Femminismo

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24 Gennaio Gen 2018 1211 24 gennaio 2018

Tutto il femminismo di Ursula Le Guin

La scrittrice americana è morta il 22 gennaio 2018. Era un'icona della letteratura utopica moderna e ha lottato per la parità di genere. A partire da La mano sinistra delle tenebre.

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Ursula Le Guin Femminismo La Mano Sinistra Delle Tenebre

Quando pensiamo a generi letterari come fantasy e fantascienza, i primi nomi di scrittori che ci vengono in mente sono J. R. R. Tolkien, Philip Dick, George R. R. Martin o William Gibson. Probabilmente è merito dei film e delle serie tv nati dai loro libri. Ma sta di fatto che sono tutti uomini: non c'è una donna nell'Olimpo di questi generi. Un po' come se fosse un club per soli maschi, che tra l'altro è anche il pensiero di Ursula Le Guin, scrittrice americana morta il 22 gennaio 2018, un'unicona della letteratura utopica moderna che amava definirsi anarchica e femminista, due aggettivi che ricorrono spesso nelle sue opere. Specialmente in La mano sinistra delle tenebre (The Left Hand of Darkness), opera del 1969, in cui affronta in modo diretto la questione di genere. E non si è limitata alle pagine dei suoi libri. In un'intervista del 1994 di Jonathan White, pubblicata sul sito swarthmore.edu, la scrittrice ha spiegato esattamente che cosa significa femminismo nella vita di tutti i giorni ma anche a livello professionale.

IL SUO PRIMO ROMANZO SULLA PARITÀ DI GENERE

È così che funzionano le storie con gli eroi: riguardano solo gli uomini

Ursula Le Guin

La introduzione al femminismo è stata lenta ed è arrivata tardi. Tutti i miei primi romanzi sono maschio-centrici e, addirittura, in un paio di libri di Earthsea (Terramare, il mondo immaginario creato dall'autrice in cui si svolgono molte delle sue opere, ndr) o non ci sono donne o comunque hanno ruoli marginali. È così che funzionano le storie con gli eroi: riguardano solo gli uomini. A parte un paio di femministe come Joanna Russ, la fantascienza è piuttosto dominata dagli uomini fin dagli Anni '60. Le donne che scrivono di questo genere, spesso, usano nomi d'arte maschili (in controtendenza rispetto al 2017, ndr). [...] Il mio primo testo femminista è stato La mano sinistra delle tenebre: è stato è un esperimento per decostruire i generi. «Cosa vuol dire essere un uomo? Cosa vuol dire essere una donna?». È una questione spinosa così, nel libro, ho eliminato i generi. La fantascienza è una meravigliosa opportunità per fare questo tipo di giochi.

Non a caso, la frase più famosa di quell'opera è «The king is pregnant», ovvero «Il re è incinta».

IL SUO PRIMO ROMANZO FEMMINISTA

Non ero più costretta a scrivere di uomini: ora potevo scrivere di donne ed è stato liberatorio

Ursula Le Guin

Una piccola rivoluzione letteraria per poter parlare di uguaglianza quasi all'inizio degli Anni '70, un dibattito che a livello politico, sociale e culturale diventerà di rilevanza internazionale proprio in quegli anni. Ma La mano sinistra delle tenebre non è stato l'unico romanzo di Ursula Le Guin in cui si parla di femminismo e di questione di genere.

Ho capito lentamente che i miei romanzi mi stavano dicendo di non ignorare più le donne. Mentre stavo scrivendo The Eye of the Heron (non tradotto in italiano, nrd) nel 1977, l'eroe insisteva nel voler distruggere se stesso prima che si arrivasse a metà del racconto. Gli ho detto: «Hey, non puoi farlo: sei l'eroe». Ho smesso di scrivere. Nel libro c'era anche una donna ma non sapevo come scrivere di una donna. Così ho trovato una guida nel pensiero femminista e mi sono entusiasmata. Ho divorato The Norton Book of Literature by Women. Ho pensato che non ero più costretta a scrivere di uomini: ora potevo scrivere di donne ed è stato liberatorio.

LA MADRE

Virginia Woolf mi ha insegnato molto, anche da adulta: è sovversiva. Ed è la mia guida

Ursula Le Guin

Un ruolo centrale l'ha avuto anche la madre di Ursula Le Guin che, per stessa ammissione della scrittrice, non era proprio ma ha comunque avuto un ruolo centrale nella sua vita, sia come donna, sia come professionista.

Mia madre non era femminista, non le piaceva nemmeno la parola. Mi chiedeva: «Perché scrivi sempre di eroi maschi?». E le rispondevo: «Non lo so, fammi una domanda più semplice». Mi portò a leggere Virginia Woolf che mi ha insegnato molto, anche da adulta. È una delle più importanti scrittrici, anche più di chi crede di essere il protettore dei canoni della letteratura inglese. Lei è sovversiva ed è la mia guida.

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