Mamma, chi me l'ha fatto fare!

5 Settembre Set 2017 1525 05 settembre 2017

L'insostenibile stress dei compiti

Carichi di lavoro eccessivi e libri da 'bimbominkia': gli esercizi per le vacanze ansiano figli e genitori. «Meglio un'istruzione alla francese», spiega Stefania Romani nella sua rubrica.

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Scuola - Compiti a casa

Volata finale con i compiti? Certo, come sempre! Perché per quanto cerchiamo di organizzarci, progettando un'ultima settimana di vacanza dedicata solo al riposo, qualcosa, alla fine, non quadra. Non troviamo il libro di inglese, manca all'appello l'album di tecnologia, regna il caos negli appunti di spagnolo. E parlo al plurale, non perché io debba personalmente affrontare temi, traduzioni, potenze o tabelline, che lascio volentieri ai miei cuccioli. Ma perché, mio malgrado, sono coinvolta, eccome, nei preparativi per la scuola.

Ogni estate proviamo a distribuire il carico di lavoro nei mesi in maniera equilibrata. Poi però capitano gite impreviste, visite agli amici, giorni di caldo torrido in cui è impossibile lavorare, pomeriggi dai nonni, che da genitori erano inflessibili ma con i nipoti lasciano correre. E gli arretrati si accumulano. Morale? A un paio di settimane dal via delle lezioni scatta nella prole la consapevolezza del «potrei non farcela» e nelle mamme l'ansia di riflesso. Quindi partono i controlli incrociati con altre madri, ma non sulla chat di classe, per evitare la solita figura di quella che ha in casa un soggetto sbadato e che per giunta lo aiuta. Del resto noi genitrici di oggi sappiamo bene che dovremmo rendere i pargoli più autonomi, ma quando ci chiedono un favore, facendo gli occhioni dolci...

Tutti gli anni, nella fase concitata dell'acqua alla gola, riparte il tormentone sull'utilità dei compiti. Naturalmente per noi mamme, o almeno per quelle come me, guardando giusto all'immediato, sarebbe più comodo non avere fra i piedi esercizi e ricerche. Chi ha il figlio unico, in un modo o nell'altro sopravvive, ma averne almeno due da monitorare/aiutare diventa complicato. Tanto che io, quando esco di senno, urlo che «se tornassi indietro sceglierei la scuola francese, perché lì non danno niente da fare a casa, visto che i nostri cugini sono fissati con l'égalitè, e per non svantaggiare chi non può essere seguito risolvono la faccenda alla radice». Cosa riferita puntualmente fra i banchi dal mio Ettore, che per essere preciso, nel prendere a modello l'istituzione francese ha citato la sua fonte, ovvero la sottoscritta, parlandone con il suo preside.

Allora compiti sì o compiti no? Alle elementari ci sono tanti libretti 'standard', pensati per il passaggio da una classe all'altra: sono accattivanti, colorati, con copertine molto summer time, spiaggia e ombrellone. Il mio primogenito li definisce lapidariamente da bimbominkia. Utilità? Secondo me, tendente allo zero, perché sono molto generici, molto da disegnare, molto da colorare. E servono più a mettere a posto la coscienza di insegnanti e genitori, che a guidare i bambini attraverso un vero e proprio ripasso di quanto imparato. Penso che siano meglio qualche lettura, qualche riflessione scritta e qualche calcolo, operazione o equivalenza per rimanere allenati in matematica.

A meno che non capiti un maestro come quello che ha avuto per cinque anni il mio piccolo. Cristian Adobati, oltre 20 anni di insegnamento alla Primaria fra Bergamo e Milano, ci ha sempre detto di credere nell'importanza dell'allenamento, che consente di riprendere con meno fatica a settembre: secondo lui quindi, «compiti sì, ma...». In primis perché vanno calibrati sulla classe e sul singolo bambino. Così l'insegnante caricava su una chiavetta video dettati, video interrogazioni sulle tabelline e sui verbi. E poi schede di esercizi uguali a quelli sempre fatti in classe, con analisi grammaticale, comprensione del testo, problemi, operazioni. Tutto qui? No, visto che c'erano le tre fasce light, medium, strong, rispettivamente con pochi, parecchi e molti lavori. Cristian ci ripeteva infatti: «perché caricare, ad esempio, in matematica un bambino che è già preparatissimo? Meglio una rinfrescata veloce nei calcoli, ma magari un impegno maggiore nel suo punto debole, che può essere un aspetto dell'italiano». E in effetti, messa così, non fa una grinza.

E alle medie? Io sarei per qualche lettura, qualche tema, un ripasso di matematica. Un po' come la pensa Francesca Ferrari, docente di Lettere alla Secondaria dal 2000, che insegna a Reggio Emilia. Secondo lei «i compiti sono utili per consolidare quello che i ragazzini hanno appreso, ma non devono essere troppo pesanti, pena il rischio di demotivare gli alunni, magari di spaventarli con un effetto controproducente». La Ferrari non adotta testi preconfezionati per le vacanze, ma assegna esercizi presi dai libri usati durante l'anno scolastico e selezionati sulla base del programma svolto, di quello che va potenziato o recuperato. E a noi genitori fa una raccomandazione: «lasciate sbagliare i vostri figli. Anche questo è importante per la loro crescita!». Preso nota, mamme?

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