18 Dicembre Dic 2017 1749 18 dicembre 2017

Festival di Berlino, Figlia Mia di Laura Bispuri in concorso

Dopo il successo di Vergine Giurata, il suo secondo film è tra i dieci lungometraggi in concorso alla 68esima edizione. Protagoniste due madri, Alba Rohrwacher e Valeria Golino.

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Laura Bispuri Vergine Giurata

Figlia mia di Laura Bispuri, annunciato il 18 dicembre in concorso al Festival di Berlino (15-25 febbraio), è tra i primi titoli in competizione insieme ai nuovi film di Gus Van Sant, Benoit Jacquot, Alexey German Jr, Thomas Stuber, Philip Groning e Małgorzata Szumowska. Nell'opera seconda della Bispuri, Vittoria è una bambina divisa tra due madri: Valeria Golino è Tina, madre amorevole che vive in rapporto simbiotico con la piccola e Alba Rohrwacher è Angelica, una donna fragile e istintiva, dalla vita scombinata.
«Figlia mia è un viaggio in cui tre figure femminili si alternano, si cercano, si avvicinano e si allontanano, si amano e si odiano e alla fine si accettano nelle loro imperfezioni e per questo crescono», ha raccontato la regista, per la seconda volta in concorso a Berlino dopo il suo apprezzato film d’esordio Vergine giurata, che aveva sempre come protagonista la Rohrwacher. «Tornare a Berlino mi emoziona moltissimo, sento un legame profondo con questo festival di cui ho sempre apprezzato l'alto impegno politico e il gusto cinematografico. Farne parte è un onore».

DUE CORTI PREMIATI

Bispuri, al suo secondo lungometraggio con Figlia mia, ha già vinto un David di Donatello e di un Nastro d’Argento con i suoi corti. Dopo la laurea in Cinema alla Sapienza di Roma è stata selezionata per la scuola di regia e produzione Fandango Lab workshop. Con il suo primo cortometraggio Passing Time ha vinto il Premio David di Donatello come miglior corto 2010, selezionato anche tra uno degli otto cortometraggi più belli del mondo nell'ambito dello Short Film Golden Night, mentre con il suo corto Biondina si è aggiudicata un Nastro d'Argento come 'Talento emergente dell'anno'.
E il cinema dice di averlo nel sangue perchè suo nonno è stato uno dei più grandi attrezzisti del cinema italiano: «Ha lavorato con registi come Scola, Montaldo, Bertolucci, Rossellini, per cui lui arrivava sempre con mille racconti, fotografie e oggetti. Mio padre, invece, è uno studioso di cinema, un intellettuale, uno scrittore, è lui che mi ha sempre fatto vedere mille film», ha detto la regista a Marie Claire. Tra i film che le sono rimasti nel cuore c'è il Il Bidone di Fellini: «Avevo sei anni quando l'ho visto e sul finale, quando il protagonista viene colpito con un sasso sulla fronte, sono scoppiata in un pianto disperato che ancora ricordo bene. Non ho più visto quel film ma di sicuro fa parte di me».

UN MONDO PER POCHE DONNE

Qualche anno dopo ha capito che quello che voleva fare nella sua vita era la regista. «Ero in Spagna e ho preso in mano una telecamerina. Ho subito girato una storia e poi da lì non mi sono più staccata dal mezzo, come fosse un prolungamento delle mie braccia e del mio cuore». Nel frattempo si è laureata in cinema, ma senza mai smettere di girare.
Tra i suoi registi preferiti ci sono Fellini, Scola, Pasolini, i più recenti Garrone e Sorrentino, Polanski, Kieslowski, Tarkowski, Wuan Kar Way, Ken Loach, Kiarostami, Almodovar. Nessuna donna. Perchè le donne nel cinema sono poche: «Troppo poche. Anche se mi sembra che un po’ stiano aumentando, siamo ancora in netta minoranza. Dobbiamo far sentire la nostra voce», aveva detto nel 2010 ricordando un episodio di qualche anno prima: «Una volta, all'inizio della mia carriera, quando ero piccola e pure donna, un macchinista mi ha trattato un po' come la ragazzina di turno, e gli ho fatto cambiare atteggiamento spiegandogli con estrema precisione quale fosse la mia idea per muovere la macchina da presa. Da lì in poi mi ha ascoltato con grande serietà».

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