27 Dicembre Dic 2017 1525 27 dicembre 2017

Benazir Bhutto, dieci anni dopo la morte: chi l'ha uccisa?

Il 27 dicembre 2007 un 15enne sparava contro la leader del Partito Popolare Pakistano, togliendole la vita. Un decennio più tardi, sui mandanti aleggia ancora il mistero.

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Benazir Bhutto Morte

C'è stato un momento, nella storia del Mondo, in cui una donna di appena 35 anni si ritrovò alla guida di un Paese musulmano: il suo nome era Benazir Bhutto; l'anno, il 1988; il Paese di cui era appena stata eletta Prima ministra, il Pakistan. Diciannove anni dopo, appena due settimane prima delle elezioni del 2007, un 15enne di nome Bilal le corse incontro, con la pistola in pugno, e le sparò. Poi si fece esplodere.
Moriva così una donna che aveva fatto la Storia, e che stava faticosamente cercando di rimanerci dentro, da protagonista, con un ruolo di primo piano: il palcoscenico su cui si muoveva era quello caotico e affollato di un Pakistan diviso tra corruzione, aspre battaglie politiche e la lunga ombra rossa di sangue del jihadismo. Elementi che si intrecciano inestricabilmente tra di loro e che, a distanza di dieci anni, rendono la morte di Benazir Buttho ancora un mistero.

UNA VERITÀ CHE NESSUNO VUOLE

Se, infatti, l'esecutore materiale venne identificato in tempi brevi e la responsabilità venne ufficialmente rivendicata da al-Qaeda, nel corso degli anni i sospetti sulla morte di Benazir Bhutto sono cresciuti, diventando via via più fitti. Appuntandosi, in prima battuta, sul rivale politico dell'epoca, Musharraf. Come riporta la Bbc, almeno due testimoni hanno raccontato che l'allora Primo ministro del Pakistan aveva minacciato telefonicamente Bhutto, mettendola in guardia dal tornare indietro dall'esilio e mettendo in chiaro di non poter garantire alcunché sulla sua sicurezza. La storia ufficiale, però, racconta che i due avevano raggiunto un accordo.
Il lassismo della polizia nelle indagini sull'attentato, poi, ha fatto pensare che le responsabilità vadano cercate non tanto tra i jihadisti (e tra i talebani) quanto anche in alcune frange deviate delle istituzioni, contrarie al ritorno di Benazir Bhutto. Lassismo evidenziato ancora di più dal precedente attentato ai danni di Bhutto, avvenuto il 18 ottobre 2017 e costato la vita a 180 persone, quasi tutte sostenitrici del PPP (Partito Popolare Pakistano), di cui Bhutto era leader. La donna uscì illesa da quell'attentato, ma il governo e le forze dell'ordine evitarono di indagare a fondo sui fatti, né si preoccuparono di assegnare a Bhutto una scorta adeguata.

IL PRIMO ESILIO

Fino a quel momento, la vita di Benazir Bhutto era stata tutt'altro che semplice. Nata nel 1953 in una famosa famiglia aristocratica, figlia di Zulfikar Ali Bhutto, già presidente del Pakistan e poi giustiziato dai militari nel 1979 dopo il colpo di Stato, Benazir crebbe e fu istruita con un solo obiettivo: fare politica. Lo dicevano i suoi studi, condotti ad Harvard e a Oxford, tutti concentrati sulla politica e sull'economia.
Dopo i fatti del 1979, anno in cui lei stessa venne incarcerata, Benazir fu di fatto il motore che, tessendo trame politiche trasversali ai partiti messi alla porta dalla giunta militare, fece tornare il Pakistan a una vita turbolenta, ma democratica, con elezioni più o meno libere. Ma dal 1981 al 1987, anno in cui tornò in Pakistan, fu sostanzialmente una leader in esilio. Mentre due dei suoi fratelli scelsero la via della lotta armata, lei continuò a seguire la sua via pacifica e squisitamente politica, tesa a mettere in imbarazzo una giunta dittatoriale di soli uomini che se la prendevano con una donna giovane e popolare.

ASCESE E CADUTE

Così, grazie anche alle pressioni della comunità internazionale, le elezioni del 1988 non poterono che essere un successo. Almeno alle urne, perché a causa dell'opposizione dei militari Benazir Bhutto poté realizzare ben poco del suo programma elettorale. La prima esperienza politica di Bhutto non si concluse nel migliore dei modi: su di lei e soprattutto su suo marito Asif Ali Zardari si concentrarono le accuse di corruzione, che spinsero il presidente Khan a destituirla. Bisognò attendere il 1993 per rivedere Benazir al potere: dopo tre anni trascorsi da leader dell'opposizione, tornò a guidare il Paese fino al 1996. Anche in questo caso, tra alti e bassi: nonostante si proclamasse sostenitrice dei diritti delle donne, la sua politica non si era rivelata affatto efficace da questo punto di vista, e questo spinse le attiviste a farle mancare il loro sostegno.
Tre anni dopo, la nuova destituzione: anche in questo caso, scaturita da accuse di corruzione e dalle notizie confuse sulla morte del fratello Murtaza, di cui la stessa Benazir venne accusata dai detrattori. Per Bhutto sembrò arrivata la fine: decise di andare in esilio a Dubai, e da lì tentò di difendersi dalle accuse di corruzione.

L'ULTIMO RITORNO

Quell'esilio durò otto anni. Il ritorno di Benazir Bhutto in Pakistan ha il nome del rivale politico Musharraf, che nei primi Anni 2000 rischiava di ritrovarsi a fronteggiare da solo l'ascesa degli estremisti islamici, che rischiavano di destabilizzare il Paese. Che cosa sia davvero successo tra i due leader politici non è chiaro: sembra che Musharraf fosse riluttante, e che siano stati gli Usa a spingere sull'allora Presidente del Pakistan, allo scopo di stabilizzare un Paese in cui le proteste e le violenze erano ormai divenute all'ordine del giorno. Il resto è Storia: Benazir Bhutto muore il 27 dicembre 2007, uccisa da un giovane terrorista. Ma sui mandanti di quell'omicidio rimane un mistero che finora nessuno è stato in grado né ha voluto chiarire.

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