18 Aprile Apr 2018 1330 18 aprile 2018

Barbara Bush e la complessità di una donna forte che non era femminista

È morta a 92 anni l'unica donna che è stata moglie e madre di due Presidenti degli Stati Uniti. Incarnava un modello di donna tradizionale, ma con posizioni progressiste su molti temi. Come inquadrarla?

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Barbara Bush Morta

Abbandonò il college per sposarsi e mettere su famiglia, appoggiando l'ascesa politica del marito. Barbara Bush, morta il 17 aprile all'età di 92 anni, non sembrava affatto una femminista. Eppure, all'indomani della sua morte, in tanti la dipingono non solo con affetto come l'affettuosa nonna d'America per antonomasia, ma la definiscono persino una matriarca e la identificano come un modello di empowerment per le donne. Com'è possibile?

LA VISIONE DI UNA PRESIDENTE DONNA

Nel 1990, 150 studentesse del Wellesley College firmarono una petizione in cui contestavano con veemenza la scelta di Barbara Bush come oratrice inaugurale: «Wellesley ci insegna che verremo ricompensate sulla base dei nostri meriti, non su quelli di nostro marito. Onorare Barbara Bush [...] significa onorare una donna che ha ottenuto dei riconoscimenti attraverso i risultati ottenuti da suo marito». Barbara Bush poi quel discorso a Wellesley lo fece: è un discorso che ha fatto storia, e che nella sua problematicità ha fatto per il dibattito femminista più di quanto fanno oggi hashtag e favole della buonanotte rivisitate. Soprattutto per il finale a sorpresa: «Da qualche parte nel pubblico qui presente potrebbe esserci qualcuno che un giorno seguirà i miei passi e risiederà alla Casa Bianca come consorte del Presidente. Gli auguro ogni bene!». Quel 'gli' parlava di un first gentlemen e implicava una Presidente donna.

NON IL SOGNO DELLA SOCIETÀ, MA IL SOGNO PERSONALE

Oggi come allora, non è possibile dare una definizione univoca e omnicomprensiva delle tante magmatiche correnti che fluiscono nell'alveo del femminismo. E, oggi come allora, è sempre pericoloso attaccare una donna accusandola di non essere femminista, o di essere femminista nel modo sbagliato: quanto è corretto attaccare Barbara Bush per la sua visione del mondo, che era sicuramente tradizionalista ma che augurava comunque a tutte le donne di realizzare i propri sogni? A Wellesley disse: «Per oltre 50 anni si è detto che la vincitrice dell'annale corsa nei cerchi alla Wellesley sarebbe stata la prima a sposarsi. Ora dicono che la vincitrice sarà la prima a diventare amministratrice delegata. Entrambi gli stereotipi mostrano troppa poca tolleranza per quelli che vogliono capire che cosa vogliono davvero. Quindi, voglio proporre un nuovo mito. La vincitrice nella corsa dei cerchi sarà la prima a realizzare il proprio sogno - non quello della società - il proprio sogno personale».

CAPIVA CHI LA CONTESTAVA

Sono parole che effettivamente non suonano come femministe in senso stretto e che tradiscono probabilmente un certo 'individualismo all'americana', di chi si vuole fare da solo senza preoccuparsi di quello che gli altri vorrebbero imporre. Ma sono, allo stesso tempo, delle parole che riconoscono alle donne il diritto sacrosanto di perseguire i propri sogni, quali che siano. Il sogno di Barbara Bush, nata nel 1925, era quello di essere una buona madre di famiglia, lontana dal glamour e dagli eccessi che avevano caratterizzato Nancy Reagan, e le andava bene così. Come riporta il Washington Post comprendeva bene le ragioni di quelle giovani donne che nel 1990 la contestavano duramente: «Hanno 21 anni e guardano alla vita da quella prospettiva. Io non sono in disaccordo con il loro punto di vista».

IL SUO LASCITO PIÙ GRANDE È LA COMPLESSITÀ

E allora chi era, Barbara Bush? Non era una femminista, certo. Forse, in una certa misura, è stata anche una figura pericolosa per il femminismo di lotta e che lotta, così ragionevole e 'addomesticata', di tutt'altra statura rispetto a chi oggi si fa fotografare sui social mentre stira le camicie al marito. È facile (e doveroso) attaccare una Isoardi; molto più difficile contestare una 'nonna' che, pur rappresentando un modello tradizionale e casalingo, aveva posizioni progressiste su diversi temi. Detestava l'aborto, ma era fermamente convinta che fosse un diritto di tutte le donne; desiderava che agli omosessuali venissero riconosciuti maggiori diritti; baciando bambini e abbracciando adulti malati di Hiv contribuì a combattere una disinformazione che dura ancora oggi; si impegnò in prima persona per ridurre i tassi di analfabetismo nel Paese, tra i bambini e tra gli adulti. All'indomani della sua morte, il lascito più grande di Barbara Bush è probabilmente proprio quello che oggi percepiamo come un'ambiguità di fondo della sua figura, ma che invece è più probabilmente una complessità fatta di sfaccettature che ci costringono a chiederci che cosa è il femminismo, che cosa è stato e, soprattutto, che cosa dovrebbe essere e quali battaglie dovrebbe condurre. Oltre a capire chi sono i suoi veri avversari. Barbara Bush, forse, non lo era.

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