18 Gennaio Gen 2018 1302 18 gennaio 2018

Chi era Claretta Petacci, l'amante di Benito Mussolini

Gene Gnocchi l'ha nominata in una battuta sul 'maiale di Roma', fotografato e pubblicato su Facebook da Giorgia Meloni. E non proprio tutti l'hanno presa benissimo.

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Claretta Petacci Mussolini Gene Gnocchi

La satira e, più in generale, la comicità possono 'fare male' in pochi secondi. Basta un breve passaggio per scatenare polemiche infinite, a maggior ragione quando si parla di politica e di simboli delle varie fazioni. Senza contare il fatto che siamo in piena campagna elettorale. Prendiamo la copertina di Gene Gnocchi del 16 gennaio 2018 a Di Martedì, il talk show condotto da Giovanni Floris su La7. Anzi, prendiamo proprio l'estratto in cui il comico ha parlato di Claretta Petacci, l'amante di Benito Mussolini, e del maiale di Roma pubblicato sulla pagina Facebook di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia ed ex Fronte della gioventù, cioè l'organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano.

La Meloni continua a pubblicare foto e video di questo maiale in giro per Roma. Deve essere il suo maiale che è scappato: diamole una mano a ritrovarlo. È un maiale femmina: si chiama Claretta Petacci, ha un anno e mezzo e potrebbe essere candidata in qualche collegio del Nord.

Una battutta che non è per niente piaciuta alla Meloni e che ha fatto infurariare tanti personaggi politici, visto che Gnocchi ha toccato una figura importante della storia dell'estrema destra.

L'AMORE E L'AMMIRAZIONE PER IL DUCE

Claretta Petacci, fin da giovanissima, provava per Benito Mussolini qualcosa di più di semplice ammirazione, qualcuno parla di vera e propria adorazione. Tanto che lei gli scriveva con regolarità lettere di elogi. Poi, un giorno, intorno al 1932, il Duce acconsentì a un incontro faccia a faccia a Palazzo Venezia. Incontri che poi diventarono sempre più regolari. Il problema è che entrambi erano sposati: Mussolini con Rachele Guidi (donna Rachele) e la Petacci con il sottotenente dell'Aeronautica Militare Italiana Riccardo Federici. Mentre lei si era allontanata da tempo dal marito (bisogna ricordare che il divorzio negli Anni '30 non era consentito), il Duce stava ancora ufficialmente con la moglie che, ufficiosamente, tollerava la relazione. Ma per molti gerarchi fascisti, le frequenti visite dell'amante non facevano bene al regime: c'era il rischio che potesse scoppiare uno scandalo e destabilizzare il sistema.

INSIEME FINO ALLA FINE

Con la fine del fascismo, il 25 luglio 1943, Claretta Petacci fu arrestata e poi liberata l'8 settembre successivo dopo la firma dell'armistizio di Cassibile. Insieme alla famiglia, scappò al Nord, nei territori occupati dai tedeschi dove poi si formò la Repubblica sociale italiana. Si trasferì poi a Milano e, invece di partire con tutti i parenti verso la Spagna, lei decise di rimanere in Italia. Il 25 aprile si spostò con tutto il resto dei gerarchi fascisti verso Como, per evitare la cattura, ma il 28 aprile successivo lei, insieme a Benito Mussolino, furono giustiziati dai partigiani tramite fucilazione, nonostante su Claretta non pendesse alcuna condanna. I corpi furono poi appesi a piazzale Loreto, nel capoluogo lombardo. Entrambi vennero poi sepolti nel Cimitero maggiore di Milano e, per evitare che ci potessero essere oltraggi, le tombe rimasero anonime. Poi i resti della Petacci furono trasferiti, sempre nella stesso cimitero ma in un luogo diverso, e le fu cambiato nome: Rita Colfosco. Nel 1956 fu spostata a Roma nella tomba di famiglia.

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