglieva, poteva unirsi allo show. Carnalmente.

LA SESSUALITÀ CHE FA PAURA AGLI UOMINI

Tutto era iniziato nel 1984, col nome di Cat Genetica. Nel 1989 si reinventarono come Red Abyss. La vera e propria demiurga fu la bassista Amanda Smith-Skinner, che fondò il gruppo per attirare un seguito che sostenesse le stesse idee di liberazione sessuale. A trazione femminile, ovviamente, perché Smith-Skinner si era accorta fin dalla più tenera età delle disuguaglianze tra uomini e donne: decise di dare il benservito alla religione e alla società patriarcali, e di cercare nel sesso libero e nel paganesimo la libertà che mancava alle donne. La storia delle Rockbitch, però, non è esclusivamente al femminile. Fino all'anno 2000 il chitarrista della band fu un uomo, l'unico che è rimasto al fianco delle cagne del rock per tutta la loro carriera. Anche perché, stando ai resoconti di Wills e Dasi, gli esponenti del sesso maschile si sentivano spesso a disagio di fronte alla potenza sessuale che si sprigionava durante i loro concerti: nessuna donna del pubblico si rifiutò mai di sfruttare l'opportunità offerta dal «preservativo dorato». Alcuni uomini, invece, lo fecero.

CRISTIANE E FEMMINISTE UNITE NELLA CENSURA

Fin quando la popolarità delle Rockbitch rimase circoscritta al Regno Unito, le cose andarono piuttosto lisce. Il successo crescente le portò a esibirsi in tutto il mondo, e fu allora che iniziarono i problemi: le censure, le proteste dei moralisti, persino l'interessamento dell'Interpol, che chiese loro di annacquare le loro performance estreme. A posteriori, Lisa Wills ammette che all'epoca lei e le sue colleghe si comportarono ingenuamente: pensavano davvero che il grande pubblico fosse pronto a recepire il loro messaggio o, quantomeno, a non osteggiarlo. Là dove per le Rockbitch l'uso di candele accese come dildo e cunnilingus di gruppo assumeva un significato spirituale, per il grande pubblico diventava uno spettacolo nel migliore dei casi, una manifestazione oscena nel peggiore. Quello che però le Rockbitch non si aspettavano era la censura delle femministe: in un caso, in Svezia, manifestarono insieme alle Cristiane rinate per impedire un loro concerto. In poco tempo, intorno alle Rockbitch si fece terra bruciata: i locali che proponevano loro di esibirsi venivano minacciati di boicottaggio o del ritiro delle licenze per vendere alcolici.

LA POSITIVITÀ DEL SESSO

Non fu solo la censura a fermare la cavalcata delle Rockbitch: quando si accorsero che i loro stilemi cominciavano ad essere imitati per puri scopi di marketing, si infuriarono, e capirono che la narrazione dominante e il sistema avevano vinto ancora una volta.
Oltre dieci anni dopo, la situazione secondo Wills e Dasi è pressoché la stessa: è arrivato Internet, sono arrivati i social, ma il loro potenziale egualitario è rimasto inespresso e anzi è mutato spesso in qualcosa che è il suo contrario (il cyberbullismo insegna). Oppure, secondo le Rockbitch, in un'ipocrisia più sottile, dove si predica la libertà delle donne e poi si condannano quelle che decidono autonomamente di diventare delle sex workers.
Alle Rockbitch, alla fine di tutto questo, che cosa rimane? La loro comune, innanzitutto, dove continuano a vivere come vogliono, nel loro mix di sesso e paganesimo. E i fan, le cui lettere continuano ad arrivare: uomini e donne che le ringraziano per aver loro insegnato a guardare oltre i propri limiti e preconcetti. O, addirittura, per aver fatto riscoprire loro la positività del sesso dopo essere rimaste vittime di stupro.

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