21 Marzo Mar 2018 1433 21 marzo 2018

Chi era Piera Oppezzo

La poetessa è stata coeva di Alda Merini ed entrambe hanno vissuto a Milano. Ma di lei si sa poco. Conosciamola meglio.

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Piera Oppezzo Giornata Mondiale Poesia

Il 21 marzo è la Giornata mondiale della poesia e, ironia della sorte, è anche il giorno in cui è nata Alda Merini, una delle poetesse italiane più importanti del Novecento. Accanto a lei, però, c'è stata un'altra scrittrice, probabilmente meno conosciuta ma non per questo inferiore in termini di produzione letteraria. Il suo nome è Piera Oppezzo, nata a Torino il 2 agosto 1934 ma milanese di adozione. Con la Merini non condivide soltanto il periodo storico. Entrambe, infatti, sono morte nel 2009, a circa un mese di distanza. Ma guai a definirle simili: la Oppezzo era riservata e schiva, mentre Alda, popolare e simpatica. Se non avete mai sentito parlare di lei o comunque il suo nome non vi dice molto, proviamo a conoscere insieme (o a riscoprire) Piera Oppezzo.

LO STILE

Uno dei tratti distintivi della sua poesia è stato lo stile. I suoi autori di riferimento, in principio, furono Emily Dickinson e Marina Cvetaeva ma con il passare degli anni, il suo modo di scrivere mutò molto. Iniziò a omettere articoli, aggettivi, punteggiatura e connettivi vari nelle sue poesie, rendendole quasi incomprensibili, almeno a una prima lettura. Oltre alla peculiarità del suo linguaggio, lo stile è importantissimo anche per capire la vita misteriosa della scrittrice, della quale si sa veramente poco. Quello che è certo è il valore che la scrittura aveva per lei: la caratteristica fondamentale della sua poesia era «l’espressione basata sui concetti e non sul sentimento». Segno che la felicità, probabilmente mai pienamente raggiunta durante la sua vita, non è stata mai, forse, al primo posto.

[...] si può vagabondare sempre
anche chiudendo la porta di casa
non è vero che non c’è nessuno
ci sono io ho capito
mi state inseguendo
dice a qualcun altro che insiste per sapere [...]

(estrattto di Le strade di Melanchta, poema di Piera Oppezzo del 1987)

GLI ANNI TORINESI

Del suo passato non si conosce moltissimo perché la poetessa è sempre stata piuttosto schiva sulla sua infanzia e sulla sua adolescenza. Sappiamo però che La Oppezzo aveva una famiglia molto umile (il padre era cameriere) e che non comprendeva a pieno il suo interesse e la sua passione per la poesia e, più in generale per la letteratura.

A suo tempo decisi che l’atto di scrivere è l’atto principale che ritengo di dover compiere

Piera Oppezzo

Proprio seguendo questa massima, dedicò la sua vita a scrivere alternando produzioni letterarie a vari tipi di lavori per potersi mantenere. Per qualche anno lavorò come apprendista in una sartoria, poi come commessa alla Standa e, infine, come dattilografa alla Rai di Torino. Proprio negli anni nella tv di Stato, ebbe la possibilità di incontrare personaggi dell'avanguardia torinese da cui fu subito apprezzata, tanto che Vincenzo Cardarelli pubblicò qualche sua poesia in La fiera letteraria.

GLI ANNI MILANESI

Nel 1966 ci fu la svolta: Piera Oppezzo si trasferì a Milano. Fu proprio nel 1968 che si avvicinò a temi politici e al femminismo e la sua produzione letteraria divenne sempre più importante, tanto da farle pensare di poter vivere solo di quello. In parte fu vero: grazie a Sì a una reale interruzione (1976) e a Minuto per minuto (1978) ottenne una grande visibilità. Al di là degli scritti, nel 1975 mise su un collettivo, Pentole e Fornelli, insieme a Nicoletta Gasperini, Raffaella Finzi, Ileana Faidutti. L'obiettivo era quello di portare in giro per l'Italia uno spettacolo che unisse canzoni e testi poetici, in cui Piera Oppezzo cantava e recitava poesie. Ma il 'periodo d'oro' finì presto e negli Anni '80, accanto alle sue produzioni, fu costretta anche a fare altri lavori, sempre in ambito editoriale. Tradusse, ad esempio, Pel di carota di Jules Renard e Il Profeta di Kahlil Gibran e si dedicò alla correzione di bozze per varie case editrici. Al tempo stesso, però, le sue collaborazioni furono molto floride, basti pensare che i suoi scritti venivano pubblicati su Anterem, Il Manifesto, Lapis e molte altre riviste, specializzate e generaliste.

IL DECLINO

Negli Anni '90 però la sua carriera iniziò una fase di declino. Lentamente, le sue collaborazioni diminuirono e i lavori 'alternativi' diventarono la sua unica fonte di sostentamento. Proprio per questo, fu costretta a cambiare più volte casa, finendo in un appartamento occupato in via Morigi 8, sempre a Milano, e poi in una 'casa protetta' del Comune in corso Lodi. Fu presto costretta ad andarsene, prima in ospedale e poi in una clinica sul Lago Maggiore, dove morì il 19 dicembre 2009.

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