25 Gennaio Gen 2018 1254 25 gennaio 2018 Aggiornato il 14 maggio 2018

Paola Deffendi, la madre coraggio di Giulio Regeni

A due anni dalla morte del figlio, ancora nessun colpevole. L'appello dei genitori: «Chiediamo verità e giustizia per Giulio e per tutte le persone che giornalmente subiscono violazioni dei diritti umani».

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Paola Deffendi Giulio Regeni

Il caso Regeni è ben lontano da una risoluzione. I genitori sono sempre in cerca della verità per quanto accaduto a Giulio nel gennaio del 2016. Il 14 maggio 2018, Paola Deffendi ha iniziato lo sciopero della fame per protestare contro l'arresto di Amal Fathy, la moglie di Mohamed Lotfy, direttore esecutivo della Ong 'Commissione egiziana per i diritti e le libertà' che sta assistendo la famiglia Regeni al Cairo. Ma non è da sola. Con lei c'è anche Alessandra Ballerini, la legale della famiglia. La staffetta, però, potrebbe includere anche a chiunque sia disponibile a digiunare con loro. Per l'anniversario dei due anni dalla scomparsa di Giulio Regeni avevamo fatto un pezzo per raccontare chi era Paola Deffendi, la 'mamma coraggio'. In occasione dell'inizio della protesta, ve lo riproponiamo.

«Tranquilla, mamma, non mi metto nei guai. Sono contento, qui in Egitto sta andando tutto bene». La mattina del 24 gennaio 2016, una domenica, Giulio Regeni parlava con sua madre Paola tramite Skype, tranquillizzandola. Quello che successe il giorno successivo a Il Cairo, dove un ragazzo di 28 anni si trovava per lavorare alla sua tesi di laurea da dottorando, purtroppo è da tempo noto a tutti (Giulio scomparve il 25 gennaio ma il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio).

Sono passati due anni precisi, e la verità è ancora lontanissima. Per questo il 25 gennaio l'Italia è pronta a tingersi di giallo in nome di Giulio. Alle 19.41, ora dell'ultimo messaggio da lui inviato, oltre 100 piazze, da Nord a Sud, da Roma al Friuli Venezia Giulia, risponderanno all'appello della famiglia e di Amnesty International e, con fiaccole gialle, chiederanno verità e giustizia per uno studente torturato e ucciso senza un perché. In questi due anni senza colpevoli i genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, non hanno mai smesso, con una dignità e una compostezza impressionanti, di far sentire la propria voce e chiedere giustizia per loro figlio. «In questi due anni di dolore un aspetto che ci ha accompagnato è l'affetto delle persone che ci circonda e le innumerevoli iniziative per dire con noi: Non ci stiamo. Chiediamo verità e giustizia per Giulio e per tutte le persone che giornalmente subiscono violazioni dei diritti umani», dicono insieme nell'ultimo video registrato in occasione del secondo anniversario.

Pubblichiamo il video messaggio di Paola e Claudio Regeni a disposizione di tutti i giornalisti che vorranno ricordare...

Geplaatst door Alessandra Ballerini op woensdag 24 januari 2018

IL RITROVAMENTO

Dopo che il corpo venne ritrovato, fu poi trasportato a Roma. Il viso di Giulio era irriconoscibile, sfigurato dalle torture che aveva subito in Egitto ma la madre lo riconobbe subito grazie alla «punta del suo naso», come ha raccontato durante la conferenza stampa nella sala 'Caduti di Nassirya' al Senato il 29 marzo del 2016. «Non avete idea del male che c’era su quel viso, che gli avevano fatto, ho visto il male del mondo», ha detto Paola Deffendi. Come scrive il Corriere della Sera, dopo aver valutato attentamente se far vedere pubblicamente le foto del cadavere, i genitori di Giulio Regeni hanno ritenuto più opportuno non farlo.

LA DONNA DELL'ANNO SECONDO D

Paola Deffendi, nonostante tutte le varie complicazioni del caso, non ha mai smesso di cercare la verità, anche quando sembrava impossibile. E questa forza d'animo, amplificata dal dolore per la perdita del figlio, ha spinto i lettori di D a votarla come 'Donna dell'anno 2016' del femminile di Repubblica. Come scrive il giornale, «Un primato di cui [lei] avrebbe fatto a meno».

LA LETTERA A REPUBBLICA

Ma la mamma di Giulio Regeni non è soltanto lotta e coraggio. È anche gratitudine, come ha dimostrato il 10 aprile 2016, quando ha inviato una lettera a Repubblica per ringraziare le tante persone e le tante famiglie che le hanno dimostrato empatia e, in alcuni casi, le sono state vicine.

Giorno dopo giorno, emerge con sempre più forza come la tragica vicenda di Giulio abbia emozionato tantissime persone che con discrezione si avvicinano alla nostra famiglia, esprimendo la loro partecipazione con una lettera. Lettere di affetto, di solidarietà, di sostegno nella ricerca della verità e soprattutto di empatia!
Molte lettere, indirizzate anche a Repubblica, sono di mamme che con estrema delicatezza chiedono di poter considerare Giulio anche figlio loro. Questo mi fa ricordare come Giulio, ovunque andasse per i suoi studi o per lavoro, trovasse sempre qualcuno che lo "adottava", per simpatia, per aiutarlo, per condividere riflessioni, per affetto.
Grazie a tutti e un grazie speciale alla mamma che si è ricordata di quando leggevo a scuola la "Pimpa", regalandomi una "identità" che in questi tristi giorni mi ero dimenticata di avere.
Grazie. Mi ha aiutato a ritrovare energia per continuare...

L'INCONTRO CON FABIO FAZIO

Più recentemente, il 15 ottobre 2017, i genitori di Giulio Regeni sono stati ospiti di Fabio Fazio a Che tempo che fa, in onda su RaiUno. Alla fine della chiacchierata con il conduttore, l'attore Claudio Santamaria ha letto le parole scritte dal figlio nel suo diario durante la permanenza in Egitto.

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