Sfilata Atsushi Nakashima

Fashion Week

22 Settembre Set 2017 1718 22 settembre 2017

Donatella Versace: dalla morte del fratello al successo

La stilista celebra Gianni durante la Milano Fashion Week, riportando in passerella colori e stili Anni '90, a vent'anni dalla morte. Un periodo durante il quale ha saputo superare il trauma e rilanciare un brand diventato ormai di culto.

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Donatella Versace

Nel 1997, Gianni Versace veniva ucciso sulle scale della sua villa di Miami Beach. Vent'anni dopo, la sorella Donatella Versace, erede delle sue visioni, lo celebra nella sfilata della Milano Fashion Week facendo tornare in passerella scorci di Anni '90. Un successo, la celebrazione di un genio e di un marchio che, oggi più che mai, è sinonimo di estro e creatività.
E dire che, nel 2004, la casa di moda milanese rischiava di finire in bancarotta. Erano passati sette anni dall'omicidio, e le redini dell'azienda, da un giorno all'altro, erano passate a Donatella. Che nei primi tempi stentò molto, ma se oggi il brand è più solido e noto di allora, il merito è soprattutto suo.

CRESCIUTA A PANE E MODA

Lei non lo dice, ovviamente, ma si intuisce dall'intervista che ha rilasciato al Guardian nei primi giorni di settembre. Ma la sua storia inizia molto più in là nel tempo, rispetto a quella fatale mattina del 15 luglio 1997. Come il fratello, Donatella aveva cominciato a prendere dimestichezza con tessuti e filati nell'atelier della madre. Poi, crescendo, era diventata la modella preferita di Gianni, nonostante lei fosse otto anni più piccola: su di lei lo stilista sperimentava tagli e tessuti, e tutte quelle soluzioni ardite e innovative che ne avrebbero decretato il successo in passerella. Cresce a pane e moda, Donatella, assorbendo l'estro di Gianni e apprendendo il senso degli affari dall'altro fratello, Santo.

TRIONFO E TRAGEDIA

Gli Anni '90 sono cruciali. Perché sono gli anni del trionfo e della tragedia, che piomba con tutto il suo peso sulle spalle di Donatella, nominata responsabile creativa del gruppo. Una responsabilità a cui nei primi tempi non sa far fronte, o che forse non vuole proprio affrontare. È lei stessa ad ammettere al Guardian che i primi cinque anni furono densi di errori, mentre lei si ostinava a continuare a vivere come una specie di Barbie spensierata, come se Gianni fosse ancora in vita. La svolta arriva nel 2005, forse anche perché dopo una dipendenza da cocaina durata 18 anni Donatella va in rehab uscendone finalmente pulita. Ma in quel periodo Donatella capisce anche che, per tutti gli anni passati, Gianni si confrontava con lei su ogni aspetto creativo. E quindi Donatella realizza che le sue idee hanno già portato al successo Versace. Ora deve solo ritirarle fuori e crederci.

IL LAVORO DI UNA VITA

Lo fa, ed è un successo. Anche perché, oltre alle intuizioni creative, Donatella tira fuori un inedito orgoglio femminile, lo adotta prima ancora che diventi di tendenza e ne fa una bandiera che seduce una volta di più modelle, attrici e cantanti: Jennifer Lopez, Madonna, Beyoncé, Lady Gaga... Il femminismo di Donatella traspare anche dal suo metodo lavoro: mentre gli stilisti uomini partono da schizzi e bozzetti che, sulla carta, vestono donne eteree perfette per gli abiti, lei segue il percoso inverso: perché sono i tessuti a dover cadere bene sulle donne, che la loro taglia sia la 38 o la 46. L'impegno nell'impegno: l'approccio che Donatella ha nei confronti del lavoro è totalizzante, al punto da averla lasciata senza vita privata. Il suo tempo libero è occupato dai film appena usciti e dai notiziari televisivi, perché come dice lei la moda deve processare la realtà e, perché no, anche anticiparla. E da quando Donatella si è convinta che poteva fare tutto questo, salendo non solo sui tacchi dei suoi stivali ma anche su quelli, altissimi, della sua personalità, ci è sempre riuscita.

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