21 Marzo Mar 2018 1300 21 marzo 2018

Giornata delle vittime della mafia, chi era Graziella Campagna

Lavorava in una lavanderia in un piccolo comune siciliano. Ma un giorno trovò qualcosa che non avrebbe dovuto trovare. Fu brutalmente uccisa a 17 anni.

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Graziella Campagna

Si celebra ogni 21 marzo come scelta simbolica, nella speranza che nel primo giorno di primavera si risveglino anche le coscienze: è la Giornata della memoria delle vittime della mafia promossa da Libera. Solo a Palermo 400 studenti a onorarla, dove saranno letti 980 nomi di vittime. Come in tante altre piazze italiane.

Spesso pensiamo alla mafia come un fenomeno maschile, dimenticando quante donne sono state uccise e finite nel dimenticatotoio. Come Emanuale Sansone, Lea Garofalo, Rita Atria, Emanuela Loi. Alle loro storie che abbiamo già raccontato vogliamo aggiungere quella di Graziella Campagna.

IL GIORNO IN CUI NON TORNÒ A CASA

Graziella nasce a Saponara Superiore, in provincia di Messina, il 3 luglio 1968, in una famiglia modesta e molto numerosa (tra fratelli e sorelle erano in sette). Per questioni economiche, giovanissima lascia gli studi per dedicarsi al lavoro: trova un impiego come aiuto lavandaia in una città vicina, Villafranca Tirrena, che raggiunge ogni mattina in pullman per guadagnare 150 mila lire al mese e aiutare la sua famiglia. Fino al 12 dicembre 1985: alla fine di quella giornata si dirige come al solito alla fermata dell'autobus. Ma non tornerà mai a casa.

CINQUE COLPI DI PISTOLA SUL CORPO

La madre si allarma, avvia delle ricerche senza risultati. Addiritttura in paese si pensa a una fuitina, la famosa scappatella: un'ipotesi infondata perché l'unico uomo con cui Graziella sarebbe potuta scappare si trovava a casa con la sua famiglia. Eppure gli investigatori, a cominciare dal maresciallo Giardina, sostengono quella tesi tanto che lui scegle di prendersi un giorno di vacanza anziché occuparsi delle ricerche. Quella sera la ragazza non prese il pullman perché venne carica su un'auto e portata via. Il cadavere di Graziella viene trovato due giorni dopo la sua scomparsa a Forte Campone in un luogo isolato. Era a terra, rannicchiata contro un muro, con un braccio alzato in segno di difesa, e cinque colpi di arma da fuoco sparati da meno di due metri, su viso, spalla, petto, mano e braccio.

PERCHÈ FU UCCISA?

Sono passati oltre 30 anni da quel 12 dicembre 1985, ma una risposta certa manca ancora. La pista più battuta ruota attorno a un episodio avvenuto mentre Graziella era in lavanderia a lavorare: un giorno trova un documento nella tasca di una camicia che apparteneva a un certo Ingegner Cannata (anche se il vero nome dell'uomo era Gerlando Alberti junior, nipote latitante del boss Gerlando Alberti). Lui e Giovanni Sutera erano due pericolosi latitanti ricercati per associazione mafiosa e traffico di droga. Da anni abitavano in una villetta a Villafranca, a due passi dalla caserma dei carabinieri. Si crede sia stata questa la condanna a morte di Graziella: aver trovato probabilmente un'agendina che rivelava nomi collegati alla mafia. Senza saperlo, aveva letto quello che non avrebbe dovuto leggere. La sua storia è stata raccontata nel film per la tv andato in onda su Rai Uno nel 2009, La vita rubata.

DUE ERGASTOLI NEL 2004

Sei anni dopo l'inizio del processo, nel dicembre 2004, arriva la sentenza di condanna all'ergastolo per i due ex latitanti Gerlando Alberti e Giovanni Sutera.
Il 29 luglio 2006 il parlamento approva con ampia maggioranza un provvedimento di indulto per i reati commessi fino al 2 maggio dello stesso anno. Il 4 novembre 2006 grazie all'indulto Gerlando Alberti jr. esce dal carcere dal carcere di Parma, dove sta scontando altre condanne. L'ordinanza di custodia cautelare che avrebbe dovuto lasciare in carcere Sutera e Alberti almeno fino al processo d'appello era già stata annullata il 23 settembre 2006 per decorrenza dei termini.

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