6 Settembre Set 2017 1845 06 settembre 2017

Non avevano paura della verità

Gauri Lankesh è solo l'ultima di una lunga lista di giornaliste considerate 'scomode' e per questo assassinate. Perché scontrarsi con i poteri forti, a volte, può essere molto pericoloso.

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Gauri Lankesh

Per cambiare le cose, bisogna sempre metterci la faccia. È necessario esporsi e denunciare ciò che non va. Si può dire che è una regola generale ma spesso questa libertà (perché di libertà si tratta) può essere limitata dallo Stato, dal governo, da un gruppo di persone influenti, dalla criminalità organizzata, o altri ancora. A volte si usano le parole, altre volte si passa ai fatti. Forse qualcuno non condivideva le idee di Gauri Lankesh, la giornalista indiana uccisa il 5 settembre 2017. Sì, perché più che di un omicidio, si è trattato di un'esecuzione in piena regola: un commando di sconosciuti l'ha aspettata sotto casa e ha sparato sette proiettili da distanza ravvicinata. La scrittrice era molto conosciuta nel suo Paese e si è sempre schierata contro il sistema delle caste e l'integralismo. Ha anche preso posizione sul caso della minoranza musulmana dei Rhoingya. Ma lei è soltanto una di una lunga lista di giornaliste considerate 'scomode'.

ILARIA ALPI
Uno dei casi più famosi in Italia è quello di Ilaria Alpi, giornalista del Tg3 che nel 1994 è stata assassinata a Mogadiscio, in Somalia, insieme al cineoperatore Miran Hrovatin. Il motivo? L'inviata stava lavorando su un possibile traffico di rifiuti tossici nel Paese africano. Secondo quest'inchiesta, sarebbero coinvolti anche i servizi segreti italiani, insieme ad altre alte istituzioni. Ma non solo. Per la reporter, era un sistema ben consolidato a livello internazionale: i Paesi industrializzati pagavano una tangente, in cambio i loro rifiuti tossici venivano smistati in Africa. E il pagamento non era soltanto in denaro: a volte, si preferivano le armi.

ANNA POLITKOVSKAJA
Spostiamoci a Est. Questa volta siamo nel nuovo millennio, in Russia. Il 7 ottobre del 2006 la giornalista Anna Politkovskaja, conosciuta per il suo impegno legato ai diritti umani, alla Cecenia e soprattutto per la forte opposizione a Vladimir Putin, fu uccisa e ritrovata nell'ascensore di casa sua. Quattro bossoli accanto al cadavere, un proiettile in testa. Ancora oggi non si sa chi sia il colpevole o il mandante ma molti giornali hanno attribuito la colpa proprio al Presidente della Federazione russa. Secondo il direttore di Novaja gazeta, il giornale per cui lavorava, quel giorno avrebbe dovuto pubblicare un'inchiesta sulle torture commesse forze di sicurezza cecene legate al primo ministro Ramsan Kadyrov.

ANASTASIJA BABUROVA
Restiamo in Russia e restiamo anche nello stesso giornale. Nel 2009, è stata uccisa Anastasija Baburova, 25 anni, ucraina, stagista di Novaja Gazeta. A dire il vero, era considerata l'erede della Politkovskaya: entrambe condividevano lo stesso interesse per i diritti umani e per la questione cecena. Oltre a essere una giornalista, era anche un'attivista: faceva parte del movimento anarchico ambientalista e partecipava anche alle manifestazioni di movimenti ecologisti e antifascisti. Anche nel suo caso, non si può parlare semplicemente di omicidio ma di una vera e propria esecuzione: è stata ammazzata mentre camminava per le strade della città insieme all'avvocato Stanislav Markelov, difensore dei diritti civili. Ma a differenza degli altri casi, qua ci sono i colpevoli: due neonazisti che agirono, a detta loro, per odio e vendetta.

VERONICA GUERIN
Spostiamoci ancora a Ovest. Un'altra vittima celebre è stata Veronica Guerin, giornalista irlandese, uccisa nel 1996. Nel suo Paese era molto famosa grazie alle inchieste sul traffico di droga della periferia di Dublino. Viveva la professione in modo sfrontato: era disposta a mettere da parte la propria sicurezza personale pur di raccogliere le testimonianze dei protagonisti dell'attività criminale della città. Anche se perennemente scortata dalla polizia, la donna, mentre era ferma a un semaforo, è stata assassinata. La sua morte, però, ha smosso il Parlamento irlandese che ha modificato la Costituzione della Repubblica e consentito all’Alta Corte di congelare i beni di sospetti narcotrafficanti.

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