We Can Do It!

Diritti

3 Ottobre Ott 2017 1339 03 ottobre 2017

Donne e carriera: più dimissioni per badare ai figli

I dati dell'Ispettorato del lavoro non lasciano scampo. Ma c'è il modo di conciliare i due aspetti. Come ci aveva raccontato il formatore e career coach Riccardo Maggiolo, autore di Brucia il tuo curriculum.

  • ...
donna medico

Le donne studiano di più ma faticano a trovare lavoro, subiscono penalizzazioni e hanno sempre in mente i figli e la famiglia. E, una volta che riescono a far carriera, sono costrette a fare scelte per evitare che questa diventi causa di rottura del rapporto sentimentale. Sono alcune considerazioni che emergono dai dati dell'Ispettorato del lavoro presentati a ottobre 2017. Solo il 48,9% delle donne italiane lavora. Come se non bastasse, il 78% delle richieste di dimissioni presentate nel 2016 sono arrivate proprio da donne, e il 40% di queste domande aveva un motivo comune: la difficoltà di conciliare il lavoro con le esigenze di cura dei figli.

MANCA UN MODELLO LAVORATIVO?

Tendenze che già erano emerse da una ricerca condotta nel 2015 da SWG per Donna Moderna. Secondo la ricerca le donne non riconoscono come modello ideale le (poche) che hanno raggiunto i vertici nei vari settori. Metà del campione preferiscono le donne impiegate in scienza e medicina (54%) o nell'informazione (52%). Pochissime si rispecchiano in quelle che lavorano nella Pubblica amministrazione (22%) o nel mondo dell'economia e della finanza (17%). LetteraDonna aveva chiesto al formatore e career coach Riccardo Maggiolo, autore di Brucia il tuo curriculum, di commentare l'indagine e di dare consiglio alle donne su come aumentare le possibilità di trovare un lavoro e far carriera senza troppi rimorsi. «Credetemi» assicurava il coach, «il futuro del mercato del lavoro è delle donne. Bisognerebbe forse chiedersi qual è il modello femminile ideale da imitare, e, soprattutto, se ne esiste uno», commentava Maggiolo. «Il panorama di riferimento è davvero vasto e differenziato: dal ministro Maria Elena Boschi all’ex-ministro Annamaria Cancellieri nella politica; dalla direttrice del Fondo monetario internazionale Christine LaGarde alla presidente della Fed, la banca centrale Usa, Janet Yellen nell’economia». Questo, secondo il formatore, dimostra che non esiste un modello femminile valido per tutte: «Chiunque cerchi lavoro, uomo o donna, deve partire dal definire sé stesso, i suoi valori e obiettivi di lungo termine, e non cercare di imitare un modello o di rispondere alle esigenze del mercato del lavoro. Se non si parte da sé stessi il fallimento è garantito».

I TITOLI DI STUDIO NON BASTANO

Le donne sono più preparate degli uomini. O, almeno, studiano molto di più. Nonostante questo, le italiane sono molto più precarie dei loro colleghi: il 14,20% delle donne, contro il 12,40% degli uomini, non riesce a trovare stabilità nel lavoro. «Che tipo di precarietà (o flessibilità) è quella femminile? È una precarietà scelta o imposta?», si chiedeva Maggiolo, «se è in una certa misura scelta, per esempio per occuparsi di più della famiglia, allora non ci vedo nulla di male. Se invece è imposta allora è un problema. Ma consideriamo anche che le donne sono entrate in forza nel mercato del lavoro solo in un’epoca relativamente recente, cioè quando la collaborazione a tempo e la flessibilità sono diventati gli standard per quasi tutti. Quindi il dato si può spiegare parzialmente così senza tirare in campo la discriminazione di genere». La soluzione? «Non c’è, nel senso che un po’ di discriminazione ci sarà sempre ma soprattutto la flessibilità diventerà lo standard per tutti, e non si tornerà indietro. Rimarranno però anche molte, moltissime opportunità per chi saprà coglierle».

