Sessismo

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22 Novembre Nov 2017 1242 22 novembre 2017

Scacchi e discriminazioni di genere: parla Tania Sachdev

In un'intervista al Telegraph, una delle migliori giocatrici al mondo ha raccontato di come ha conosciuto lo sport, delle disparità e pregiudizi che le donne devono ancora sopportare. 

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Ha 31 anni, è indiana ed è uno dei nomi femminili più importanti all'interno di quel baluardo maschile che sono sempre stati gli scacchi. Tanto che, in India, non sempre clemente quando si parla di diritti, è diventata anche un volto della tv e viene ricordata a fianco dei più importanti giocatori nazionali. Tania Sachdev, insieme a poche altre bravissime, cerca di far breccia in un territorio ancora molto ostile per le donne. Nel 1962 il famoso (e spesso criticato) scacchista Bobby Fisher disse un'intervista per Harper's Magazine, poi ampiamente citata, che «Sono tutte deboli; tutte le donne. Sono stupide in confronto agli uomini. Non dovrebbero giocare a scacchi, sapete. Sono delle principianti. Perdono ogni match contro un uomo. Non c’è una giocatrice di scacchi al mondo che, anche con a disposizione tutti i vantaggi che volete, io non sia in grado di battere comunque». Un'uscita poco felice che da quando fu pronunciata è stata utilizzata come indicatore di quanto in questo sport la differenza fra i due sessi si faccia ancora molto sentire. Allo stesso modo, quando nel 2016 lo studioso Peter Backus ha voluto indagare le motivazioni del gender gap salariale, utilizzò proprio come riferimento un dataset tratto da tutte le partite giocate tra i 2012-2013. Come a dire: non c'è ambiente più rappresentativo degli scacchi per parlare di discriminazioni di genere. Ma con nomi come quello di Tania Sachdev, forse, le cose possono iniziare a cambiare.

AL TAVOLO DA GIOCO DA QUANDO AVEVA 5 ANNI

Come ha raccontato in una lunga intervista al Telegraph, cominciò a giocare quando aveva appena cinque anni. Il padre aveva portato a casa una scacchiera, ma non sapeva nulla su regole e strategie. Imparò con un libretto d'istruzioni, insegnando dapprima al fratello maggiore di Tania. Lei, che all'inizio guardava i due da lontano, decise di far di testa sua: studiò a sua volta e qualche giorno dopo li sfidò. Vinse immediatamente. Da quel momento, i genitori decisero di farle prendere lezioni da un loro amico, incoraggiati anche dal momento felice che la disciplina stava attraversando in India. Dagli Anni '80 è stata sempre più seguita e apprezzata. Così Sachdev affinò la tecnica, sostenuta, cosa molto importante, da un ambiente famigliare positivo. Nessuno si sognò mai di dirle che gli scacchi non erano uno sport adatto a una bambina: «Sono stata un caso fortunato perché sono cresciuta in un ambiente in cui non c'era alcuna disparità fra maschi e femmini. Eravamo tutti incoraggiati a seguire quello che ci piaceva, allo stesso modo».

PREGIUDIZI, SESSISMO E BATTUTINE

Non è sempre stato così, però, durante le competizioni ufficiali. Arrivata ai 30 anni, Tania Sachdev ha vinto il titolo di Grande Maestro femminile e di Maestro Internazionale femminile, i riconoscimenti più alti che la FIDE (Federazione Internazionale degli Scacchi) può attribuire. Nella classifica mondiale è sempre fra le prime 50 donne, mentre se si considera quella generale scende di moltissime posizioni: la ritroviamo al 2216esimo posto. Un fatto che verrebbe spiegato da molti con il classico 'gli scacchi sono una disciplina più adatta alla mente maschile', ma che lei rifiuta fermamente. Per Sachdev il vero motivo di questa disparità sta in pregiudizi vecchi di secoli, e che ancora faticano a morire. L'intervista di Fisher, nel 1962, ne è una prova. Per quanto riguarda la sua esperienza, invece, l'indiana ha detto: Mi sono sempre stati rivolti molti commenti, su di me e sul mio modo di giocare. Tutti avevano una punta critica, come se le donne non possano essere brave giocatrici. Me li dicevano davanti a un bicchiere di vino, o al termine di una cena, in modo subdolo. Cose del tipo 'Io non avrei mai fatto quella mossa. Era proprio una mossa da donna'. È difficile non farsi buttare giù da queste cose». Una negatività di approccio che secondo lei disincentiva molte ragazze e bambine dal proseguire una possibile carriera agonistica.

SCACCHI: PRO E CONTRO

Per Tania, gli scacchi hanno rappresentato molti sacrifici (non poter frequentare una scuola normale, non avere molti amici durante quegi anni), ma ha anche rappresentato una 'via di fuga' da un destino che poteva sembrare già scritto. «So benissimo che se non fossi stata una giocatrice professionista, probabilmente avrei avuto un matrimonio precombinato a 23 o 24 anni. Invece ho avuto la possibilità di esplorare il mondo, e sapere molte più cose su me stessa», ha detto sempre al Telegraph. A differenza di molte sue connazionali si è potuta sposare per amore, con un architetto conosciuto a una festa di amici, e dopo rispetto alla media indiana: aveva 28 anni. Una vita di alti e bassi, in base all'esito degli incontri: «Anche oggi, dopo aver giocato così tanti anni, è ancora molto difficile. Non dormo dopo aver perso una partita. È come una ferita».

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