19 Aprile Apr 2018 1530 19 aprile 2018

Chi è Virginia Vallejo, la giornalista amante di Pablo Escobar

Si conobbero negli Anni '80. Poi la carriera di lei finì bruscamente. Attualmente vive negli Usa, che per salvarle la vita le hanno concesso l'asilo politico.

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Virginia Vallejo Pablo Escobar

Si può odiare un uomo per i delitti e le violenze che commette fuori dalla sfera intima, e amarlo per quello che è nel privato, anche quando è responsabile di migliaia di omicidi? La giornalista Virginia Vallejo ci riusciva: per anni è stata l'amante di Pablo Escobar, tra i più ricchi ed efferati narcotrafficanti di tutti i tempi. Una relazione che ha raccontato nel libro Amando Pablo, odiando Escobar, e che il 19 aprile arriva nelle sale italiane con la trasposizione cinematografica Escobar - Il fascino del male. Là dove il criminale è interpretato da Javier Bardem, è invece Penelope Cruz a vestire i panni di Virginia Vallejo.

IL PRIMO INCONTRO CON PABLO

Dal momento in cui ha conosciuto Pablo Escobar, la vita di Vallejo è stata densa di avvenimenti e capovolgimenti di fortuna, che l'hanno portata infine a vivere negli Stati Uniti come rifugiata politica. Nata nel 1949 in una buona famiglia (era nipote di un ex ministro dell'economia), aveva cominciato la sua carriera di giornalista e presentatrice televisiva nei primissimi Anni '70 ed era diventata in poco tempo un volto popolare sia tra il pubblico che tra gli stessi addetti ai lavori. La svolta arrivò nel 1983: conobbe Pablo, si innamorarono e lei divenne la prima giornalista televisiva ad intervistarlo.

TRA AMORE E DISTACCO

A oltre 30 anni di distanza da quegli avvenimenti, Virginia Vallejo ha cercato di spiegare per quali motivi si fosse innamorata di Escobar, prendendone al contempo le distanze e spiegando che non era mai stata al corrente dei suoi piani in anticipo, e che aveva comunque tentato di conservare un certo distacco. «Amavo il suo coraggio nell' affrontare l'establishment, che prima lo derideva e poi si sdraiava ai suoi piedi. Lui mi adorava, per quello l'ho amato; ero educata, ricca, potevo scegliere chiunque, ma io volevo una vita avventurosa, non convenzionale e con lui era così. Diventò lo specchio in cui vedere il mio coraggio», ha spiegato in un'intervista al Messaggero.

QUASI COME ROBIN HOOD

Ma a quell'amore presto era subentrato ben altro sentimento: «Io lo odiavo. Alla fine mi aveva preso tutto, anche pagine dei miei manoscritti e gli ultimi 30 mila dollari, per non farmi scappare». Nel giro di pochi anni, Escobar si era trasformato in un vero terrorista, svelando di che pasta era fatto e allontandosi molto dalla figura di quel criminale che, sempre secondo Vallejo, «si sentiva come Simón Bolívar: aiutava la sua gente a Medellín. Quando incontrai quest'uomo, piccolo, brutto, sembrava possedere un cuore d' oro».

LA FUGA DALLA COLOMBIA

La relazione tra i due si interruppe nel 1987, sei anni prima che Escobar rimanesse ucciso durante un inseguimento della polizia colombiana. Vallejo ha raccontato che dopo il 1987 nessuno le offrì più lavoro nel mondo dei media, ed effettivamente il suo curriculum di quegli anni è molto più arioso rispetto al periodo precedente. Passati gli Anni '90, fu nel 2006 che la vita di Virginia Vallejo prese un'altra svolta: quando si decise a testimoniare contro Alberto Santofimio, ex ministro della giustizia a processo per l'omicidio di Galan, candidato presidente ucciso nel 1989 probabilmente da Escobar. Molti dei testimoni erano stati uccisi, così Virginia capì che anche la sua vita era appesa un filo e riuscì a ottenere asilo politico negli Stati Uniti. Oggi conduce una vita tranquilla: «Se torno in Colombia, mi fanno a pezzetti».

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