12 Settembre Set 2017 1053 12 settembre 2017

Mestruazioni, cinque donne che hanno cambiato il modo di affrontarle

Perifrasi, nomi in codice, stereotipi: quando si parla di ciclo si cade spesso nel ridicolo. L' imbarazzo sul tema è ancora tanto, ma consoliamoci: prima di loro era ancora peggio.  

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Assorbenti

'Le mie cose' per le mainstream, 'quei giorni lì' per le più vaghe, 'settimana alla Shining' per le cinefile. Le più sicure, invece, parlano chiaramente di ciclo e mestruazioni senza badare ai brividi di terrore che scorrono lungo la schiena di chi le ascolta. Se poi dai nomi passiamo ai cliché, anche lì ce ne sono in abbondanza: meglio non litigare con una donna in PMS, mestruata come sinonimo di scorbutica, gli uomini che al supermercato non vogliono avere assorbenti nel carrello. La regola 'bene o male purché se ne parli' può valere in pubblicità, ma non molto quando si tratta di fare pace con il corpo femminile: diciamo basta ai toni sommessi e di imbarazzo, alle perifrasi e ai giochi di parole. Oltre la cortina di nebbia e mistero che avvolge uteri e ovaie, c'è chi negli ultimi due secoli ha cercato di sfatare luoghi comuni e reticenza. Fra tutti, ricordiamo cinque donne che con le loro invenzioni e il loro lavoro hanno reso le mestruazioni un po' meno magiche e un po' più normali.

LYDIA PINKHAM

In un'epoca in cui non esistevano aspirine e antidolorifici e la soluzione ai crampi vaginali era la rimozione delle ovaie (che allora aveva un tasso di mortalità del 40%), Lydia Pinkham riuscì a trovare un rimedio naturale per alleviare le sofferenze di molte donne, diventando una delle più importanti imprenditrici made in US di fine Ottocento. Nata nel 1818 nel Massachuttes, in una famiglia impegnata per l'abolizione della schiavitù e schierata a favore dell'emancipazione femminile, fece una gran fortuna iniziando a vendere il suo famoso Vegetable Compound. Dopo averlo preparato per anni ad amiche, vicine e parenti, a causa delle difficili condizioni economiche della sua famiglia decise di mettersi in affari, registrando marchio e ricetta e fondando la The Lydia Pinkham Company. Un prodotto, il suo, destinato a entrare nelle case di migliaia di americane. Oltre a una ingente dose di alcol, che secondo molti era la chiave della sua efficace, Lydia aveva selezionato con cura un gran numero di erbe e radici utili contro spasmi e dolori.
Ma la chiave del suo successo fu soprattutto nella strategia di marketing che seppe mettere in piedi: su ogni etichetta era presente il suo viso, per far capire alle acquirenti che dietro a quella boccetta c'era qualcuno che le capiva alla perfezione. Chi le aiutava, ora, era una donna, che oltre a vendere un farmaco, elargiva anche consigli e ascoltava le loro domande. La compagnia, infatti, pubblicò per anni e anni i Pinkham Pamphlets, su cui venivano raccolte storie e suggerimenti contro i dolori mestruali, dando inizio a un primo dibattito attorno al tema.

MARY PUTNAM JACOBI

Oggi le pubblicità degli assorbenti ci dicono che durante il ciclo possiamo addirittura fare il bagno in mare o una giravolta sulle mani. Come se qualcuno avesse mai avuto qualche dubbio a riguardo. Prima di alzare gli occhi al cielo, la prossima volta che vedrete uno spot simile, ricordate che rispetto al passato se n'è fatta di strada. C'era un tempo, infatti, in cui si credeva che mestruazioni e facoltà intellettive non potessero essere compatibili. Una donna, in quei giorni del mese, smetteva letteralmente di pensare. Ed era la scienza a sostenerlo. Il dottor Edward H. Clarke nel 1873 pubblicò un intero studio per sostenere questa posizione, contribuendo a escludere la popolazione femminile da impieghi, scuole e università. Chi gli si oppose con forza fu Mary Puntam Jacobi, dottoressa inglese che visse fra New York e Parigi, cercando di combattere la sfiducia che alleggiava su di lei e le sue colleghe. Per sfatare i miti e le credenze ancora così radicate attorno agli influssi delle mestruazioni, condusse una ricerca che dimostrava l'esatto contrario di quanto detto da Clarke tre anni prima. Così, nel 1876, il suo The Question of Rest for Women during Menstruation le valse il Boylston Prize dell'Università di Harvard e contribuì a cambiare le carte in tavola.

