20 Settembre Set 2017 1011 20 settembre 2017

Mia Martini: 70 anni fa nasceva una femminista tormentata

Avrebbe festeggiato il compleanno il 20 settembre 2017. Cantante di indiscusso talento, la sua immagine è stata distrutta dai media. Ma Domenica Rita Adriana Bertè nascondeva una forte voglia di riscatto, soffocata dalle società dell'epoca. Il testo di Io donna, io persona, la sua canzone più impegnata.

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Mia Martini

È rimasta impressa nella memoria collettiva come una donna tormentata e burrascosa con un problema di droga. Ma, dietro all'apparenza, c'era così tanto di più. Definita una delle voci più belle della musica leggera italiana, Mia Martini è stata sicuramente vittima dell'immagine creata da televisione e giornali, incapaci di vederla per ciò che era. Domenica Rita Adriana Bertè (questo il suo vero nome) nascondeva un forte femminismo e una grande voglia di riscatto, ma non aveva spazio per esprimersi. Il 20 settembre 2017 avrebbe compiuto 70 anni: un compleanno che cadeva insieme alla celebre sorella Loredana Bertè, che condivideva con la maggiore giorno e mese di nascita oltre che, risaputamente, la professione. Morta a soli 47 anni, ancora non si è fatta chiarezza sul decesso. Le ipotesi di suicidio sono state puntualmente smentite dalla famiglia. Mimì Bertè, così la chiamavano all’inizio, si distinse quale interprete profonda dei propri testi già dall’esordio nel 1963. Lo pseudonimo Mia Martini, invece, arrivò più tardi, nel 1971, quando, incontrato lo scopritore di talenti Alberigo Crocetta, compose il nome che la rese famosa: ‘Mia’ come Mia Farrow, la sua attrice preferita, e Martini come una delle tre parole italiane più conosciute all’estero, dopo pizza e spaghetti. Anche la sua immagine, caratterizzata dall’immancabile bombetta ai capelli, mutò: se inizialmente tentarono di venderla come euforica ragazza 'yé-yé', il successo arrivò soltanto quando riuscì ad esprimere la sua vera natura intensa e travagliata.

IL FEMMINISMO FRENATO

Per ricordarla il giorno del suo compleanno potremmo elencare i suoi numerosi capolavori, i dischi più venduti o gli amori difficili. Ma c’è un lato di Mia Martini poco discusso e conosciuto, che forse è il più importante per indagare sulla sua personalità complessa e frastagliata. Ovvero il suo femminismo, la consapevolezza che aveva di ciò che comporta essere donna nella società italiana di allora. C’è chi pensa che proprio per via del dolore di fondo che questo pensiero le creava, la cantante sia sprofondata nella tristezza dei suoi ultimi anni di vita: le tendenze musicali dell’epoca la spingevano a interpretare testi che non sentiva suoi e di cui non condivideva il messaggio. La maggior parte dei suoi brani, infatti, descrivono la femminilità in un modo piuttosto stereotipato e sottomesso alla mascolinità. In canzoni come Gli uomini non cambiano o Minuetto, la donna è rappresentata come succube all’amante duro e impossibile. Passaggi come «Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no. Le mani tue, strumenti su di me, che dirigi da maestro esperto quale sei», oppure «continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore. Sono sempre tua, quando vuoi, nelle notti più che mai, dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi» rendono chiaramente quanto trasparisse l’idea dell’impotenza femminile.

IL BRANO DEL RISCATTO

Questi pezzi, purtroppo, hanno macchiato indelebilmente di strazio e sconsolatezza l’immagine artistica di Mia Martini, quando invece si capisce chiaramente da altre canzoni che fosse una persona dal pensiero forte. Prima fra tutte Io donna, io persona, che, praticamente, è un manifesto femminista melodico. Denuncia con precisione la mercificazione del corpo delle ragazze fatta da «riviste per uomini soli». Dice, per questo, di sentirsi «avvilita come un oggetto». Rabbioso e strillato, il brano getta luce anche sulla sottomissione della donna tanto nei rapporti amorosi («in una notte strana ho aperto la mia porta m'hanno dato della puttana/ se il mio uomo mi picchiava mi ammiravano i vicini») quanto in quelli familiari («Sono stata una madre esemplare, sei bambini da allevare, un aborto ogni due anni e io zitta a sopportare»). Insomma, vogliamo ricordarla così: una combattente decisa e consapevole, sconfitta soltanto da un nemico oppressivo.

Sono stata una cover-girl
su riviste per uomini soli
preoccupata di tenere
i seni spinti bene in fuori
con un brandy tra le gambe
e una moto dietro la schiena
all'inizio ero felice
poi mi sono fatta pena.
Io donna, io persona
avvilita come un oggetto
come bambola da letto
io non voglio essere schiava
e neppure esser padrona
voglio essere soltanto
una donna,una persona.
Sono stata una madre esemplare
sei bambini da allevare
un aborto ogni due anni
e io zitta a sopportare
se il mio uomo mi picchiava
mi ammiravano i vicini
il mio odio ed il mio amore
lo sfogavo sui bambini.
Io donna, io persona
avvilita come un oggetto
come bambola da letto
io non voglio essere schiava
e neppure esser padrona
voglio essere soltanto
una donna, una persona.
Sono stata una vedova austera
sempre forte, sempre nera
sono stata d'esempio per tutti
non uscivo mai la sera
tanti uomini m'hanno cercata
finché in una notte strana
ho aperto la mia porta
m'hanno dato della puttana.
Io donna, io persona
invenduta sulla strada
ma innalzata come santa
io non voglio essere schiava
e neppure esser padrona
voglio essere soltanto
una donna, una persona.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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