31 Agosto Ago 2017 1357 31 agosto 2017

Maria Elena, su di te non so che scrivere

La Boschi fa la 'diva' sul red carpet di Venezia 74. Commentarla è difficile. Perché ormai, tra meme e social, è diventata un personaggio di fantasia. Un'icona vuota che va di volta in volta riempita di senso.

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maria elena boschi

Sono un giornalista e devo scrivere un pezzo di opinione graffiante, accattivante, divertente e un po' irridente su Maria Elena Boschi che fa la diva sul red carpet del Festival del Cinema di Venezia. Si accettano suggerimenti, perché Maria Elena Boschi non mi ispira proprio niente. Né politicamente, né satiricamente, né costume&societalmente. Gli occhi azzurri (o verdi? Non mi ricordo e non ho voglia di cercare una sua foto sulle agenzie) di MEB non mi hanno irretito, né lo ha fatto la sua chioma biondiccia. Volete chiedermi che cosa penso delle sue politiche? Dai, su, siate seri.

Maria Elena, dunque. Sì, lei. La Boschi. La ex ministra. La sottosegretaria. Maria Elena Boschi. Insomma, MEB. Quella che, come ha detto qualcuno, ha un account Instagram che sembra una parodia. Quella che sulla propria pagina istituzionale mise un'immagine che sembrava presa da Meetic. Quella che va in tivù con un abito Zara da 40 euro. Che aveva un amico in mutande a Formentera. Che era su una copertina sessista di Vanity Fair. Che cambiava l'Europa. Che faceva le telefonate per far votare Giachetti. Che è del segno dell'acquario. E questo direi che completa il quadro.

La verità è che, per me, Maria Elena Boschi è un personaggio di fantasia. Nel mondo reale non esiste, non più di quanto esista Wonder Woman. Al posto dei fumetti, però, ci sono i meme. Quelli di Logo Comune, ad esempio, dove MEB vive in una fan-fiction che la vede protagonista di un amore impossibile col grillino Di Battista. D'altronde, quando MEB sfila sul red carpet di fianco al fratello, non può non farmi pensare, in un'ottica memificatoria, transmediale e postmoderna, a Cersei e Jaime Lannister del Trono di Spade. Maria Elena, per me, è quella che scuote lievemente la testa per poi inarcarsi in avanti con sguardo seducente (ma come? Mica non mi aveva irretito? Eh vabbè, qualcosa devo pur scrivere in questo articolo). E non sono io a essere alienato dalla realtà: è lei che non ne fa parte, se non come etereo conglomerato di pixel che viaggiano in formato gif.

Che, a ben riflettere, non è mica roba da niente. Anzi, è qualcosa che sfiora l'immortalità, il nirvana, la più pura alienazione dal proprio essere. È una cosa che non è riuscita a nessuno, nemmeno a Gesù, nemmeno a Che Guevara sulle magliette. Maria Elena Boschi non è l'emblema di nessuna idea, di nessuna battaglia, di nessuna ideologia. Maria Elena è l'icona di se stessa, il trionfo di un'autoreferenzialità suprema e assoluta e per questo totalmente, assolutamente vuota. E non è un fallimento, anzi: è il successo totale di Maria Elena. Che non ha praticamente più bisogno di dire nulla, e su cui, quindi, non c'è nulla da dire; le basta apparire perché i memificatori riempiano la sua immagine cava. Così vuota, che finisce paradossalmente per riempire tutto il resto. E non dire mai nulla di sé.

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