KATHARINE McCORMICK

Per molte donne la pillola non è solo un metodo contraccettivo, ma anche uno dei medicinali più consigliati per tenere sotto controllo cicli mestruali abbondanti o irregolari. Dietro la sua creazione, oltre al dottor Gregory Goodwin Pincus che la brevettò sul finire degli Anni 60, c'è soprattutto Katharine McCormick. Nata nel 1875 in Michigan, con una passione per la medicina e la voglia di contribuire all'emancipazione femminile, fu biologa, filantropa e suffraggetta. Dopo il ricovero del marito, affetto da una forma acuta di schizzofrenia, si trovò per le mani una vera e propria fortuna. I McCormick, infatti, erano fra le famiglie più ricche del tempo: a loro il merito di aver inventato la prima metitrebbia meccanica, un punto di svolta per l'agricoltura mondiale.
L'esperienza di degenza del marito e il suo impegno in fatto di diritti civili la indirizzarono verso il lavoro del dottor Pincus: a presentare i due, lo scienziato e l'attivista, fu Margaret Sanger, forte sostenitrice del controllo delle nascite. Per Katharine, l'autodeterminazione femminile divenne una vera e propria missione, una rivoluzione che doveva passare, anche, dalla possibilità di avere potere sul proprio sistema riproduttivo. Così, mentre finanziava lo studio e la ricerca, importava di nascosto dall'Europa diaframmi per le donne statunitensi.

LEONA CHALMERS

La coppetta mestruale è un grande oggetto di discordia nel mondo femminile. Se fino a qualche anno fa, in Italia, non era molto conosciuta, oramai tutte ne hanno sentito parlare e si sono fatte una chiara opinione a riguardo: o la si ama o la si odia. Per chi appartiene al primo gruppo, ha segnato una rivoluzione nel modo di gestire il proprio ciclo. I suoi meriti, oltre che economici, sono di uso e durata. E anche se verso la fine dell'Ottocento iniziavano già a circolare i primi modelli, è nel 1937 che Leona Chalmers decise di registrarne il brevetto e iniziarne la commercializzazione. Dopo una carriera da attrice, la svolta da imprenditrice: il suo obiettivo era quello di far sapere a tutte le donne quali e quante possibilità avessero di gestire il proprio corpo.

LEE MILLER

Quando la giovane Lee Miller posò con un abito di seta e un filo di perle per una pubblicità, probabilmente non sapeva che si trattava di uno scatto per una marca di assorbenti. Nè immaginava le conseguenze di quella semplice foto sul suo futuro. Kotex, la compagnia che comprò il ritratto, voleva usare la bellezza senza tempo della modella per lanciare un semplice messaggio a tutte le altre donne: durante il ciclo è comunque possibile essere graziose ed eleganti, senza avere paura a mostrarsi in pubblico. Un mantra, quello del 'il trucco c'è ma non si vede' che ci ripetono anche oggi. Allora, però, nel 1922, nessuna aveva mai prestato il proprio volto per una campagna simile: tutto era da tenere nascosto e sotto traccia. L'esporsi in prima persona della Miller, quindi, causò un vero e proprio scandalo, quasi una vergogna per la società del tempo, che di mestruazioni non voleva proprio sentir parlare.
Non tutti i mali vengono per nuocere, però, e dopo essersi trasferita a Parigi per sfuggire all'imbarazzo di quelle immagini, la Miller si rifece una vita. Dopo aver conosciuto Man Ray ed essere diventata la sua compagna, si avvicinò alla fotografia, diventando una delle reporter più apprezzate durante la Seconda Guerra Mondiale. La sua macchina era rivolta sempre verso le donne: nelle fabbriche, negli ospedali, sui campi di battaglia come infermiere, ritrasse l'universo femminile per tutta la durata del conflitto. Un'apripista dietro e davanti il mirino.

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