12 Gennaio Gen 2018 1827 12 gennaio 2018

Tumore al seno, il Gene Brca non aumenta la mortalità

Angelina Jolie si era sottoposta alla mastectomia preventiva. Ma la mutazione di quel gene non è una condanna a morte. Lo dice un nuovo studio su Lancet Oncology.

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Angelina Jolie

«Mia madre ha lottato contro il cancro per quasi 10 anni ed è morta a 56. Il mio dottore aveva stimato che il rischio di avere un cancro al seno fosse dell'87%».
Con queste parole Angelina Jolie aveva spiegato sul New York Times la decisione drastica di sottoporsi a una mastectomia preventiva nel 2013, a cui poi è seguita anche l'asportazione delle ovaie. Una scelta che creò un dibattito in tutto il mondo.

MA IL GENE JOLIE NON AUMENTA LA MORTALITÀ

Il 12 gennaio 2018, cinque anni dopo l'operazione dell'ex moglie di Brad Pitt, la scienza offre delle risposte che prima non aveva saputo dare: la mutazione del gene Brca, il cosiddetto 'gene Jolie' che aumenta fino a otto volte il rischio di cancro, non è una condanna a morte, dato che se si ha un tumore al seno le probabilità di sopravvivenza sono le stesse rispetto alle pazienti che non hanno il Dna mutato. A dirlo è uno studio dell'università di Southampton pubblicato dalla rivista Lancet Oncology, che ha anche trovato che la mastectomia dopo la diagnosi non ha effetti sulla speranza di sopravvivenza. La mutazione Brca è stata 'resa famosa' da Jolie, che nel 2013 fatto discutere dopo aver reso pubblica la decisione di farsi asportare preventivamente entrambi i seni dopo aver scoperto di avere il gene.

COSA DICE LO STUDIO

Lo studio ha esaminato i dati di 2733 donne tra i 18 e i 40 anni che avevano avuto una diagnosi di tumore al seno, di cui il 12% aveva la mutazione. A dieci anni dalla diagnosi non erano sopravvissute al cancro 651 donne, e la mortalità è risultata uguale in entrambi i gruppi. Un terzo delle donne con la mutazione aveva optato per la doppia mastectomia, sottolineano i ricercatori, ma questo tipo di intervento non ha cambiato la probabilità di sopravvivenza. «Questo ci dice che l'intervento radicale non deve essere fatto subito, insieme agli altri trattamenti», ha spiegato alla Bbc Diane Eccles, l'autore principale, «anche se probabilmente la mastectomia può dare benefici a lungo termine, 20 o 30 anni dopo la diagnosi iniziale».

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