Il formatore Riccardo Maggiolo

FOTO BRECCOLA www.breccola.it tel. 0761/826566

9 DONNE SU 10 SI SENTONO DISCRIMINATE

Eppure le donne sul lavoro continuano a sentirsi discriminate. Su cosa? Primo fra tutte, nel diritto di avere dei figli (58%) poi sulle possibilità di fare carriera (46%) e infine sul salario (41%). «In questi anni» prosegue il coach, «ho incontrato migliaia di persone alla ricerca del lavoro e tutti si sentono in qualche modo discriminati. Chi perché troppo giovane, chi troppo anziano, chi troppo qualificato, chi non ha esperienza, chi perché donna. Perché lo si fa? Perché ci si costruisce una comoda scusa: non è colpa mia se non trovo lavoro. Bisogna invece pensare che sì, il mondo non è perfetto e non è sempre giusto, ma le opportunità ci sono». Ben 3 donne su 10 si sentono discriminate al momento del colloquio di lavoro, sia sotto il profilo della retribuzione sia sotto quello del riconoscimento delle proprie capacità. «Il colloquio è per definizione un momento di discriminazione», chiariva Maggiolo, «non è un processo oggettivo, è basato su impressioni personali e contingenze del momento. È così per tutti e la selezione tramite cv non è molto diversa».

GLI ERRORI DELLE DONNE

Il 35% delle intervistate crede che l'ostacolo principale alla carriera sia la loro attitudine a mettere avanti a tutto sempre la famiglia. A ruota seguono i sensi di colpa sia se si lavora sia se si sta a casa (34%), l'incapacità di fare rete tra donne (32%), il non saper delegare la cura dei figli e della casa (20%) e la convinzione di non riuscire a conciliare tutto (20%). «Come si fa a pensare all’idea di avere figli come a un fallimento? La vita è fatta di scelte, e certo avere un figlio comporta sacrifici: ma vale lo stesso per qualsiasi altra decisione, come quella di trasferirsi o di sposarsi», commentava secco Maggiolo. «Si può conciliare lavoro e famiglia? Certamente sì, se si fa il lavoro giusto, che appaga e si accettano compromessi. Lo dico anche da padre di una bambina di quattro mesi: averla mi ha fatto dire di no ad alcune occasioni lavorative? Sì, di cui una molto grossa. Lo considero un insuccesso? Certamente no. E d’altronde, sembra che la mia carriera prosegua bene lo stesso: probabilmente perché amo quello che faccio anche se molte volte non paga subito dal punto di vista retributivo».

LE DONNE NON FANNO SQUADRA

Le donne che hanno partecipato al sondaggio non hanno dubbi: le italiane non sanno fare squadra. Tuttavia il 46% si sente più sostenuta da un capo uomo contro il 54% che crede che un boss donna sia di maggiore aiuto. «Questo dimostra ancora una volta che non è tanto una questione di discriminazione da parte di chi assume o gestisce, ma di preconcetto da parte di chi si sente parte debole. D’altronde, vogliamo davvero pensare che le donne siano le prime a discriminare le donne? Non ha senso», sottolinea il coach. Vedendo nell’altro un amico e non un contendente, invece, «ci si dà tutti una mano e si può trovare lavoro insieme. Se poi invece di concentrarsi sugli ostacoli si aprono gli occhi sulle opportunità, se ci si dà una chance e si accetta di cambiare metodo, allora è possibile ottenere quello che si vuole».

MOGLI PERFETTE, MAMME E LAVORATRICI FELICI? SI PUÓ

Per essere realizzati e felici, secondo Maggiolo, non serve fare alcun compromesso con nessuno, se non con sé stessi: «Oggi e ancor di più domani troverà e manterrà lavoro solo chi farà quello che gli piace davvero: perché non è possibile essere bravi, competitivi e flessibili a sufficienza se si fa qualcosa di imposto. Fare quello che è importante per sé stessi vuol dire avere successo a prescindere perché si guadagna del valore nel vedere i risultati della propria attività, e non nel denaro». Per il formatore il futuro del mercato del lavoro è delle donne: «l’innovazione tecnologica e dei software nei prossimi 20 anni spazzerà via milioni di impieghi. Ma aumenteranno moltissimi i servizi alla persona: settore in cui le donne hanno una vocazione particolare. Quindi donne, mettetevi al lavoro!».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso