14 Settembre Set 2017 1624 14 settembre 2017

Maria Callas, 40 anni senza la Divina: gli amori che la sfinirono

Icona del Novecento, leggenda della lirica, donna fragile e capricciosa insieme. Una vita di successi e delusioni, che ricordiamo nell'anniversario della sua scomparsa.  

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Callas

Nell’arte, non basta il talento per trasformarsi in leggenda. E a Cecila Sophia Anna Maria Kalogeropoulos non sarebbe bastata la voce per entrare nel mito della lirica. Doveva, prima, diventare Maria Callas. La Divina, la tormentata. Una soprano icona di un’era, ma che fu travolta dalle sue stesse passioni. Fece sognare il pubblico e lo divise, lo conquistò per poi allontanarlo. Incantò, deluse, e sconvolse la società del Novecento, che a quarant’anni dalla sua scomparsa la ricorda con la nostalgia con cui si guarda a un passato di grandezza ormai sfumato.
La vita della Callas sembra facile da raccontare, divisa com’è tra un estremo e un altro. Il Vecchio mondo e il Nuovo, il successo e l’amore, la gloria e la tragedia. Donna fragile e capricciosa insieme, dipinta sempre alla ricerca d’attenzione e affetto. Li trovò dove non li cercava, nel matrimonio con l’italiano Meneghini, li chiedeva disperatamente senza riceverne mai abbastanza dal greco Onassis, sua croce e condanna.
Un privato che non riuscì mai a rimanere tale, finendo con lei non solo sulle prime pagine dei giornali, ma anche sui palchi dei teatri. La tradizione la vuole votata alla carriera e alla musica fino al 1957, anno dell’incontro con l’allora più ricco del mondo. Da lì, il suo spirito e la sua voce imboccarono una spirale discendente da cui non uscirono più, facendole perdere ingaggi e favore della critica.

UN FIORE PRONTO A SBOCCIARE

Eppure, prima della grandezza, dei rotocalchi e della fama, Maria viene ricordata come una cantante d’opera che si affacciava al suo primo vero ruolo da protagonista timida e impacciata. Quando 23enne arrivò a Verona per esibirsi all’Arena, nella sua vita c’era stato spazio solo per l’infanzia newyorchese, il divorzio dei genitori e l’adolescenza greca. Tutti particolari, la miopia, i chili di troppo, il carattere schivo, che i giornali del tempo non mancarono di notare. Ma la Callas non era altro che un fiore sul punto di sbocciare: in Italia, oltre alla consacrazione artistica, trovò anche il suo primo compagno di vita: Giovanni Battista Meneghini, secondo molti artefice della sua fortuna. L’imprenditore, che al momento del loro incontro aveva 51 anni, divenne ben presto suo agente, assolvendo al suo incarico in modo meticoloso e certosino. Si dedicò giorno e notte alla costruzione del mito, trovandole ruoli prestigiosi e contrattando paghe e ricompense. Nel frattempo, Maria seguiva una dieta rigorosa e imitava le pose e la gestualità delle dive dell’Ottocento. Eleonora Duse e Giuditta Pasta divennero i suoi punti di riferimento, mentre la sua fama cresceva in tutto il mondo.
Un sodalizio che durò per 12 anni e che nonostante l'affetto fra i due finì per essere ricordato più come un successo di carriera che come una storia d'amore. Nel racconto spietato che ne ha fatto Arianna Stassinopoulos, biografa dell'artista, l'uomo viene ricordato come pedante, noioso e privo di qualsiasi fascino. Una figura sempre più opprimente, cieco all'insofferenza della moglie fino all'ultimo. Le parole che gli rivolgeva erano ormai di rancore e condanna, di una donna stretta in un legame di cui voleva liberarsi a ogni costo: «Ti comporti come il mio carceriere, non mi lasci mai sola. Mi controlli in tutto, come un odioso guardiano. In questi anni non hai fatto altro che soffocarmi».

