18 Dicembre Dic 2017 1633 18 dicembre 2017

Chi era la Regina Elena del Montenegro

La sua salma e quella del marito Vittorio Emanuele III sono state trasferite al Santuario di Vicoforte, in provincia di Cuneo. Ritratto di una sovrana che amava la beneficenza e ignorava la politica.

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Elena Del Montenegro

Galeotta fu l'incoronazione dello zar Nicola II, a Mosca nel 1895, lui principe ereditario in cerca di moglie, lei altissima e mora. Bellissima, secondo le cronache dell'epoca, al punto da spingere il futuro re d'Italia a superare i dubbi della famiglia reale sulla sua provenienza, il Montenegro, e a sposarla. Era il 24 ottobre del 1896 e da allora Vittorio Emanuele III e la regina Elena non si lasciarono più, nemmeno in esilio. «Cinquantuno anni di matrimonio in unione con gli italiani nella buona e nella cattiva sorte», ricorda la nipote Maria Gabriella che la salma della regina è stata traslata dal cimitero di Montpellier al Santuario di Vicoforte, vicino a Mondovì. Dove, tra le polemiche, sono arrivati il 18 dicembre anche i resti del consorte. Il trasferimento dal Sud della Francia, dove la regina morì nel 1952 a 79 anni e venne sepolta in una tomba comune, è avvenuto in gran segreto ed ora le sue spoglie si trovano nella Cappella di San Bernardo del Santuario, la cupola con sezione orizzontale ellittica più grande al mondo e un destino segnato sin dalla sua costruzione.

LE NOZZE QUASI IN SORDINA

Mentre la cerimonia di nozze civile, quel 24 ottobre 1896, si tenne al Quirinale, quella religiosa fu celebrata nella Basilica romana Santa Maria degli Angeli alla quale la madre di Elena non partecipò perché ortodossa osservante. Il matrimonio, molto sottotono a causa della recente sconfitta di Adua, non fu sfarzoso: tra gli invitati non c'erano nemmeno reali stranieri. In viaggio di nozze gli sposi si recarono con il panfilo di Elena sull'isola di Montecristo dove vissero il loro amore lontano dagli appuntamenti mondani.

LONTANA DALLA POLITICA

Elena, ovvero Jelena Petrović Njegoš, era la sesta figlia di re Nicola I del Montenegro e di Milena Vukotić, nata a Cettigne l’8 gennaio 1873 quando l'allora modesta Capitale del Montenegro, era poco più di un borgo di montagna, abitato da pastori. Elena fu una donna senza una forte personalità, che assecondò sempre il marito con una presenza umile e discreta e non venne mai coinvolta in questioni strettamente politiche. Elena amava la poesia - scriveva versi che pubblicava sulla rivista letteraria russa Nedelja con la firma Farfalla Azzurra - e studiò nel collegio Smol'nyj di Pietroburgo e frequentò la corte degli Zar. Predisposta particolarmente per lo studio delle lingue straniere, fece da traduttrice al marito per il russo, il serbo e il greco moderno e si dedicò ai bisogni del suo popolo adottivo: si impegnò in molte iniziative caritevoli e assistenziali, che le assicurarono simpatia e popolarità tra i sudditi.

VICINA ALLA BENEFICENZA

Elena non si occupava solo di beneficenza: il suo spirito evangelico la portava a praticare ogni giorno carità al prossimo in modo concreto. Per esempio diede un enorme aiuto alla popolazione dopo il terremoto e maremoto di Messina nel 1908: la regina si dedicò subito ai soccorsi, come mostrano fotografie dell'epoca. Un aiuto simile diede in Toscana nel 1921 quando la Garfagnana fu colpita dal terremoto, facendo preparare a San Rossore, nei locali delle Cascine Nuove, 17 alloggi per altrettante famiglie rimaste senza tetto.
Non solo: durante la prima Guerra Mondiale fece l'infermiera a tempo pieno e con l’aiuto della Regina Madre, trasformò in ospedali sia il Quirinale che Villa Margherita; per reperire fondi, fu lei a inventare la 'fotografia autografata' che veniva venduta nei banchi di beneficenza, mentre alla fine del conflitto propose la vendita dei tesori della corona per estinguere i debiti di guerra. Fu anche la prima Ispettrice delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, dal 1911 al 1921, e finanziò opere benefiche a favore degli encefalitici, per madri povere, per i tubercolotici, per gli ex combattenti, tanto che papa Pio XI nel 1937 le conferì la Rosa d'oro della Cristianità, la più importante onorificenza possibile a quei tempi per una donna da parte della Chiesa cattolica. Nel messaggio di condoglianze inviato al figlio Umberto II per la sua morte, la definì «Signora della carità benefica».

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