Femminismo

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24 Gennaio Gen 2018 1535 24 gennaio 2018

Chi era Naomi Parker-Fraley: ispirò il poster «We can do it!»

È morta a 96 anni la donna sulle cui fattezze venne disegnato il famoso manifesto di propaganda. Divenne poi un'icona del femminismo.

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We Can Do It Poster Naomi Parker Fraley 1

Non morirà mai, Naomi Parker-Fraley. Perché anche se sabato 20 gennaio si è spenta, all'età di 96 anni, nel letto dell'ospizio in cui la alloggiava, la sua immagine è destinata a durare in eterno. Su di lei, infatti, vennero modellate le fattezze di Rosie the Riveter, l'icona femminista che, foulard a pois in testa e tuta blu addosso, si rimbocca orgogliosamente le maniche con sguardo deciso, mostrando i muscoli e annunciando agli uomini e al mondo: «We Can Do It!». Possiamo farcela.

OPERAIA DI GUERRA

Ma nel 1943, quando venne disegnato da J. Howard Miller, Rosie the Riveter non aveva assunto ancora il connotato femminista che si guadagnò negli anni a venire. All'epoca, incarnava un messaggio di propaganda in tempo di guerra e serviva a spronare le donne operaie a lavorare più duramente. Naomi Parker-Fraley questo era: un'operaia, impiegata presso l'aeroporto militare di Alameda, che come tante altre donne rimpiazzava nelle fabbriche gli uomini al fronte. Dovranno passare 40 anni perché il poster venga riscoperto, grazie a un articolo del Washington Post datato 1982, e adottato dalle femministe come simbolo di unità e determinazione al femminile.

LA SCOPERTA DELLA VERITÀ

Naomi Parker-Fraley, però, per avere giustizia era destinata ad attendere altri vent'anni: solo nel 2005, invitata a una conferenza sul tema delle donne operaie durante la guerra, vide una foto che, secondo la didascalia, aveva ispirato l'ormai iconico poster. Naomi si riconobbe come il soggetto ritratto, salvo scoprire che il nome indicato, Geraldine Hoff Doyle (che scomparve proprio nel 2015, quando ancora non si sapeva la verità), non era il suo. Fece presente la cosa e, dopo una serie di ricerche, il professore James J. Kimble confermò che Naomi diceva la verità: Rosie the Riveter era lei. Dopo tanti anni, dunque, Naomi era diventata una duplice icona, tanto dello sforzo bellico delle donne statunitense quanto di tutte le femministe a venire, come ha scritto Kimble in un suo saggio. Icona che difficilmente verrà dimenticata, almeno fin quando il gender gap continuerà a dividere uomini e donne. E che forse dovrebbe ispirare quest'ultime a non limitarsi a «#MeToo», ma a tornare a gridare «Possiamo farcela!».

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