Maria Callas e Aristotele Onassis nel 1959

MONTAGNE RUSSE VISTA MARE

E come nelle migliori fughe, non poteva che esserci qualcuno ad aspettarla una volta fuori dalla prigione. L'incontro con il suo nuovo complice avvenne sul finire degli Anni '50, in una Venezia all'apice del suo splendore. Lui è, ovviamente, Aristotele Onassis, armatore in affari con i governi più potenti del mondo. Greco, come Maria, cresciuto e arricchitosi in quel Nuovo Mondo che aveva accolto anche la cantante. Il classico donnaiolo, col fascino dell'uomo maturo, che teneva in mano (e sulle sue navi) il meglio della mondanità mondiale. Quando nel 1959 la Callas salì su una delle sue barche, probabilmente non si aspettava di essere alle porte del periodo più burrascoso della sua vita.
Di lei si scriveva già che fosse diventata capricciosa, infantile, mentre a suon di esibizioni e recensioni si consumava la rivalità con Renata Tebaldi, altra grande voce del tempo. La competizione con l'italiana era serrata, tanto che a chi le paragonava rispondeva di «non confondere lo champagne con la Coca-Cola». A un'opinione pubblica ormai sul piede di guerra, Maria non mancò di offrire occasioni di scontro. Durante la Norma, in scena all'Opera di Roma, abbandonò il palco alla fine del primo atto. Un rifiuto non passato inosservato, vista la presenza in platea del Presidenza della Repubblica Giovanni Gronchi. La sua relazione con Onassis non fece che esasperare il tutto: gli anni del declino, dal 1958 per i dieci successivi, sono costellati da litigi, tradimenti e delusioni. Una montagna russa che la indebolisce, facendola piombare in profonde crisi, fino al punto di rottura finale: il greco annuncia il matrimonio con Jacqueline Kennedy, e Maria apprende la notizia dai giornali. Sarà ricoverata a Parigi per i troppi psicofarmaci presi, presagio della morte, che arriverà da lì a nove anni. Ma prima, nel mezzo, il cinema e altri amori impossibili.

Maria Callas e Pier Paolo Pasolini durante le riprese di Medea nel 1969

GLI AMORI DIFFICILI

E dopo gli «inutili sacrifici» con cui aveva cercato di tenere legato a sé il magnate e il lento addio alla lirica, le riprese della Medea sembrarono dare alla soprano una nuova missione disperata: conquistare Pier Paolo Pasolini. Dal 1965, momento del loro incontro, Maria cercò in tutti modi di rendere quell'amore platonico qualcosa di più. Senza mai riuscirci. Anche l'intelluale di Bologna, come lei con Onassis, era consumato da una relazione, quella con Ninetto Davoli, che non gli diede mai quello che desiderava. Entrambi anime tormentate e fragili, si allontanarono piano piano, con gli impegni che si mettevano fra loro e l'affetto e l'ossessione reciproca che sbiadiva man mano. Una storia impossibile, scoppiata come una bolla di sapone dopo l'estate del 1970.
Affranta, intristita, una voce in cerca di cure: è così che la trovano Giuseppe e Maria Di Stefano, il tenore e la moglie, a New York. Un nuovo sodalizio, un terzetto d'amicizia prima e di tradimenti poi, che divenne il suo canto del cigno. Una storia che la Di Stefano ha raccontato nel libro Callas, nemica mia e che getta le ultime lunghe ombre sulla diva. Un memoir impietoso nei confronti della cantante, ritratta in tutta la sua ostinata e disperata ricerca di attenzioni e premure. Dopo tre anni di sutterfugi e segreti GIuseppe confessa tutto alla moglie e da quel momento i ponti con la Callas iniziano a essere tagliati uno dopo l'altro. Dalla resa dei conti esce sconfitta, senza saperlo accettare. Ricorda Maria, l'italiana: «Lo voleva. Gli ha scritto pagine molto appassionate, molto forti. So che Pippo le conserva in cassaforte, se le divulgasse sarebbe miliardario. Ma di lei, allora, non ne poteva più».
Di nuovo sola, di nuovo a Parigi, di nuovo troppi farmaci: nel 1977, due anni dopo Onassis, Maria Callas muore nel suo appartamento in condizioni mai del tutto chiarite. La soprano abbandonava le scene per sempre, diventando leggenda.

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