15 Marzo Mar 2018 1611 15 marzo 2018 Aggiornato il 19 marzo 2018

Chi è Maria Fida, la figlia di Aldo Moro

Il 13 marzo 2018, la politica e giornalista ha attaccato l’apparente normalità con la quale alcuni brigatisti hanno recentemente commentato il rapimento e l'omicidio del padre. 

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Maria Fida Figlia Aldo Moro

Il padre è stato uno degli statisti italiani più importanti della Prima Repubblica. Il motivo? È stato per due volte presidente del Consiglio ed è stato anche uno dei punti di riferimento della Democrazia Cristiana degli Anni '60 e '70. Stiamo parlando di Aldo Moro, rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio successivo dalle Brigate Rosse. A ridosso dell'anniversario dei 40 anni, alcuni brigatisti sono tornati a parlare di quel tragico capitolo della storia italiana e alla primogenita, Maria Fida Moro, non è andata proprio giù l’apparente normalità dei commenti di alcuni di loro. Come per esempio Barbara Balzerani (l'ex Br Sara) che il 15 gennaio 2018 aveva scritto su Facebook: «Chi mi ospita oltre confine per i fasti del 40ennale?». E la figlia dell'ex primo ministro ha commentato con un video.

Che palle il quarantennale lo dico io, non i brigatisti. E non Barbara Balzerani. Loro dovrebbero solo starsene zitti

Maria Fida Moro

Nel filmato, Maria Fida Moro spiega il motivo: «Io posso lamentarmi del quarantennale. Io che non l’ho provocato ma l’ho subito. E ho il titolo per dirlo. Anche solo per la semplice ragione che mi dà dolore. Ma la signora Barbara Balzerani non può dirlo perché lei è tra coloro che l’hanno provocato. E, quindi, si tiene i risultati di quanto messo in atto». Oltre a questo recente vecenda, però, è ingiusto chiamarla soltanto 'la figlia di', visto che una giornalista e una politica che in passato ha avuto anche incarichi parlamentari.

LA CARRIERA POLITICA DI MARIA FIDA MORO

Come il padre, anche Maria Fida Moro ha militato nella Democrazia Cristiana ed è stata anche eletta al Senato in Puglia. Durante la sua esperienza nella Camera alta, è stata membro della seconda Commissione permanente (Giustizia), della quarta Commissione permanente (Difesa) e della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla dignità e condizione sociale dell'anziano. Ma la sua militanza nella Dc è breve: nel 1990 lasciò il partito per entrare in Rifondazione comunista. Un cambiamento piuttosto netto ma, allo stesso tempo, molto breve perché un anno dopo si staccò dal nuovo gruppo. Terminata la legislatura, si candidò a sindaco a Fermo ma con un altro partito: il Movimento sociale italiano. Alla fine degli Anni '90 tornò su posizioni centriste, partecipando attivamente al nuovo progetto di Lamberto Dini: Rinnovamento italiano. Ma non viene eletta in Parlamento, nonostante i 987 voti di preferenza. Più recentemente ha fondato un suo movimento, Dimensione Cristiana con Moro, nel 2013, e alle elezioni comunali di Roma del 2016 ha sostenuto il candidato del centrosinistra Roberto Giachetti. E, anche qua, non è riuscita a farsi eleggere.

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