22 Settembre Set 2017 1311 22 settembre 2017

Chi è Jacinda Ardern, candidata laburista in Nuova Zelanda

Il 23 settembre, nella capitale Wellington e in tutto il Paese, ci si reca al voto. Da quando è stata scelta per rappresentare il Partito, la politica è sulla bocca di tutti. Una femminista che piace. 

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Jacinda Ardern

Gli Usa avevano Obama, il Canada ha Trudeau. Premier giovani, informali quando l'etichetta lo concede e al passo con i tempi. Un modello che potrebbe avere successo anche in Nuova Zelanda, dove il 23 settembre 2017 la popolazione è chiamata a votare il nuovo governo. La candidata ideale, in questo senso, è Jacinda Ardern, scelta per guidare l'opposizione contro l'avversario Bill English, del Partito Nazionale. È il suo il nome di cui si sta facendo un gran parlare e che sta trascinando il fronte Laburista in una rimonta inaspettata. Da quando ne è stata nominata rappresentante, agli inizi di agosto, i sondaggi hanno iniziato a registrare un'impennata del consenso della sinistra. Nel frattempo, la stampa neozelandese ne è entusiasta, si parla di «Jacindamania», e i suoi elettori la seguono con slancio.
Al momento, con i suoi 37 anni, è la persona più giovane a essere stata a capo del Partito, e la seconda quota rosa dopo Helen Clark, che riuscì a conquistare anche il ruolo di prima ministra. Se venisse eletta, avrebbe il compito di unire una nazione non priva di contraddizioni. Se da un lato la Nuova Zelanda può vantare una legislazione all'avanguardia in fatto di diritti, dall'altra ci sono ancora dei punti di discussione molto sentiti. Come l'interruzione volontaria di gravidanza, che è ancora una questione controversa. Pur essendo legale, è regolamentata da norme molto precise e, a tratti, restrittive. Per l’approvazione di un aborto, per esempio, devono essere presenti due medici e solitamente è concesso solo in caso di disabilità riconosciute nel feto. L'Ardern, che si definisce una femminista convinta, si è già dichiarata decisa al cambiamento.

«PENSA DI AVERE FIGLI?»

Ma a sole sette ore dalla sua elezione a rappresentante del Labour Party, invece che rispondere a domande sul suo programma o sugli obiettivi della sua candidatura, aveva dovuto aver a che fare con scomode quesiti personali. Alcuni giornalisti, infatti, erano più interessati ad avere informazioni sulla sua vita privata, piuttosto che sui suoi progetti per il Paese. Durante il programma radiofonico The AM Show, Mark Richardson l'aveva incalzata sul tema maternità, su cui già in precedenza era stata interpellata. Secondo il conduttore, gli elettori della Nuova Zelanda avevano il diritto di sapere, prima di votare per lei, se avesse in programma o meno di avere figli. Secondo lui, infatti, «un datore di lavoro che necessita di conoscere quel tipo di informazione dalla donna che sta assumendo». La reazione della Ardern non si era fatta ovviamente attendere, dando al suo intervistatore una risposta a tono. «È totalmente inaccettabile nel 2017 dire che le donne dovrebbero rispondere a quella domanda sul luogo di lavoro. Inaccettabile», ha esordito la politica, ricordando che dal 1993 secondo l'Human RIghts Act è illegale discriminare in base allo stato genitoriale di un individuo.

JACINDA LA FEMMINISTA

Una tipa tosta insomma, che viene descritta come forte, decisa. E che per questo piace. Quando si definisce «femminista», poi, lo fa in modo consapevole del tempo in cui si trova, rimanendo lontana dagli stereotipi dell'attivista incattivita che odia il genere maschile e non si cura del proprio aspetto. In un'intervento sul sito Villainesse, ha espresso la sua visione di un mondo in cui domini la parità di genere. Alcune sue frasi ricordano molto le parole di altre voci del movimento, come la scrittrice Ngozi Adichie. Così scriveva Jacinda, nel 2015: «Nella mia visione delle cose, se credi nell'equità, allora sei femminista». E si può esserlo «continuando a indossare un reggiseno, truccandosi e senza aver mai letto Germaine Geer». La sua voglia di garantire pari diritti alle donne non viene da quello che ha letto sui libri di testo, come ricorda lei stessa, ma dal suo istinto.

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