Elezioni 2018

Elezioni 2018

6 Marzo Mar 2018 1220 06 marzo 2018 Aggiornato il 06 marzo 2018

La parabola discendente di Debora Serracchiani (e del Pd)

La Presidente della regione Friuli Venezia Giulia ha detto che si dimetterà dalla segreteria nazionale del partito. Colpa dei risultati, nazionali e locali.

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Debora Serracchiani Dimissioni Pd

No, le elezioni politiche 2018 non sono andate affatto bene al centrosinistra e alla sinistra. È crollato il Pd, certo, ma anche le altre liste non se la sono passata benissimo: +Europa, Insieme e Civica popolare non sono entrate in Parlamento (a parte i candidati che hanno vinto nei collegi uninominali come Emma Bonino e Riccardo Nencini). Leggermente meglio Liberi e Uguali che ha superato lo sbarramento e può contare sui seggi ripartiti anche nelle liste plurinominali. Senza troppi giri di parole, è stata una sconfitta e se ne sono accorti anche i leader, in primis Matteo Renzi che il 5 marzo 2018, il giorno dopo il voto, ha comunicato la propria intenzione di dimettersi, anche se non sappiamo con precisione quando ci sarà questo ipotetico passo indietro. Ma non è il solo: anche Debora Serracchiani, la presidente del Friuli Venezia Giulia e vicesegretaria del Partito democratico, ha detto di voler lasciare la segreteria nazionale. Il motivo è semplice: per prima cosa, i risultati negativi a livello nazionale, per seconda, i dati emersi al livello locale. Il centrodestra (a trazione leghista), infatti, è tornato con prepotenza nella sua Regione, nella quale la stessa Serracchiani era riuscita a imporsi nel 2013, ottenendo una vittoria per niente scontata. Ma la vicesegretaria che conosciamo oggi è molto diversa da quella che si è presentata nel 2009 tra le file del Pd nazionale: prima è stata una contestatrice dell'establishment del partito, poi è diventata una renziana convinta. E il suo percorso è stato una lunga parabola che il 6 marzo 2018 ha toccato il punto più basso.

I PRIMI PASSI IN POLITICA

Nonostante sia nata e cresciuta a Roma, Debora Serracchiani si è traferita nel 1995 a Udine, in Friuli Venezia Giulia. Ed è lì che ha coltivato la passione per la politica: è stata consigliera comunale e provinciale (nel 2006 con i Democratici di Sinistra). Poi, con la nascita del Partito Democratico (una fusione di Ds e Margherita), è stata rieletta in Provincia nel 2008 e, nello stesso anno, è stata eletta segretaria del Pd a Udine. La gavetta a livello locale è stata lunga ma le ha fatto conquistare un ruolo piuttosto importante anche a livello nazionale: il 21 marzo del 2009 è stata una delle più applaudite durante l'Assemblea dei Circoli del Pd. Il motivo? Attaccò la dirigenza e, per questo, diventò improvvisamente un punto di riferimento per una buona parte della minoranza del partito. Tanto che le venne dato il soprannome 'l'Amélie Poulain della politica', vista la simiglianza con la protagonista de Il magico mondo di Amélie, e ottenne molto spazio sui media italiani e stranieri.

LE ELEZIONI EUROPEE

Proprio nel 2009, l'allora segretario del Pd Dario Franceschini decise di inserire Debora Serracchiani in lista alle elezioni europee. Fu un successo: la politica di Udine venne eletta nella circoscrizione Nord-Est, risultando la più votata in assoluto nel Friuli Venezia Giulia. Nello stesso anno, si aprono le porte della segreteria regionale. Dopo aver sostenuto Franceschini nella corsa alle primarie del Pd con la lista Semplicemente democratici, diventa segretaria a Udine, carica che ha ricoperto fino al 2013 quando si candidò alle elezioni regionali.

DA FRANCESCHINI A RENZI

Debora Serracchiani diventò sempre più una figura di riferimento del Pd: venne eletta Presidente della regione Friuli Venezia Giulia e venne scelta come Responsabile nazionale dei Trasporti e infrastrutture del partito, ruolo che mantenne anche nella segreteria nazionale di Matteo Renzi. Nel 2014, con la nomina di Renzi a premier, diventò anche Vicesegretaria.

DALLA PARTE DELLA DIRIGENZA

Il passaggio dall'area franceschiniana a quella renziana non è stato solo un atto formale. Qualcosa è cambiato rispetto all'intervento del 2009. Lo spiega bene Mauro Munafò del L'Espresso: nonostante i risultati non proprio positivi delle elezioni amministrative 2016, Debora Serracchiani difese a spada tratta il partito e le decisioni prese dalla dirigenza. Ma il suo passaggio ai vertici del Pd ha portato anche altre differenze. Per esempio, nel 2012, la politica di Udine era scesa in piazza contro le trivellazioni del Mar Adriatico, mentre nel 2016 è stata una delle sostenitrici dell'astensione al referendum. Così come sull'allenza con il centrodestra: nel 2013, quando Pierluigi Bersani abbracciò Angelino Alfano durante le elezioni del Capo dello Stato, dichiarò: «Abbiamo toccato il fondo». Peccato che, poi, nel 2014, non ebbe nulla da ridire quando Renzi stipulò il patto del Nazareno con Silvio Berlusconi.

LA SCONFITTA DELLE ELEZIONI POLITICHE 2018

La vera batosta politica, però, è arrivata il 4 marzo 2018: il Pd non è riuscito a raggiungere il 20% alle elezioni politiche (la coalizione non è arrivata al 23%). Di conseguenza, il centrosinistra è diventato la terza forza politica italiana, dietro al centrodestra e al Movimento 5 Stelle. Una sconfitta che ha portato alla decisione di dimettersi dalla segreteria nazionale sia Matteo Renzi, sia Debora Serracchiani. L'unica nota positiva è che entrambi sono riusciti a conquistare un seggio in Parlamento: l'ex rottamatore al Senato, l'ex contestatrice alla Camera (grazie ai listini plurinominali).

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