24 Marzo Mar 2018 1000 24 marzo 2018

Dai sintomi ai fattori di rischio, cos'è l'endometriosi

Malattia invalidante e cronica, colpisce tre milioni di donne in Italia ed è tra le prime cause di sterilità femminile. Il 24 marzo è la Giornata Mondiale.

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Giornata Mondiale Endometriosi

È una malattia cronica, dolorosa nel 60 per cento dei casi e nonostante non si veda invalidante, non solo in termini di salute. Incide nella vita quotidiana delle donne spesso costringendole a modificare la loro routine.
L'endometriosi colpisce tre milioni di donne in Italia, ovvero circa 10 su 100: si verifica quando il tessuto che riveste l'endometrio, ovvero l'interno dell'utero, è presente al di fuori della cavità uterina, ad esempio nell'addome, nelle ovaie o nelle tube. Le conseguenze possono essere emorragia interna, rottura dei tessuti e infiammazione degli organi colpiti, con forti dolori, problemi intestinali, aderenze. Il ritardo nella diagnosi è in media di sette anni, ma non è raro che arrivi fino a nove. E in quasi quattro pazienti su dieci si traduce in un problema di infertilità.
Marzo è stato scelto come mese della sensibilizzazione, mentre sabato 24 è la Giornata Mondiale dell'Endometriosi, giunta al suo quinto anno: a Roma è sono previste una marcia e due flashmob, come altre iniziative di sensibilizzazione in oltre 50 Capitali nel mondo. Una marcia una buona occasione per parlarne.

CHI COLPISCE E QUANDO

L'endometriosi può colpire le donne dalla prima mestruazione ed eccezionalmente anche prima del primo ciclo mestruale nell’infanzia, normalmente dal tempo del suo primo periodo alla menopausa, anche se dopo i 40 anni la crescita del tessuto endometriale presente fuori dalla cavità uterina sembra più lenta.
Approssimativamente, dal 30% a 40% di donne affette dalla malattia è sterile: è infatti una delle prime tre cause di sterilità femminile. Capita che alcune donne non scoprano la loro endometriosi fino al momento in cui cercano di restare incinta senza riuscirci. «Nelle donne affette da endometriosi il tasso di gravidanza naturale è inferiore al 2% per ciclo mestruale», spiega all'Ansa Daniela Galliano, direttrice del Centro di medicina riproduttiva IVI di Roma, «mentre normalmente questo valore si attesta attorno al 20%». Per le pazienti «la medicina riproduttiva rappresenta una opportunità concreta, grazie agli elevati tassi di successo che caratterizzano queste tecniche».
Secondo gli esperti, sono fattori di rischio dell'endometriosi: oltre all'assenza di gravidanze, anche la prima mestruazione in età precoce, la menopausa in età precoce, cicli mestruali più brevi di 27 giorni, alti livelli di estrogeni nel corpo oppure la presenza di anomalie uterine o una storia familiare legata all'endometriosi.

SINTOMI

Il sintomo più diffuso è il dolore: dolore pelvico cronico, soprattutto durante il ciclo mestruale, in concomitanza con lo stesso o durante l'ovulazione, dolore ovarico intermestruale, dolore all'evacuazione sono i sintomi più comuni della patologia. Non è raro anche provare dolore durante l'atto sessuale o post-coitale. Quando lo stadio di endometriosi porta ad un aumento importante del tessuto, può aversi l'infiammazione e l'infezione causata dalle isole endometriosiche con conseguente aumento della temperatura corporea durante il periodo mestruale.

UNA MALATTIA SOCIALE

I sintomi sono spesso accompagnati da risvolti lavorativi e psicologici importanti: ansia, discriminazione, paura, giornate in malattia, rischio di perdere il lavoro. L'endometriosi può essere definita una malattia sociale: colpisce una donna su dieci e secondo lo studio europeo Endometriosis All Party Parlamentary Group (EAPPG), per i forti dolori si perdono in media cinque giorni lavorativi al mese. Tra le donne colpite, il 14% riduce l’orario di lavoro, un altro 14% abbandona o perde l’impiego, mentre il 40% ha il timore di mettere a conoscenza della propria malattia il datore di lavoro, per paura delle conseguenze.
Sul fronte istituzionale sono stati fatti dei passi avanti: nel 2016 la malattia è stata inserita nell'elenco delle patologie croniche e invalidanti. E a marzo 2017 gli stadi clinici di moderato e grave sono entrati nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea).

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