11 Gennaio Gen 2018 1735 11 gennaio 2018

Chi è Ahed Tamimi, l'attivista che prende a schiaffi i soldati israeliani

Un video in cui attacca due militari l'ha trasformata in una vera e propria icona della lotta palestinese.

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Ahed Al Tamimi Palestina Video

L'hanno soprannominata Shirley Temper ('caratterino') ispirandosi ai suoi riccioli biondi, ma la vera personalità di Ahed Tamimi, o quantomeno il motivo per cui è diventata virale, è il suo carattere: la 16enne palestinese che è stata arrestata per aver preso a schiaffi due soldati israeliani grazie a Internet e ai video che la ritraevano è diventata in breve termine un'icona di resistenza, che ha attirato su di sé anche l'attenzione dell'Onu. Dal Palazzo di vetro fanno sapere che guardano con preoccupazione alla detenzione di una minore, ma il giudice di Ramallah, dove Ahed vive, per il momento non sembra intenzionato a lasciarsi scalfire dalla crescente pressione dell'opinione pubblica internazionale.

2015: Ahed al Tamimi, sulla sinistra, morde un soldato israeliano.

LA REAZIONE DI ISRAELE

Internazionale, sì, perché in Israele i gesti di Ahed Tamimi hanno scatenato tutt'altre reazioni. Incentrate, però, non su di lei, ma sul comportamento dei soldati, che non hanno risposto ai pugni della ragazzina: se da una parte c'è chi li loda per la freddezza, dall'altra c'è chi li accusa di aver dato un grave segnale di debolezza. D'altra parte, c'è anche chi è convinto che la reazione sarebbe stata del tutto diversa, se la madre di Ahed non avesse filmato quei momenti. Quale che sia l'ipotesi più credibile, i fatti al momento vedono la 16enne in carcere insieme alla madre. Ed è difficile capire quando uscirà. Israele, con lei, ha un conto aperto: nel 2015 era già finita sui giornali di tutto il mondo, fotografata mentre mordeva la mano di un soldato che aveva immobilizzato suo fratello, allora con il braccio ingessato.

ICONA BIONDA

Come in tutte le guerre, in fondo, si tratta soprattutto di una questione d'immagine e di immagini, e dei messaggi che queste trasmettono. La diffusione capillare dei social media sta dando una grossa mano alla causa palestinese, e al contempo mette sempre in maggior imbarazzo Israele e il suo esercito, che ha risposto filmando l'arresto della ragazzina. La quale, inutile negarlo, se è diventata un'icona lo deve anche alla sua chioma lucente, così lontana dallo stereotipo occidentale del palestinese medio con carnagione brunita e capelli neri. Ma c'è anche chi, senza avere tutti i torti, invita a tralasciare questo dettaglio, per concentrarsi invece sui gesti e sulle motivazioni di Ahed.

UNA PROTESTA IN UN PUGNO

Motivazioni che sono, in buona sostanza, le stesse di molti palestinesi che non accettano la presenza di soldati israeliani che pattugliano in continuazione i loro territori. L'incidente scatenante che ha condotto Ahed in carcere, nello specifico, si è verificato il 14 dicembre 2017 a Nabi Saleh, un minuscolo puntino da 500 abitanti sulla mappa della Cisgiordania: quel giorno una pallottola israeliana colpisce al volto un cugino di Ahed, che sopravvive ma è condannato a una vita da disabile. A poche ore di distanza dall'incidente, i soldati israeliani hanno cercato di entrare nell'abitazione di Ahed. È stato quello il momento in cui si sono svolti i fatti diffusi nel video virale.
Ma la fama di Ahed, in realtà, è precedente anche al 2015: è celebre la foto del 2012 che la ritrae, undicenne, col pugno sollevato di fronte a un soldato israeliano. Da allora, evidentemente, non ha mai smesso di lottare. E a giudicare dallo sguardo sicuro e sereno che sfoggia nel tribunale militare, nulla potrà convincerla a desistere. Anche perché sul web sono in molti, al grido dell'hashtag #FreeAhedTamimi, a lottare insieme a lei.

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