31 Agosto Ago 2017 1330 31 agosto 2017

Principessa del popolo, icona di niente

Non era né una ribelle né la ragazza della porta accanto. E tanto meno femminista. Ma a 20 anni dalla morte Lady Diana resta la più amata della famiglia reale d'Inghilterra.

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Lady Diana

. Non per la famiglia reale. Nel 20esimo anno dalla sua morte, il 31 agosto 2017, la casata dei Windsor se ne starà tappata in casa, manco avesse l'ottava stagione completa di Game Of Thrones da guardare. Niente celebrazioni dalla regina Elisabetta, nessun omaggio da parte dell'ex marito, il principe Carlo, mentre a Londra e in tutta Europa (anche in Italia) si terranno eventi a lei dedicati, feste e allestimenti. In televisione, poi, sarà sfida totale tra speciali e documentari sulla vita, e la morte, di Diana Spencer. Nulla di tutto questo, dunque, interesserà Buckingham Palace, con l'eccezione dei figli William e Harry. Che, però, hanno già avuto modo di ricordare l'amata mamma il giorno in cui avrebbe compiuto 56 anni, il primo luglio. D'altronde, quello di Elisabetta e Carlo è considerato un comportamento coerente, almeno per chi da sempre segue da vicino la vita dei Reali britannici. In fondo, Lady D era la pecora nera, la mina vagante e quindi percepita come un pericolo dalla Corona: non propriamente 'una di famiglia', insomma, perché troppo fuori dagli schemi classici del rigido protocollo monarchico. Diana non era solo una principessa, piuttosto era la principessa del popolo. Lo è stata nel suo attivismo nelle campagne contro le mine antiuomo, le visite negli ospedali, il suo impegno civile poi ripreso, in qualche modo, da attrici famose come Angelina Jolie ed Emma Watson. Gesti simbolicamente molto forti che, forse, lei stessa usava per trovare all'esterno quello che non riusciva ad avere nel suo privato tormentato. Ma se è chiaro a tutti che Lady D sia stata una principessa fuori dal comune, su di lei ci sono ancora alcuni luoghi, quelli sì comuni, che vanno smentiti una volta per tutte.

DIANA, LA RAGAZZA DELLA PORTA ACCANTO
Non sempre tanti indizi fanno una prova. È vero, da giovane fu bocciata due volte alla maturità, era una gran nuotatrice, amava la danza (sebbene fosse troppo alta per praticarla a certi livelli) e frequentò senza grandi successi anche una scuola di cucina prima di diventare maestra d'asilo. Informazioni che sicuramente potrebbero raccontare una tipica ragazza della porta accanto. Ma le sue origini non mentono: «Diana era discendente di una casata importante, una delle famiglie nobili più legate ai reali», ricorda Barbara Bonomi Romagnoli, giornalista e attivista del movimento femminista Non Una Di Meno. Che aggiunge: «In questo senso definirla ragazza della porta accanto è un azzardo. Conobbe Carlo a una battuta di caccia, ma questo non è come conoscersi sul bus, per intenderci. Al di là del fatto che non fosse 'altezzosa' come altre principesse, resta una donna che ha perseguito un destino abbastanza segnato, quantomeno prevedibile». In una famiglia comunque atipica, con i genitori che si separarono presto. La madre, la viscontessa Althorp, scappò con l'amante quando Diana aveva 7 anni. Non esattamente, quindi, il ritratto della tipica famigliola in stile spot Barilla.

DIANA, LA PRINCIPESSA RIBELLE
In questo caso, forse, più che smentire occorre correggere. Perché lo abbiamo anticipato all'inizio: Lady D era certamente ribelle rispetto all'etichetta di corte e appariva anticonformista rispetto alle altre sovrane o aspiranti tali (non ci risulta che la principessa di Spagna abbia mai incontrato i malati di Aids). «Ma a sentire la storia della sua vita non si è però battuta molto contro un uomo che l'ha sempre fatta sentire fuori posto. Né si è opposta a un sistema iniquo economico e sociale che ancora permette la monarchia. Anzi ne ha fatto parte, consapevole dei suoi privilegi e del suo potere», è la risposta di Barbara Bonomi Romagnoli. D'altronde, tanti sono anche gli episodi in cui è emerso il disprezzo da parte dell'ex marito nei suoi confronti senza reazioni da parte della duchessa di Cornovaglia. Primo fra tutti, forse, quello all'Expo in Canada, nel 1986. Diana perse i sensi qualche minuto dopo il suo ingresso per un lieve malore. Carlo, invece di offrirle appoggio, la rimproverò per non aver avuto il buongusto di svenire in privato, anziché davanti a tutti. Nonostante queste umiliazioni, la principessa del Galles fece di tutto per tenersi stretto il marito, chiedendo aiuto persino alla regina. Che ovviamente, non mosse un dito.

DIANA SIMBOLO DEL FEMMINISMO
Un'immagine più delle altre può spiegare il motivo per cui Lady D non è affatto un icona femminista? L'amicizia con Madre Teresa di Calcutta. Dice Bonomi Romagnoli: «Una donna straordinaria, ma che non è certamente un'icona femminista, tutt'altro. In generale penso che Diana abbia perseguito il modello della buona madre e brava moglie come la cultura e la tradizione reale richiedeva, probabilmente in maniera autonoma ma, temo, non femminista». Che poi aggiunge: «Mettiamola così. Una femminista non aspira ad essere regina per sentirsi realizzata. Ha in mente un altro mondo, altre relazioni fra uomini e donne e fra tutti i sessi».

DIANA ICONA DI STILE ED ELEGANZA
Difficile, invece, contraddire questa espressione, che ha accompagnato Lady D sempre e ovunque, nel mondo. E infatti la mostra a Kensington Palace racconta una Spencer in splendida forma mentre veste i suoi abiti più belli, da Versace a Christian Lacroix. Tanti hanno ancora in mente la principessa che balla con John Travolta alla Casa Bianca in uno spettacolare modello nero disegnato da Cathrine Walker, o il famoso 'Revenge Dress', sempre nero, che indossò il giorno dopo in cui Carlo ammise in tivù le sue scappatelle con Camilla Parker Bowles. A voler essere pignoli, però, non va dimenticato che prima del divorzio erano gli Anni '80. E complici gli inevitabili diktat di palazzo, non sono mancati i momenti in cui forse, per Diana, sarebbe stato meglio passare inosservata, tra abiti a fagotto o a meringa, collant bianchi e fumé decisamente imbarazzanti. Lo stesso vestito da sposa, fatto di pura seta color avorio, decorato da pizzi antichi con uno strascico di quasi 8 metri e valutato 9mila euro, a guardarlo bene non fu certo uno dei suoi abiti più belli. Fu l'inizio della sua vita da single, già dai primi Anni '90, a liberarla definitivamente da questi scivoloni, aprendosi la strada per diventare la principessa più elegante di sempre.

DIANA ICONA DEL MOVIMENTO OMOSESSUALE
Lady D aveva diversi amici gay. Da Elton John, che poi le dedicò una versione rivista della sua 'Candle in the Wind' in occasione del funerale, a George Michael. Qualche anno fa il Sunday Times pubblicò una testimonianza che fece scalpore: una notte Lady Diana si travestì da uomo per stare in un locale assieme a Freddy Mercury. Si presentò in divisa militare, cappello e occhiali da sole. E passò inosservata. D'altronde, a quei tempi, Freddy era Freddy. Detto questo, però, non risultano sue battaglie specifiche a favore del movimento omosessuale. Questi legami, oltre che mediatici, sicuramente incontrarono una sensibilità aperta. Ma non si schierò mai apertamente a favore della comunità gay.

DIANA ICONA MEDIATICA
E per concludere, eccola quale icona mediatica. Sì, ma anche no, come sottolinea infine Barbara Bonomi Romagnoli: «Il sistema mediatico sicuramente ha fatto molto, trovando in lei una interlocutrice preziosa. Una simpatia e un'empatia fortissima, quella percepita da milioni di persone in tutto il mondo, grazie anche al poco savoir faire di Carlo, non altrettanto gradevole». C'è da aggiungere però che né il cinema, né le produzioni tivù sono riusciti a ottenere consensi nel momento in cui hanno provato in tutti i modi a riproporre la storia di Lady Diana attraverso film e serie televisive. L'ultimo flop, il lungometraggio con il premio Oscar Naomi Watts: La Storia Segreta di Lady D. Per il Mirror uno «sforzo deprimente e a buon mercato che pare un film televisivo di metà mattinata». Ciò che ha santificato forse definitivamente Lady Diana è stata la sua morte. Violenta, a bordo di un auto andatasi a schiantare, per circostanze mai del tutto chiarite, in un tunnel di Parigi mentre scappava da paparazzi e giornalisti di gossip con il fidanzato Dodi Al Fayed, imprenditore egiziano. Un incidente su cui sono state costruite molte, forse anche troppe, ipotesi e speculazioni mediatiche, compreso il coinvolgimento diretto dei servizi segreti britannici e della stessa famiglia reale.

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