Sessismo

Sessismo

1 Settembre Set 2017 1517 01 settembre 2017

Chiudetegli quella Fogna di bocca

Grave insulto sessista del tennista italiano Fabio Fognini nel match d'esordio agli Us Open. Ma le scuse dopo aver dato all'arbitro della «troia bocchinara» sono peggio delle offese.

  • ...
Fabio Fognini

Ancora tu. Che potrebbe valere per entrambi i protagonisti, aggressore e vittima, del deplorevole episodio andato in scena il 31 agosto agli Us Open di tennis. Ma che, senza pensarci due volte, preferiamo sia rivolto in tono accusatorio soltanto al cattivo della situazione: Fabio Fognini, tanto per cambiare, la cui ennesima sceneggiata sotto rete non sorprende affatto chi mastica un minimo di diritto e rovescio. Questa, però, è la peggiore di sempre. Perché se la causa scatenante di racchette morse e spezzate, condite da insulti più o meno pesanti al giudice di linea, come sempre sono alcune decisioni non accettate dal 30enne atleta ligure, in occasione del match perso con il connazionale Stefano Travaglia il numero 26 al mondo ha davvero superato il limite. Offendendo pesantemente l'arbitro donna, la svedese Louise Enzgell, non nuova ad essere presa di mira da colleghi e colleghe del Fogna stesso, con l'epiteto sessista «troia bocchinara».


LA CULTURA MACHISTA
L'incontro vale il passaggio al secondo turno, visto che siamo solo all'esordio dello Slam a stelle e strisce. Il punto incriminato, sinceramente, non ci interessa. Non c'è torto al mondo che tenga per chiamare «troia bocchinara» una donna che sta facendo, bene o male non ci interessa, il suo lavoro. Non siamo buonisti per forza, la rabbia ci può stare e ci può stare pure perdere la testa. «Sei una stronza», o anche un «vaffanculo», con tanto di dito medio come tirò fuori una fino ad allora irreprensibile Flavia Pennetta (guarda caso proprio all'indirizzo della Enzgell) in un incontro di Federation Cup, non lo giustificheremmo ma lo potremmo anche capire. Quel «troia bocchinara» (sì, lo ripetiamo ancora), invece, è tanto più grave non perché detto da uno sportivo che dovrebbe essere un esempio per i più piccoli, piuttosto perché riflette una cultura machista quasi automatica, dove l'insulto sessista passa quasi inosservato ma trascina con se una storia di disprezzo della donna difficile da eliminare anche nel linguaggio.

IL RITORNO DEL BAD BOY
Fognini non è il solo, infatti, a essere caduto così in basso. E di scivoloni sotto rete, nel tennis più che in qualsiasi altro sport, sono pieni gli archivi. Dal monologo dello spagnolo Ferrer, sempre negli States, che nel 2008 sminuì le donne dicendo alla giudice di sedia «per forza, sei una ragazza. E le ragazze non sono buone a fare niente», fino addirittura alle molestie di Maxime Hamou, che nel Roland Garros 2017 tentò di baciare una giornalista di Eurosport senza ovviamente il consenso della stessa. Niente di nuovo, dunque, ma soprattutto purtroppo. Di nuovo, invece, c'è il ritorno al vecchio del Fogna, ovvero all'immagine di bad boy, talento oscurato da una testa calda che proprio non vuole mettere a posto. Peccato perché, dopo la nascita del figlio avuto con la Pennetta, aveva fatto credere di essere maturato.

LE SCUSE PEGGIO DEGLI INSULTI
Macché. Il Fognini 2.0 ribattezzato e osannato da tutti i giornali, proprio non esiste. Anzi. Quelle scuse post partita, dopo aver negato il saluto alla Enzgell, sono ancora peggio degli insulti. Buttate lì, su Twitter, senza entrare nel merito delle offese e rivolgendosi prima al pubblico, dimostrano quanto poco valgano. «Una giornata molto negativa», si limita a dire nel suo cinguettio, con tanto di faccina sorridente quando ribadisce, nella circostanza delle decisioni incriminate, di avere avuto ragione. «Che poi alla fine dei conti è solo una partita di tennis», chiude sui social. A casa lo aspettano figlio e moglie. Almeno lei, sempre impeccabile come comportamento (fatta eccezione del sopracitato episodio), speriamo riesca, col tempo, a farlo cambiare.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso