19 Marzo Mar 2018 0603 19 marzo 2018

Chi è Marina Orlandi, la vedova di Marco Biagi

Dopo l'omicidio del marito da parte delle Nuove Brigate Rosse, si è battuta per la sua memoria. Continuando a ricordare le responsabilità delle istituzioni.

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Marina Orlandi Moglie Marco Biagi

Se lo ritrovò sotto il portone di casa senza vita, crivellato dai colpi esplosi dal commando delle Nuove Brigate Rosse alle 20.07 del 19 marzo 2002: «Ho avuto un moto di ribellione terribile, pensando che non volevo assolutamente darla vinta ai suoi assassini». Fu questa la prima reazione di Marina Orlandi, la moglie del giuslavorista Marco Biagi. Un sentimento che negli anni l'ha spinta a portare avanti la memoria del marito e delle sue idee, dando vita a una fondazione che porta il suo nome.

IL PRIMO INCONTRO

Si erano conosciuti durante gli anni dell'università, come ha raccontato la stessa Orlandi in un'intervista ad aism.it, «durante un viaggio in Africa organizzato da don Contiero, il cappellano dell’Università. Da allora non ci siamo più lasciati». E probabilmente sarebbero rimasti insieme ancora a lungo, se a Marco Biagi non fosse stata revocata la scorta: «Alla fine il giudice ha ammesso che c'erano state delle mancanze, che c'era qualcosa contro prefetto e questore, ma non tali da poterli incriminare», disse Orlandi in un'intervista all'Huffington Post.

LA RABBIA E IL DOLORE

Fino al 2015 la vedova Biagi ha insegnato fisiologia all'università di Bologna. A distanza di anni, il dolore e la rabbia per l'assenza delle istituzioni, che non prestarono ascolto alle richieste di aiuto di Biagi, spezzano ancora la sua voce. Il 7 marzo 2018, ospite del vescovo Castellucci, ha ricordato ancora una volta quei momenti fatali che le hanno stravolto la vita e che andavano preparandosi da mesi, fin dall'omicidio di Massimo D'Antona, come riporta la Gazzetta di Modena: «Era minacciato da mesi dai brigatisti che gli facevano telefonate anonime [...] le istituzioni l’avevano abbandonato in modo crudele e ciò ha reso la sua morte ancora peggiore».

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