19 Gennaio Gen 2018 1222 19 gennaio 2018

Chi è la ragazza afgana con gli occhi verdi ritratta da Steve McCurry

La celebre foto è stata usata in un manifesto con un messaggio razzista contro gli zingari. Casapound e il Banksy di Torino negano ogni responsabilità. Ma chi è davvero quella ragazzina? La sua storia.

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Steve Mccurry Ragazza Afgana Occhi Verdi 3

Forse una provocazione, forse una dimostrazione di ignoranza e razzismo. Non è chiaro chi e perché abbia affisso a Torino il cartellone dove la celebre Ragazza afghana dagli occhi verdi del fotografo Steve McCurry è sfregiata dalla scritta «NO ZINGARI»: un messaggio inaccettabile, a prescindere dall'errore di attribuzione etnica, visto che Sharbat Gula rom non è. Così come il manifesto non nasce da Casapound, nonostante il loro simbolo campeggi in basso a destra. Il partito xenofobo di estrema destra, pur non dissociandosi dal messaggio, ne ha attribuito la responsabilità al Banksy torinese, il quale ha a sua volta smentito di essere l'autore.

PROFUGA

Quando McCurry fotografò per la prima volta Sharbat Gula, correva l'anno 1984. Lei aveva 12 anni. Le ultime notizie su di lei risalgono al 2016, anno in cui venne arrestata a Peshawar. La polizia pakistana l'aveva accusata di aver falsificato il proprio documento di identità. Dopo averla ritenuta colpevole, il tribunale aveva stabilito la sua espulsione per lunedì 7 novembre 2016. Il tempo e la vita, nel frattempo, non erano stati clementi con Sharbat. La faccenda relativa alla falsificazione della carta d'identità era venuta a galla già nei primi mesi del 2015: nel tentativo di ottenere il documento, la donna aveva fornito dati falsi, affermando di essere nata nel 1969 a Peshawar, e non nel 1972 in Afghanistan. Come riportava Dawn, che è il quotidiano pakistano in lingua inglese più diffuso, Sharbat rischiava una pena che va dai sette ai 14 anni di carcere. Visto anche il clamore mediatico, la pena è stata la più lieve possibile: venti giorni di carcere, una multa e l'espulsione.

UNA CELEBRE SCONOSCIUTA

La storia di Sharbat, in fondo, ha molto in comune con quella di tanti suoi connazionali. Si stima che circa tre milioni di rifugiati afghani vivano in Pakistan. Molti di loro sono arrivati lì fuggendo dal conflitto russo-afghano che insanguinò il Paese dal 1979 al 1989. Proprio in quel periodo Steve McCurry visitò il campo profughi di Nasir Bagh, vicino Peshawar. Era il 1984, e fu allora che l'obiettivo della sua macchina fotografica catturò gli occhi di Sharbat, trasformandola nella Monna Lisa della guerra afghana. Ma per anni sia la sua storia che la sua identità sono rimaste un mistero, svelato solo nel 2002 grazie a un team di ricerca del National Geographic (dove venne pubblicato il ritratto originale), che permise a McCurry di reincontrare Sharbat.

UNA VITA DIFFICILE

Quell'anno il mondo venne a conoscenza della storia personale di Sharbat. E Sharbat vide, per la prima volta nella sua vita, il ritratto che l'aveva resa un'icona in tutto il mondo, cosa di cui lei era sempre rimasta all'oscuro. L'incontro avvenne nel villaggio natale di lei, vicino a Tora Bora, dove era tornata a vivere a metà degli Anni '90. Di etnia pashtun, tra le più bellicose, negli Anni '80 dovette fuggire dopo che i suoi genitori erano rimasti uccisi nel corso di un bombardamento. Ad accompagnarla nel difficile esodo c'erano la nonna e il fratello, mentre attraversavano montagne innevate e si nascondevano dentro caverne inospitali per non essere bombardati dagli aerei sovietici. Poi venne la lunga permanenza nel campo profughi dove, tra il 1985 e il 1988, si sposò, dando alla luce tre figlie. Poi, le vicende più recenti: la storia di una donna in cerca di una nuova casa e un nuovo lavoro, in un Paese che non ha voluto accoglierla.

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