6 Ottobre Ott 2017 1303 06 ottobre 2017

Naike Rivelli, chi è la figlia di Ornella Muti

Lecca banane, si struscia ai vibratori e fa yoga con peluche a forma di pene. Crede di essere un'artista, ma in realtà è solo un'esibizionista.

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naike

Il corpo è mio e me lo gestisco io. Chissà se col senno di poi, mezzo secolo dopo e davanti allo scatto (che non pubblichiamo per scelta) di Naike Rivelli nuda integrale a gambe allargate postato su Twitter, le femministe degli Anni '60 e '70 lo griderebbero ancora. Sì, perché il prezzo di un 'no' sarebbe molto alto da pagare: l'emancipazione è sacrosanta, ma Naike ci tocca. Che triste vedere – solo – un tale campionario di stupidità dalla figlia di Ornella Muti, una bellezza, anche erotica, di colte origini e ripresa da grandi registi (e oggi sempre più simile a lei): Naike che lecca banane, Naike che si struscia ai vibratori e fa yoga con peluche a forma di pene, Naike che si fa palpare in giro e vorrebbe avere un pene vero sotto le mutande, Naike stirata senza veli sul terrazzo in goffe pose adamitiche.

È surreale seguirla sui social: meno tragica di Sara Tommasi e più trash di Cicciolina. Almeno la ninfa ungherese del porno è venuta su dal nulla e, fuori dal suo personaggio, riusciva e riesce a parlare con intelligenza di qualcosa: viene voglia di rimpiangerla. Nel caso di Naike Rivelli, invece, di prenderla a schiaffi al posto di sua madre Ornella Muti: magari non è lei a scrivere quei post e certo paga qualcuno per la comunicazione; magari vuole solo essere molto provocatoria; forse si è persa nella factory di plastica dello star system che dice di voler sbeffeggiare con parole, 'opere' e azioni. O ha semplicemente capito che oggigiorno è così che si sta sulla cresta dell'onda, quando si è mediocri.

Dice di essere diversa da chi monetizza il proprio corpo: «C'è chi si fa pagare per mettersi a nudo e chi vive la nudità naturalmente. Io mi faccio pagare per indossare qualcosa». Però qualche anno fa dichiarava: «Il mercato è questo. Faccio un video a sfondo erotico e diventa un tormentone. Ne ho fatti altri, bellissimi e casti: non li ha guardati nessuno». Aveva anche una sua «credibilità come cantante tutta da costruire», anche di brani storici italiani tradotti in inglese perché «si vende di più». La strada più facile, o forse l'ultima spiaggia: da modella, attrice e infine cantante figlia d'arte Naike (Nayked sulle copertine dei dischi: un gioco di parole con l'inglese naked, nuda) non mai ha lasciato il segno con nulla. Ora dice di fare il botto di clic, liberissima. Eppure in questa età di valori svuotati e di sesso da consumo c'è ancora chi le dice no, come a una banale esibizionista qualunque.

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