26 Settembre Set 2017 1129 26 settembre 2017

Nord Corea: chi è Kim Yo Jong, la sorella di Kim Jong-un

La piccola della dinastia responsabile della propaganda viene promossa ed entra nel Politburo. Secondo molti, la 30enne sarebbe la vera mente dello Stato.

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Kim Yo Jong

Che fosse un ingranaggio fondamentale della macchina propagandistica della Corea del Nord già si sapeva. Ma ora che Kim Yo-jong, sorella di Kim Jong-un, è entrata a far parte del politburo, il suo peso politico è destinato ad aumentare. Un traguardo, per Yo-jong, che riconosce quanto fatto finora al servizio del fratello: finora, soprattutto, un lavoro di immagine e comunicazione. Insieme al riarmo e alla diplomazia, un aspetto fondamentale per la leadership di Kim, che ora la sorella, avendo maggiore potere politico anche dal punto di vista ufficiale, potrà seguire e influenzare in maniera ancora più importante e rilevante.

Yo-jong era salita agli onori delle cronache (social e giornalistiche) grazie al termine inglese dotard, che il dittatore Nord-coreano Kim Jong-un aveva usato in una delle sue famigerate dichiarazioni contro Trump, nella loro eterna lotta a chi fa la voce più grossa su social network e davanti le telecamere. Dopo essere stato definito un Rocket Man dal presidente americano, il leader di Pyongyang non mancò di rispondere per le rime. Letteralmente, visto l'origine aulica dell'insulto. Che, come ha cercato di ricostruire il New Tork Times, indicherebbe uno stato di profonda demenza senile. Il merito, se così si può dire, in quel caso fu proprio di Kim Yo Jong, già allora responsabile del Dipartimento Pubblicità e Informazione.

IL CASO DOTARD

E la scelta di una parola così particolare e antica (risale ai tempi di Shakespeare e lì si era fermata) ha creato molta curiosità attorno a una figura che finora era sempre rimasta dietro le quinte della politica coreana. La neo-30enne, nata il 26 settembre 1987, è uno dei cardini attorno a cui ruota la follia di Kim Jong-un, ma su di lei si sa pochissimo. Dopo questa trovata, che sta facendo gongolare gli utenti di Twitter, c'è chi la definisce un genio della propaganda. Con un vocabolo che la maggior parte degli americani non aveva mai sentito o utilizzato, è certo riuscita a distogliere l'attenzione della stampa occidentale dalle dichirazioni dell'inquilino della Casa Bianca, per spostarle di nuovo sul suo acerrimo nemico. Secondo altri, invece, 'dotard' non sarebbe frutto di una sottile strategia comunicativa, ma dell'inglese antiquato e scolastico che si parla in Corea. In ogni caso, il lavoro di Kim Yo Jong sembra sortire i suoi effetti.

INSIEME DA SEMPRE

La più piccola della famiglia, su un totale di cinque fratelli, è legata in modo speciale a Kim Jong-un, che infatti ha massima fiducia in lei. Ricostruire le dinamiche della dinastia della Corea del Nord non è mai stato facile, vista la segretezza in cui è immerso l'intero Paese, ma dalla sua prima uscita pubblica nel 2009, gli esperti hanno cercato di raccogliere più informazioni possibili su di lei. A quanto sembra, dai racconti di esuli e inviati, i due avrebbero trascorso insieme gli anni del colegio in Svizzera, dove studiavano sotto pseudonimo. Non mancavano, per entrambi, le precauzioni e preoccupazioni: sempre scortati e seguiti da dipendenti statali e guardie del corpo, vivevano in una condizioni di sorvegliati speciali. Il ritorno in patria, sempre parlando al condizionale, risale al 2000, anche se non si esclude che possa aver frequentato una o più università straniere. Da un'istruzione all'avanguardia, nasce la sua capacità di influenzare e indirizzare le decisioni del fratello. La carriera di Kim Jong Yo ha avuto una svolta nel 2013, quando è stata promossa a responsabile della segreteria del presidente. Due anni dopo ha poi preso il posto di Kim Ki-nam, alla guida del Dipartimento di Informazione. E da allora è la regista che costruisce attorno al dittatore un clima di venerazione e paura.

UN DIPARTIMENTO AL PASSO CON I TEMPI

Il legame tra propaganda e potere, in un regime dittatoriale, è ormai largamente noto. Uno senza l'altra difficilmente potrebbe avere vita lunga. E non è quindi un'esagerazione dire che la minore dei Kim, con il suo ruolo, sia una delle donne più importanti dello Stato. Se non la più importante. Nel suo lavoro, gli esperti hanno visto un tentativo di 'svecchiamento' della comunicazione, con un aumento della dinamicità e reattività delle risposte degli organi di governo e dei rappresentati. Da qualche anno, infatti, non trascorrono mai troppi giorni senza che qualche notizia arrivi da Pyongyang. E diversi funzionari si occupano di monitorare la stampa estera, soprattutto americana e europea, per sapere costantemente cosa si scrive sul Maresciallo coreano. Ma i più grandi successi di Yo sono sicuramente quelli interni: il culto della persona è il pilastro su cui si basa il potere del fratello. Della giovane l'idea di presentarlo come 'uomo del popolo', di organizzare incontri in fabbriche, scuole e uffici, e di aprire i confini nazionali a pochi, pochissimi turisti. Che visitano le città e le campagne con la presenza costante di impiegati statali. Tutta una serie di iniziative che contribuisce ogni giorno ad accrescere il mistero attorno a Kim Jong-un, uno dei dittatori più indecifrabili di sempre.

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