29 Agosto Ago 2017 1911 29 agosto 2017

La voce delle islamiche americane

A 17 anni si sentiva sola e discriminata, in quanto musulmana. Così Amani Al-Khatahtbeh decise di fondare un sito, MuslimGirl.com. Che nel giro di pochi anni è diventato un punto di riferimento letto da un milione di persone al mese.

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Amani Al-Khatahtbeh

A volte il proprio spazio bisogna conquistarselo. Specie quando il mondo intero, o quasi, sembra essersi coalizzato per soffocare la tua voce. Amani Al-Khatahtbeh, musulmana che vive negli Usa e che indossa il velo, una fine del genere non voleva farla. E non voleva che toccasse in sorte nemmeno alla sue correligionarie. Per questo nel 2009, quando aveva appena 17 anni, decise di fondare un sito web che oggi è diventato il maggior punto di riferimento per le islamiche americane: MuslimGirl.com. E il motto del sito è tutto un programma: «Muslim women talk back». Le donne musulmane rispondono. Per le rime.

MAI PIEGARSI
Nel giro di pochissimi anni, MuslimGirl.com è diventato un sito che può contare un milione di utenti unici e una redazione di circa 50 persone. Amani, intervistata dal Guardian, è stata chiara: non ha nessuna intenzione di far passare un'immagine delle musulmane come donne docili e senza voce. Al contrario. Le donne musulmane su molti temi hanno posizioni forti e definite, e devono essere rispettate. Certo, dopo l'11 settembre negli Stati Uniti (anzi, in tutto il mondo) per loro le cose sono diventate più difficili. Ma proprio per questo motivo, secondo Amani, le donne musulmane devono porsi come soggetti attivi nella vita politica. E non indietreggiare.

RACCONTARE PER RESISTERE
L'elezione di Donald Trump e lo spauracchio del muslim ban non ha reso le cose più semplici per Amani. Così come gli incidenti di Charlottsville e la marea montate del razzismo e del suprematismo bianco. La giovanissima direttrice, così, ha deciso che l'unico modo per cercare di affrontare una situazione che non aveva mai visto prima è quella di continuare a raccontare, raccontare, raccontare. Le vite dei musulmani, ad esempio, magari quelli di colore. Ma non si pensi che la redazione di MuslimGirl.com sia composta esclusivamente da fedeli dell'Islam. Nello staff ci sono anche persone non musulmane; tra quelle scrivanie si cerca di mandare avanti l'idea di fratellanza tra i popoli e rispetto per le minoranze che l'America profonda sembra aver dimenticato.

PROGRESSO DAL BASSO
Quello che ha fatto Amani è straordinario: è stata tra le prime a prendere coscienza, da adolescente, della sua condizione, e a capire che non poteva essere l'unica a provare quella sensazione di isolamento e impotenza. Fondare MuslimGirl.com ha significato dare vita a un punto di riferimento, a un luogo di assembramento online dove le ragazze musulmane come lei potevano discutere delle proprie paure, timori, aspettative. E proprio un movimento dal basso è, secondo Amani, l'unica soluzione per affrontare il razzismo e la xenofobia che attanagliano il Paese: «Nessuna di noi è sola».

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