17 Novembre Nov 2017 1800 17 novembre 2017

Morto Totò Riina, chi è la figlia Maria Concetta

Nelle ore successive al decesso, la donna ha espresso il suo lutto su Facebook. Invitando al silenzio.

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Maria Concetta Riina

Non c'è nulla di strano in una figlia che veste a lutto il proprio profilo Facebook per la morte del padre. Se quel padre però è Totò Riina, un po' di attenzione la attira. Non è sfuggita la rosa nera che Maria Concetta Riina ha pubblicato sui social, seguita da una foto di copertina che ritrae un volto di donna con il dito indice sulle labbra e la scritta «Shhh», per invitare al silenzio. La seconda è difficile da tollerare: non faremo mai silenzio, non smetteremo mai di parlare di Totò Riina, non smetteremo mai di condannare lui e i suoi crimini efferati e disumani. Rifiutarsi di tacere è un dovere dei giornalisti, della società civile, dello Stato tutto.
Ciò detto, possiamo al contempo sforzarci di inquadrare la prima foto, la rosa nera: simbolo dell'amore di una figlia per il padre, difficile da comprendere, eppure non impossibile, perché spesso i legami di sangue vanno oltre qualsiasi delitto.

IL PADRE E L'ASSASSINO

Un tema che Maria Concetta Riina aveva già affrontato in una lunga intervista a Repubblica e che può darci un'idea di come si può amare un padre mafioso e assassino: «Quello che dicevano su di noi io lo sentivo ma è come se non mi appartenesse. È come se non parlassero di me, di mio padre, della mia famiglia ma di qualcun altro», diceva la figlia di Riina ad Attilio Bolzoni. È probabilissimo che, in famiglia, Riina mostrasse un volto completamente diverso rispetto a quello che tutti conosciamo. Basti ripensare a quella famosa foto che lo ritrae sorridente al mare, nel 1979, insieme a Leoluca Bagarella, mentre fanno giocare i figli. All'epoca le mani di entrambi erano già abbondamente lorde di sangue. Le parole di Maria Concetta sembrano confermare questa doppia faccia: «Mio padre viene presentato come un sanguinario, crudele, quasi un animale, uno che addirittura avrebbe fatto uccidere anche i bambini. Ma a me, come figlia, tutto questo non risulta. So io quello che mi ha trasmesso. Educazione. Moralità. Rispetto».

SOTTO COSTANTE OSSERVAZIONE

È certo che la vita di Maria Concetta Riina non è una vita normale. Non lo è stata fino al 1993, quando sono finiti i 19 anni vissuti al fianco del padre latitante e catturato nel gennaio di quell'anno. Non lo è adesso che ha lasciato il nido di Corleone («Il paese ci ha accolti bene, non ci ha isolati. Anzi, molte persone hanno cercato di farci sentire a nostro agio»; ed effettivamente era stata eletta rappresentante dei genitori nella scuola dei figli) e si è trasferita in Puglia, a San Pancrazio Salentino. A sentire Maria Concetta, è difficile, per chi porta il cognome Riina, trovare lavoro, sfuggire all'ombra lunga delle classiche colpe dei padri che ricadono sui figli. Ancora di più quando due di questi figli, Salvo e Gianni, in carcere ci sono stati o ci sono ancora (Gianni sta scontando l'ergastolo per quattro omicidi, Salvo è stato condannato a otto anni per associazione mafiosa).
E infatti, nel 2013, Giuseppe Pipitone del Fatto Quotidiano riferiva l'attenzione che il trasferimento di Maria Concetta in Puglia aveva suscitato in almeno tre procure, sottolineando comunque l'estraneità della donna a «particolari attività criminali, non ha una storia segnata da faide, non è un centro nevralgico di traffici illeciti».

I PROBLEMI DEL MARITO CON LA GIUSTIZIA

Il marito Tony Ciavarello, invece, qualche grana con la giustizia l'ha avuta. Era stato «sottoposto alla misura della sorveglianza speciale dopo alcune condanne per gioco d’azzardo e danneggiamento». Nel luglio 2017 era arrivato anche un imponente sequestro di beni, per la cifra di un milione e mezzo di euro, che aveva fatto infuriare a mezzo social Ciavarello: «Avete sequestrato con ingiusta violenza la mia azienda [...] Per il resto arriverà il giudizio di Dio anche per voi che avete permesso ed autorizzato violenza verso gente innocente, per voi che avete eseguito e per voi che state ripetendo a pappagallo quello che la regia vi ha scritto. Quel che avete fatto lo riceverete da Dio moltiplicato 9 volte, voi ed i vostri figli fino alla settima generazione [...]».
In quello stesso periodo si scoprì che la moglie di Totò Riina, Ninetta Bagarella, non era un'innocua maestrina ma la tesoriera del patrimonio di famiglia.
Come proseguirà la vita di Maria Concetta è difficile prevederlo. Il suo cognome continuerà a pesare sul suo futuro, è indubbio. E se Maria Concetta ha tutto il diritto di chiedere di non essere giudicata per azioni altrui, noi abbiamo tutto il diritto a chiederle di condannare, fermamente e pubblicamente, i delitti del genitore e dei suoi famigliari. Non è chiedendo silenzio sulle atrocità commesse dal padre, che riuscirà a fugare i sospetti e gli imbarazzi, legittimi o meno, che suscita il suo cognome.

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