21 Dicembre Dic 2017 1320 21 dicembre 2017 Aggiornato il 22 dicembre 2017

Elezioni Catalogna: Arrimadas e Rovira, sfida tra donne

La turbolenta regione ha eletto il nuovo parlamento. I due partiti rivali alla ribalta hanno puntato su rappresentanti femminili: che, a loro modo, hanno vinto entrambe.

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Elezioni Catalogna Arrimadas Rovira

Il pasticcio brutto della Catalogna andato in scena a ottobre, malgestito dal governo spagnolo e forse anche dagli stessi leader indipendentisti catalani, ha spazzato via le forze politiche che fino al 21 dicembre si sono contese la preminenza sulla turbolenta regione. Il voto del 21 dicembre per il rinnovo del Parlament, ha confermato l'exploit di due partiti che fino a questo momento avevano avuto risultati minoritari ma comunque importanti: Esquerra Republicana e Ciudadanos. Il primo a sinistra, già alleato dell'esiliato Puidgemont; il secondo più al centro, tendente a destra. In comune, il fatto non irrilevante di avere due leader donne: Inés Arrimadas e Marta Rovira. E se Esquerra Republicana è il secondo partito del fronte indipendentista, che ha conquistato la maggioranza assoluta, Ciudadanos è in assoluto il partito che singolarmente ha ottenuto più preferenze.

INÉS ARRIMADAS

Merito, senz'altro, di Inés Arrimadas. 36 anni (come la Boschi), catalana di adozione ma non di nascita. E forse proprio per questo motivo è sempre stata contraria all'indipendenza e alfiera di una Spagna unita. Una posizione di primo piano raggiunta a dispetto della sua timidezza (che ha denunciato lei stessa in un'intervista a Vanity Fair), ma che forse è il segnale di altre qualità, come la pervicacia nel portare avanti le proprie idee e le proprie convinzioni con pazienza. La sua ascesa all'interno di Ciudadanos è stata piuttosto rapida: nel 2010, assistendo a un comizio, scopre la vocazione politica; cinque anni dopo, viene scelta per affrontare Puidgemont. Non vince, ma è chiaro che ha fatto breccia nell'elettorato.
Ex consulente nel settore privato, ma con il sogno remoto dell'archeologia, ama parlare chiaro e difficilmente si pente delle proprie affermazioni, anche quando destano scalpore (come quando criticò le multe inflitte ai negozi che non usavano la lingua catalana): e forse proprio questa caratteristica, dopo le ormai decennali schermaglie della politica catalana, potrebbero regalarle un vantaggio importante. Perché forse i catalani, adesso, sono alla ricerca di una leader finalmente pragmatica e meno chiacchierona. Attenzione, però, a riversare su di lei aspettative troppo femministe: come scrive affaritaliani.it, secondo Arrimadas le donne il proprio spazio devono conquistarselo con i denti, senza aspettarsi o esigere favoritismi e indulgenze di sorta. Ora spetta a lei guidare l'opposizione.

MARTA ROVIRA

È la comandante in seconda di Esquerra Republicana, formazione indipendentista di sinistra, il cui leader Oriol Junqueras è in carcere e in attesa di giudizio. Rovira è la segretaria generale, ma dopo l'affermazione di Erc, potrebbe toccare a lei prendere le redini. Ex avvocata, classe 1977, è un'indipendentista dura e pura (e che per il ruolo avuto nel referendum potrebbe anche lei finire nel mirino della magistratura). Sconta, rispetto alla sua rivale Arrimadas, un minore battage mediatico, anche se i sondaggi vedono comunque Erc in vantaggio. E al partito, più che al lustro personale, Rovira sembra tenerci davvero: non è passato giorno senza che ripetesse ai microfoni dei giornalisti come al vero candidato, Junqueras, sia stato di fatto impedito di partecipare alla campagna elettorale.
D'altra parte, lo stesso Junqueras le ha tirato la volata con un'investitura più che convinta, definendola testarda e ostinata e puntando sulla necessità per la Catalogna di avere finalmente una leader donna. Donna, e ostinatamente catalana, con cui il premier Mariano Rajoy ha un conto aperto (lei l'ha associato al franchismo). Date le premesse, la pacificazione tra la Catalogna e il governo spagnolo sembra rimanere un obiettivo distante e quasi irrealistico. E proprio su Marta Rovira potrebbe gravare il destino di un popolo diviso in due che ha sì fatto la sua scelta, ma che rimane diviso in due.

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