22 Settembre Set 2017 1113 22 settembre 2017

Ferrante Fever, il docu-film che racconta la storia di Elena

Il caso letterario degli ultimi cinque anni esce dalle librerie e arriva su grande e piccolo schermo. A ottobre 2017, nei cinema, la nuova indagine sul nome della scrittrice. Ma le novità non sono finite: è in programma anche un serie tv prodotta da Rai e Hbo.

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Ferrante Fever

Cos’altro c’è da dire quando è stato detto tutto. O se non proprio tutto, sicuramente tanto. Forse l’unica cosa da fare è mettere ordine nell’inchiostro versato e nelle pagine scritte e chiarirsi le idee. Così anche per il caso Elena Ferrante, uno dei più discussi, amati, criticati degli ultimi 20 anni. In Italia e all’estero. E in vista dell’uscita del documentario Ferrante Fever, in sala per una tre giorni il 2, 3 e 4 ottobre, le orecchie di amanti di libri ed editoria tornano all’erta. Ma non solo: con la produzione della serie firmata HBO e Rai e ispirata alla quadrilogia de L’Amica Geniale, anche i binge watcher potrebbero aver bisogno di un ‘dove eravamo rimasti’ sulla scrittrice napoletana. Perché il mistero attorno alla sua identità sta tenendo banco da circa 20 anni, e non sembra destinato ad avere fine.

LA SCRITTRICE PRIMA DEL 'CASO'

Potrebbe sembrare una mania tutta recente, che risale al massimo al 2011 e alla passione americana per il primo volume della famosa saga. In realtà, nel nostro Paese, la Ferrante è una voce protagonista da oltre un ventennio. Il suo esordio risale al 1992, con L'amore molesto. Una storia in cui si leggono già i primi tratti distintivi dell'intera produzione successiva: Napoli, il grande racconto famigliare, le donne al centro. Passato e presente si intrecciano, mettendo la dimensione del ricordo in primo piano. Il difficile rapporto di Delia e sua madre, che forse si è suicidata ma non si sa, divenne poi anche un film. Mario Martone è il primo regista che ha cercato di portare la forza dei personaggi dell'autrice su pellicola, seguito nel 2005 da Roberto Faenza con I giorni dell'abbandono. Un titolo che riunì nel cast nomi importanti del cinema italiano, Marghertia Buy e Luca Zingaretti, valendo al regista la nomination per il Leone d'Oro a Venezia. E in un periodo in cui la letteratura viene data sempre per moribonda, già solo questo potrebbe bastare per avere titoli di giornali e riviste dedicate alle proprie opere. Ma ecco che entrano in scena gli Stati Uniti e l'amore per la scrittrice diventa un caso mondiale.

LA QUADRILOGIA E L'AMERICA

Prima del 2014, qualcuno aveva provato a dare un vero volto a quel nome fittizio, ma nessuno ci si era intestardito più di tanto. Quando però Storia della bambina perduta ha chiuso la tetralogia e gli apprezzamenti hanno iniziato a fioccare da oltreoceano, le cose sono cambiate. In America, la storia di Lenù e Lila ha conquistato i circoli letterari e le vetrine delle librerie, iniziando a raccogliere fan dai nomi importanti. Per farsi un'idea: nel trailer del documentario di Giacomo Durzi, si sente la voce di Hillary Clinton definire i quattro romanzi «ipnotici», mentre Jonhatan Franzen, fra gli autori contemporanei più importanti, è un suo grande estimatore. Un amore, quello statunitense, testimoniato anche dall'inserimento della Ferrante fra i 100 artisti più influenti del 2016, elenco stilato annualmente dal TIME.
E non finisce qui: l' HBO, la casa di Game of Thrones, Sex and the City e tantissimi altri titoli, sta lavorando insieme a RAI per realizzare un adattamento televisivo, di cui sono iniziate le riprese nell'estate 2017. La data della prima messa in onda non è ancora stata rivelata, ma si sa che per ogni stagione, corrispondente a ciascun libro, sono in programma otto episodi. Per un totale, quindi, di 32. L'ambientazione è ovviamente napoletana e anche il regista è italiano: Saverio Costanzo. Un buon segnale per chi spera nella maggior fedeltà possibile al mondo creato su carta.

QUINDI CHI È ELENA FERRANTE?

Arrivati a questo punto forse non ha più tanta importanza scoprire chi si nasconda dietro lo pseudonimo, e per molti lettori della saga non ne ha mai avuta. Le speculazioni che da anni si susseguono sembrano essere un passatempo puramente italico, un argomento di discussione su cui nessun'altro si è mai soffermato così tanto. Anzi, quando nel 2016 Claudio Gatti pubblicò una lunga inchiesta che mirava a svelare la vera identità della Ferrante, i giornali americani non la presero troppo bene. Il giornalista fu accusato di essere eccesivamente pignolo, se non addirittura un ficcanaso. Evidentemente, al di là dell'Atlantico, l'anonimato della scrittrice è considerato un punto di forza da rispettare, non un segreto da svelare a ogni costo. Comunque, per chi se lo stesse ancora chiedendo, il nome più quotato è quello della traduttrice Anita Raja, indicata proprio da Gatti su Il Sole 24 Ore. Nel pezzo, il giornalista ha snocciolato una serie di indizi per avvalorare la sua ipotesi, usando sia documenti finanziari della casa editrice E/O, sia riferimenti alla vita della moglie di Starnone, che secondo lui si avvicina in molti punti con quella dell'autrice. Starnone stesso era stato indicato come possibile ghostwriter, insieme ad altri volti noti dellal letteratura e dell'editoria italiana: Goffredo Fofi, Sandro Ferri e Sandra Ozzola, per esempio. Per qualche tempo il mistero sembrava essere stato risolto nella figura di Marcella Marmo, docente di storia contemporanea all'Università Federico II di Napoli. Ma anche nel suo caso, la pronta smentita ha mescolato le carte ancora una volta.

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