5 Aprile Apr 2018 1310 05 aprile 2018

La storia della vera Indiana Joan

Steven Spielberg annuncia un futuro al femminile per Indiana Jones. Ma la realtà lo ha preceduto: vi raccontiamo Joan Howard, 95enne australiana accusata di aver razziato tombe e siti archeologici.

  • ...
Jones Indiana Joan

Se Indiana Jones fosse una donna di nome Indiana Joan «non ci sarebbe nulla di male». Parola di Steven Spielberg, che in un'intervista al Sun ha annunciato come il prossimo film con protagonista l'archeologo sarà sì l'ultima avventura di Harrison Ford, ma non l'ultimo capitolo di una saga che potrebbe vedere cambiare la forma del suo protagonista. E anche il nome: «Dovremmo cambiare il nome da Jones a Joan», ha detto Spielberg, scherzando un po' ma non troppo: a ben vedere, 'Jones' è il cognome dell'avventuriero, e in quanto tale non ci sarebbe bisogno di adattarlo a una protagonista donna. Ma, onomastica a parte, non è affatto da escludersi che Spielberg stia seriamente pensando a quello che nel gergo della fiction viene chiamato gender swapping: uno scambio di genere che è stato già sperimentato per Ghostbusters, suscitando moltissime proteste da parte dei fan storici, e che è stato invocato anche per James Bond. D'altronde, prima ancora che si scatenasse il fenomeno #MeToo, il pubblico femminile aveva dimostrato di essere affamato di storie con protagoniste donne.

Joan Howard

INDIANA JOAN IN HOWARD

Quello che in pochi sanno è però che una Indiana Joan nel mondo reale esiste già: è una 95enne australiana di nome Joan Howard, moglie di un diplomatico Onu che tra gli Anni '60 e '70 approfittò dei viaggi del marito per unirsi a diverse spedizioni archeologiche in giro per il mondo, come racconta la Bbc. Nel novembre 2017, la signora Howard si è ritrovata al centro delle polemiche a causa della sua collezione di manufatti che aveva orgogliosamente mostrato a un giornalista del quotidiano The West Australian: tra gli altri, la maschera funeraria di una mummia egizia, delle teste d'ascia antiche di 40 mila anni, armi romane, monete e gioielli dell'Antico Egitto. E proprio l'Egitto è il Paese che si è maggiormente indignato per le conquiste della signora Howard, chiedendo al governo australiano di fare chiarezza. Non è chiaro se all'epoca Indiana Joan avesse infranto o no qualche legge internazionale; quel che è certo è che oggi sarebbe accusata di trafugamento di beni archeologici.

RAZZIATRICE, NON ARCHEOLOGA

Contro la signora Howard si è schierata persino la sua bisnipote Monica Hanna, archeologa a tutti gli effetti, che non ha esitato a definire «piratesco» il comportamento della bisnonna, molto più simile a quello di una razziatrice che a quello di una studiosa. Nel suo profilo della donna, The West Australian ha raccontato di come la donna, grazie al suo visto diplomatico, potesse viaggiare indisturbatamente per buona parte del Medio Oriente: Siria, Egitto, Libano, Giordania, Palestina e Israele. A fianco a lei, il marito Keith Howard (insieme, curiosità, nel 1950 avevano vinto il titolo di Mister e Miss Australia). Per moltissimi anni la signora Howard ha taciuto sulle sue razzie, perché evidentemente lei stessa era consapevole dell'irregolarità delle sue 'scoperte': non è un caso che il giornalista abbia notato «una scintilla di malizia» brillarle negli occhi.

UN TESORO DA UN MILIONE DI DOLLARI

Oggi la signora Howard vive a Perth, circondata dalle sue antichità, conquistate anche a costo della vita: «Tutti i miei capelli vennero bruciati da una pallottola che mi mancò», ha raccontato ricordando di quando un cecchino tentò di farle la pelle. Non è ben chiaro che fine faranno i suoi tesori rubati, quando morirà. Si stima che valgano all'incirca un milione di dollari, e lei afferma che «andranno dove devono andare». In teoria, nei loro Paesi d'origine. In pratica, non è da escludersi che possano rimanere al West Australian Museum, a cui già in passato ha donato alcuni pezzi della sua collezione. Ma sicuramente l'Egitto e gli altri Paesi non resteranno a guardare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso