5 Ottobre Ott 2017 1640 05 ottobre 2017

Chi è Pietro Maso, ospite de L'Intervista di Maurizio Costanzo

Massacrò i genitori nel 1991. Dopo 22 anni è tornato in libertà. Il 5 ottobre inaugura tra le polemiche la terza stagione del programma in onda su Canale 5.

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Pietro Maso

«Boni, 'tate boni». E invece buono non c'è stato nessuno. Perché il primo ospite della terza stagione de L'Intervista, il talk show condotto da Maurizio Costanzo in seconda serata su Canale 5, ha fatto arrabbiare molti, anzi quasi tutti. Davanti alle telecamere, nella puntata d'esordio di giovedì 5 ottobre, «senza corazze e senza maschere» c'è Pietro Maso, 46enne reo confesso dell'omicidio di entrambi i genitori, Antonio e Maria Rosa Tessari, massacrati con la complicità di tre amici la sera del 17 aprile 1991. Condannato a 30 anni di carcere dopo il riconoscimento della seminfermità mentale, Maso è uscito di galera dopo avere scontato una pena di 22 anni. Il caso, uno dei più efferati omicidi a stampo familiare, sconvolse l'Italia intera, non solo per il movente (economico), ma soprattutto per le modalità e la pianificazione del delitto.

CHI È PIETRO MASO

Per capire i contorni dell'assisinio, è però necessario sapere chi è Pietro Maso. Nato a San Bonifacio e cresciuto nella villetta di famiglia a Montecchia di Crosara (Verona), Pietro Maso è il terzo e ultimo figlio di Antonio e Maria Rosa Tessari. Educazione religiosa ma non eccessiva, tutto scorre normalmente fino al 1990, quando Pietro lascia la scuola, abbandona lavoretti saltuari e inizia a vivere nell'ozio, affascinato dalla vita mondana fatta di uscite serali, belle donne e vestiti firmati. Personalità narcisista, Maso si circonda di amici apparentemente innocui che lo imiteranno in tutto seguendolo poi nel maledetto piano criminale. Giorgio Carbognin, allora 18 enne, Paolo Cavazza (18) e Damiano Burato (17): sono loro che aiuteranno Pietro a fare fuori i genitori dopo due tentativi andati a vuoto. La vicenda giudiziaria porta alla luce un movente di natura economica: Maso aveva infatti sottratto 24 milioni delle vecchie lire alla madre per aiutare Carbognin a restituire un prestito, chiesto per l'acquisto di una macchina, ma dilapidato tra discoteche, ristoranti di lusso e gioiellerie. Per paura che la signora Maria Rosa venisse a conoscenza del tutto, e anzi individuando anche la possibilità di raccogliere quanto prima l'eredità, ecco l'idea di uccidere entrambi i genitori.

L'OMICIDIO DEI GENITORI

Un omicidio che, appunto, sconvolge per la violenza e la crudeltà dello stesso. La notte tra il 17 e il 18 aprile del 1991, l'allora 19enne Pietro Maso e i tre amici si introducono nella villetta aspettando il ritorno dei genitori, fuori per un incontro ecumenico. Le cronache dell'epoca riportano come i giovani avessero sul volto maschere di demoni e draghi e tute per evitare di macchiarsi con il sangue. L'imboscata, intorno alle 23, è preparata a dovere: tubi di ferro, pentole e un bloccasterzo, le armi scagliate ripetutamente sui genitori che tuttavia non muoiono subito. Mentre Antonio Maso ancora rantola, Cavazza lo soffoca con una coperta schiacciata sul volto con un piede; Pietro, invece, si occupa di finire la madre con un definitivo colpo alla testa.

"Penso che i miei genitori mi accompagneranno a essere veramente la persona di oggi" Primo protagonista del nuovo ciclo de #LIntervista: Pietro Maso. Appuntamento giovedì in seconda serata su Canale5!

Geplaatst door Maurizio Costanzo op dinsdag 3 oktober 2017

IL MANCATO PENTIMENTO

Per crearsi un alibi i giovani vanno in discoteca e soltanto a notte fonda Pietro darà l'allarme. La sua versione dei fatti (dice di aver visto delle figure scappare da casa), non convince però le autorità: Pietro è arrestato e quindi condannato. Quello che stupisce e indigna maggiormente è l'atteggiamento distaccato che Pietro Maso tiene durante il processo e, ancora, in prigione. Scrive Cinzia Tani, esperta di storia sociale del delitto: «In carcere le sue preoccupazioni sono la cura della propria persona, dal profumo all'abbronzante, dalla ginnastica a prendere il sole. Non prova alcun rimorso. Riceve lettere da migliaia di fans». Un comportamento ben lontano da chi vuole dimostrare il proprio pentimento.

LE MINACCE ALLE SORELLE

Una parte della pena la sconta in regime di semi libertà: lavora in una ditta di assemblaggio a Peschiera Borromeo, trova il tempo di scrivere un libro (Il male ero io, 2013) e torna quindi in libertà. Con la giustizia, però, Pietro Maso non ha ancora chiuso, visto che il 20 settembre è attesa la sentenza sulle minacce di morte alle sorelle Nadia e Laura dopo una tentata estorsione. «Faccio quello che dovevo finire nel 1991. Faccio il lavoro che so fare meglio e poi mi ammazzo», intercettano gli inquirenti in due telefonate alla moglie e alla guida spirituale don Guido Todeschini. Le sorelle Laura e Nadia vengono messe sotto scorta, i legali del 46enne veronese sostengono si tratti di puro accanimento.

LA POLEMICA

«Io parto da un principio: le persone vanno conosciute. Lui ha fatto 22 anni di carcere e poi è uscito per volere del magistrato», ritiene invece Maurizio Costanzo. È questo il motivo spiegato a Un giorno da pecora per cui ha invitato Maso come ospite de L'Intervista. Le polemiche, però, non si attenuano. Soprattutto su Facebook, dove quando non si tira in ballo lo sciacallaggio, si chiede almeno di vietare la visione a bambini e adolescenti: «Se per caso qualche adolescente seguirà l'intervista, gli arriverà questo messaggio: se uccidi i tuoi genitori non resterai in galera a vita, ma avrai la facoltà di studiare, scrivere un libro e pubblicarlo, ottenere la libertà di lavorare all'esterno del carcere, essere intervistato in tv come un vip».

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