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#MeToo

15 Gennaio Gen 2018 1909 15 gennaio 2018

Chi è Tarana Burke, la fondatrice di Me Too

Si è ritrovata sotto i riflettori per uno slogan che lei aveva coniato 12 anni prima dando vita a un gruppo di supporto per le donne vittime di molestie.

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Me Too Tarana Burke Fondatrice

Me too. Una formula diventata tristemente nota sul finire del 2017, quando l'attrice Alyssa Milano la utilizzò sui social network per raccontare la propria vicenda di molestie sessuali, ma la cui storia ha radici a metà Anni 2000, quando l'attivista e fondatrice statunitense Tarana Burke, oggi 44enne, diede vita a un gruppo il cui scopo era aiutare le vittime di violenze sessuali, e in particolar modo le giovani donne di colore. E quando Me Too è diventato un hashtag, come ha raccontato al Guardian, aveva accolto la notizia con preoccupazione: «I social media non sono un ambiente sicuro. Ho pensato: sarà un fottuto disastro».

MEDIA SÌ, MA CON MODERAZIONE

Il «fottuto disastro» di cui parla Tarana non si è verificato. L'attivista temeva che l'effetto social avrebbe fatto un cattivo servizio alle vittime di abusi, facendo finire in secondo piano le vittime e la necessità di star loro vicino con un programma ad hoc. Poi, però, si è accorta che finalmente grazie alla pervasività di #MeToo le vittime si stanno man mano liberando dall'etichetta di 'colpevoli'. Un successo che, però, non impedisce a Tarana di tenera alta l'attenzione. Quando Michelle Williams l'ha invitata ai Golden Globes, ad esempio, Tarana ha dato una risposta che in poche righe svela sia di che pasta è fatta, sia dei rischi in cui si può incorrere quando battaglie simili diventano materia da red carpet: «Perché? Mi sto impegnando duramente per non essere la donna nera che viene tirata in ballo quando tutto quello di cui avete bisogno è qualcuno che avvalori il vostro lavoro». Alla fine Michelle e Tarana hanno trovato un punto d'incontro, e hanno portato sul red carpet, insieme alle attrici, otto attiviste. Un bel segnale, ma che per Tarana deve essere solo un inizio, e non un punto d'arrivo.

IO VALGO PERCHÉ ESISTO

Come si evince dalla lettura dell'articolo del Guardian, le idee di Tarana spesso sono in disaccordo con i tanti discorsi che suonano femministi ma che spesso sono in realtà figli di quello che è solo pinkwashing: a Tarana non interessa che le ragazze si sentano di valore perché si sono convinte di essere belle; devono sentirsi di valore perché esistono, e quello è sufficiente. Le altre narrazioni, che legano il proprio valore al raggiungimento di determinate performance, preferisce scartarle. E non è per nulla d'accordo con chi sostiene che #MeToo spinga le donne a vittimizzarsi, perché #MeToo, al contrario, spinge le donne ad agire, a farsi avanti e denunciare.

DIETRO LE QUINTE È MEGLIO

D'altra parte, Tarana è la prima ad aver vissuto sulla propria pelle casi di molestie quand'era bambina. E pur vivendo in una famiglia di basso ceto sociale, è riuscita a trovare comunque le forze per sottrarsi a dinamiche di abuso e diventare la prima paladina di se stessa: grazie alla determinazione della madre, ma anche leggendo molto. Non ha superato al 100% le molestie subite, perché è un processo di guarigione estremamente complesso, né è a suo agio nel parlarne in pubblico. E anche se forse, nel giro di qualche settimana, ci dimenticheremo di lei, e lei sarà felice di esserlo, non bisognerebbe dimenticarsi che oltre gli hashtag e i red carpet ci sono donne che, come Tarana, vanno tutti i giorni nelle scuole a combattere attivamente la cultura dello stupro. Formando le donne e gli uomini di domani, per lasciarsi #MeToo alle spalle.

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