2 Ottobre Ott 2017 1325 02 ottobre 2017

Pacolli: il ministro degli Esteri del Kosovo produceva la Berté

Da imprenditore edile a politico di spicco nel governo di Pristina (nonché ex marito di Anna Oxa). Ma anche fondatore della B&G, casa discografica che, oltre a Loredana, arruolò anche Ivana Spagna. Un'esperienza finita malissimo per tutti.

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Behgjet Pacolli

Prima è stato imprenditore edile, ora è il ministro degli Esteri del Kosovo. Ma quando i giornali ricostruiscono il passato e il presente di Behgjet Pacolli, si dimenticano sempre di raccontare l'avventura discografica in cui si imbarcò nei primi Anni 2000, cercando di dare dalla Svizzera l'assalto al mercato musicale italiano. Pacolli all'epoca era ancora sposato con Anna Oxa e riuscì a portare nella nascente scuderia, la B&G, nomi di primissimo livello della musica italiana. Tre le punte di diamante: Ivana Spagna, Loredana Bertè e Mariella Nava. Le premesse per un lancio in grande stile c'erano tutte. Qualcosa, però, non andò per il verso giusto.

GLI INIZI DIFFICILI CON SPAGNA

A cominciare da Woman, il primo album inciso da Spagna per la neonata etichetta. A dispetto del disco di platino conquistato nel 2003 per le 100 mila copie distribuite, l'album stentò parecchio in classifica. Colpa anche della distribuzione della Self, a cui la B&G diede poi il benservito per affidarsi invece alla Universal. Un incidente di percorso, certo, ma che a posteriori sembrò fatalmente segnare il destino della B&G.

IL CASO BERTÈ

Il colpo di grazia arrivò però dal rapporto difficile che si venne a creare tra Loredana Bertè e l'etichetta: non si è mai capito bene che cosa fosse davvero accaduto all'epoca, tra smentite e comunicati stampa fake. Ma su Loredana, Pacolli aveva puntato molto: sia in quanto artista sia in quanto persona. Questo, almeno, è quanto raccontava nel 2003 in un'intervista a Ticinonline il responsabile marketing della B&G Jean Pierre El-Kozeh: «Pacolli ha voluto molto bene a Loredana. Ha investito tanto su di lei, soprattutto in termini economici. Non vuole che le venga fatto del male. Era legato a lei probabilmente da un affetto personale». Il giudizio del responsabile marketing sulla cantante è però di tutt'altro tenore: «Per noi [Loredana] è stata un massacro economico [...]. Ci ha fatto spendere 12 milioni di vecchie lire per acquistare una casa di barbie con tutti gli accessori [...] Stiamo ancora pagando i conti degli alberghi distrutti e di sale di registrazioni massacrate».

ROTTURA SFIORATA

E dire che pochi mesi prima, nel giugno 2002, la stessa Berté scriveva a gay.it raccontando tutt'altra storia: «I miei rapporti con la B&G, e con il sig. Behjet Pacolli, sono e restano piu’ che ottimi, stiamo cercando di lavorare entrambi». Qualche grana pregressa, però, e anche bella grossa, doveva esserci stata. Perché qualche mese prima la partecipazione di Loredana Berté a Sanremo aveva rischiato di saltare: la B&G, come riportava un articolo di Repubblica, voleva rinunciare alla cantante per «veri problemi di salute», smentiti a stretto giro dalla cantante. E, a un certo punto, era persino ventilata l'ipotesi di sostituirla sul palco con Ivana Spagna. Pacolli commentò in un'intervista a Chi: «Loredana è un cavallo a briglia sciolta che non vuole piegarsi alle regole di una scuderia ed è giusto che corra da sola». Eppure, in extremis, a un passo dalla rottura definitiva, un accordo venne trovato: «All’ultimo momento, però, abbiamo ritrovato l’intesa con Loredana e io mi sento sollevato», disse Pacolli. Loredana, dal canto suo, siglò così la tregua: «Il presidente Pacolli ha rimesso in riga tutto il gruppo, simile a una scolaresca indisciplinata, con qualche bacchettata a tutti, me compresa».

TROPPI GALLI NEL POLLAIO?

Questione chiusa? Nemmeno per sogno, era solo la quiete prima della tempesta, anzi, del naufragio. Perché se tra Loredana Berté e Pacolli il rapporto sembrava ricucito, nel frattempo si rompeva il sodalizio tra la B&G e il suo direttore artistico Popi Minellono, che per il futuro ministro kosovaro riservava in un'intervista a Rockol un giudizio decisamente tranchant: «Un padre-padrone, Pacolli, convinto di essere infallibile e di avere sempre la risposta giusta». Secondo il punto di vista di Minellono, insomma, il caso Berté aveva fatto da catalizzatore e acuito i contrasti già presenti all'interno delle personalità di spicco della casa discografica. Compresi Pacolli e Gianni Belleno, l'altro ex marito di Anna Oxa nonché co-fondatore della B&G. A vederci lungo, in definitiva, fu proprio Minellono, che abbandonò quello che definì come «un delirio di onnipotenza condito da gelosie e caos organizzativo». Prima che l'intero progetto collassasse su se stesso.

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